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Counseling con Letizia Ciabattoni: la solitudine che si accentua durante le festività


Sentirsi soli durante le feste, perché e come evitarlo
Counseling con Letizia Ciabattoni: la solitudine che si accentua durante le festività

La solitudine durante le festività, riconosciute a livello sociale, è  il momento familiare per eccellenza. È molto spesso una solitudine attanagliante. Vedi per l’impossibilità di stare accanto ai propri cari, vedi perché ci vediamo costretti a ricordare le varie perdite per lutti o abbandoni di ogni sorta, il senso di solitudine si riversa su corpo e mente con effetti talvolta negativi. Tali conseguenze non sono da sottovalutare. Chi per scelta o per necessità ha pochi contatti sociali, chi non ha una vita di coppia in atto durante le festività, è maggiormente esposto al rischio di sviluppare sintomi depressivi, disturbi del sonno e in generale un umore che spazia tra l’irritato e il rancoroso. Uno studio condotto in America da John Capoccio, James Fowler e Nicholas Chorstakis ha messo in luce una sorta di contagio della solitudine. Le persone isolate in genere si trovano in una posizione periferica nella propria rete sociale, ma la sensazione di isolamento riesce a farsi strada nella cerchia degli amici. Il rischio di sentirsi soli se si ha un amico solitario va dal 40 al 60%. Sempre secondo tale ricerca. anche l’amico di un amico ha fino al 36% in più di risentire della solitudine. Le persone si appartano e diventano fataliste e destabilizzano l’intera rete sociale. Come sopra citato, il senso di solitudine durante le festività che intercorrono tra il Natale e l’Epifania non è infrequente. In questo periodo a cavallo tra la fine di un anno “vecchio” da buttarsi alle spalle e l’inizio di uno nuovo tutto da riprogettare, famiglia e legami relazionali, vengono idealizzati. In questa era, a causa del lavoro, dell’abbandono della città d’origine per un’altra, delle famiglia allargate o comunque per le separazioni, si vive sempre più diffusamente l’esperienza di festività natalizie solitarie. Con questo non voglio insinuare che le conseguenze di tale sensazione di solitudine siano più o meno gravi perché si avvertono durante le feste, si tratta comunque di un segnale importante che deve essere preso in considerazione non minimizzandolo. Tale tristezza, chiamata da alcuni esperti Holiday blues: di solito colpisce gli adulti dai trenta ai quaranta anni. Terminate le festività, quasi sempre, queste persone tornano gradualmente a sentirsi bene. Le situazioni che possono provocare tristezza, malumore, ansia e rendere questo periodo particolarmente negativo non sono necessariamente correlate all’essere fisicamente soli. Spesso, per dovere sociale, si “deve“ trascorrere il Natale o qualche altro giorno di questo periodo, con parenti con cui non ci si trova bene, con persone con le quali ci si sente a disagio, subendo così la situazione, al prezzo di una condizione di malessere. Durante queste feste si interrompono le attività, e c’è tempo per riposare di più, dedicarsi ad attività piacevoli, avere ritmi rilassati, stare di più con le persone care e con se stessi. Ma alcune persone si tuffano nel lavoro e nelle frenetiche attività quotidiane che, anche se stancanti, permettono loro di non pensare, di non essere a contatto con le proprie emozioni. Quando si interrompe l’impegnativa routine, possono emergere sensazioni di solitudine, di vuoto, di tristezza, di paura, che le corse quotidiane tengono soffocate dentro di sé. Altra causa di malessere in questo periodo è l’idea obsoleta e commerciale che bisogna essere felici a tutti i costi, per cui se percepiamo qualunque emozione negativa, ci sentiamo sbagliati, in una condizione di anormalità. Ecco qualche suggerimento per non farsi travolgere, allora, in un periodo che potrebbe, invece, essere neutro o positivo: innanzitutto affermare il valore della “pausa” dedicandosi alle proprie passioni, giorni nei quali recuperare il riposo e le energie, concedendosi di viverli con rilassatezza e con tempi rallentati. Fermarsi, senza nessun senso di colpa, anzi con la gioia di vivere una situazione in modo nuovo, pieno, appagante, approfittandone per comprendere meglio e valutare con calma situazioni dolorose, frustrazioni o l’insoddisfazione per traguardi non raggiunti, e compiere l’analisi giusta per cominciare a trovare soluzioni nuovi. Si può anche riflettere e comprendere meglio quali sono i propri sogni, e fare progetti per inseguirli e raggiungerli. Evitare di isolarsi. Voglio dire: è bene stare soli quando se ne sente il desiderio di farlo, ma è anche proficuo coltivare relazioni di qualità, evitando di stare con compagnie che ci annoiano, con persone che si lamentano. Amarsi di più. Prestare attenzione ai propri bisogni, alle proprie passioni, prendersi cura di sé è necessario per stare bene. Molte persone si preoccupano degli altri dimenticandosi di se stesse. In questo periodo, si può cominciare a prestare attenzione e ad amare la meravigliosa persona che siamo. Si può fare qualche regalo a se stessi, ci si può concedere il tempo di coltivare un hobby, una passione. Amarsi significa anche accettare la tristezza, l’infelicità, la depressione. Non è necessario essere felici a tutti i costi, come desidera la cinematografia happy end. Si può imparare a vivere la propria solitudine, per sentirsi vivi e in contatto con se stessi e con il mondo. La tristezza ha delle cause e come è venuta può andarsene, probabilmente, con la fine di questo periodo di feste. Qualora invece fosse persistente il senso di solitudine e vuoto a prescindere dal periodo particolare in questione, si può decidere di ricorrere all’aiuto di un Counselor che può individuare assieme a te le cause del malessere e aiutarti a ritrovare il sorriso. Parola di Counselor!

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