Credito extra-fido


Osservazioni e riflessioni critiche dottrinali e giurisprudenziali
Credito extra-fido
Capita sovente di dover esaminare e verificare contratti di c/c ove vengono previsti anche TAE per affidamenti e/o scoperti di conto autorizzati e non, senza che al momento esistano apposite aperture di credito e/o autorizzazioni formalizzate, ovvero pattuite in forma scritta separata.
Nell'uno (inesistenza di forma scritta) e nell'altro caso (esistenza della forma scritta) molto spesso si assiste, da parte dei Magistrati giudicanti ed inquirenti, dei tecnici nominati d'ufficio, dei tecnici di parte e degli addetti ai lavori in generale, a valutazioni e conclusioni non condivisibili ed in palese contrasto con la normativa vigente, posto che vengono tratte da considerazioni riferite al singolo contratto, in luogo di analisi unitarie, ovvero senza tener presente gli intercorrenti elementi comuni che caratterizzano il credito extra-fido, lo scoperto di conto e la mora che, indubbiamente, portano a conclusioni ben diverse sia in termini quantitativi che qualitativi, in particolar modo nelle azioni di ripetizioni di indebito mediante restituzione e/o decurtazione, non fa nessuna differenza ed ovviamente nelle azioni tendenti ad accertare condizioni usurarie.
Non è questa la sede per illustrare i particolari delle singole fattispecie, ma proviamo ad evidenziarne i punti controversi, iniziando dal credito extrafido, per poi trattare lo scoperto di conto e la mora nei prossimi articoli.
Veniamo dunque alle osservazioni.

L’extra-fido, a livello concettuale, ha dei tratti in comune con il credito scaduto-revocato e/o in mora, posto che in entrambi i casi si rinvengono forme di credito allo scoperto, cioè a dire, l’utilizzatore di fondi dispone di un capitale non affidato, nel primo caso, consentito, nel secondo caso, subito dall’intermediario.
Lo sconfinamento dal fido, a prescindere dalla sua collocazione nell'ambito del TUB art.125 octies (Titolo VI, capo II, riguardante il credito al consumo) è stato definito dal D. Lgs. 141/10 e recepito nel Tub predetto articolo, come "l’utilizzo da parte del consumatore di fondi concessi dal finanziatore in eccedenza rispetto al saldo del conto corrente in assenza di apertura di credito ovvero rispetto all’importo dell’apertura di credito concessa".
Dunque, lo sconfinamento viene ritenuto come una "tolleranza" da parte della banca che ne consente l'utilizzo, in via transuente e precaria, al di fuori dell’apertura di credito e per il quale vanta pur sempre il diritto di esigere l’immediato rimborso.
Giova sottolineare che, in tale contesto rientra anche la concessione di credito per "facta concludentia" sul presupposto che ricorrano determinati elementi (cfr. ex multis, Cass. Civ. Sez. I, sent. del 1.7.05 n. 14470; Cass. Civ. Sez.I, sent. del 15.9.06 n. 19941; Cass.Civ. Sez. I, sent. n.776 el 27.3.17; Trib. Civ. Torino sent.31.10.14; ABF Roma n.42/10; delibera CICR del 4.3.03 per delega art.117 comma 2° Tub).
Di conseguenza, possiamo affermare, senza tema di smentita che, quando la banca prevede in contratto tassi e condizioni distinte per la parte compresa entro il fido e per l’eventuale extra-fido, non è corretto, nella verifica delle condizioni usurarie, computare il complessivo costo del credito riferito al trimestre sommando gli interessi, oneri e spese applicati entro il fido con quelli più elevati praticati per l’extra-fido.

In altre parole, qualora nel medesimo trimestre, vengano convenute (per iscritto e/o per facta concludentia) condizioni e tassi distinti, per separate linee di credito, pur se relative alla stessa categoria ed aperte sul medesimo c/c, non appare conforme alla norma vigente, praticare un’aggregazione degli interessi e degli oneri trimestrali, così determinando un tasso unico, risultante dalla media dei valori applicati.
La S.C. Penale, più volte, seppur in circostanze diverse, ha chiarito la necessità di riferire la verifica della soglia d’usura ai distinti finanziamenti (cfr. Cass. Penale Sez.II, sent. n.745/05; Cass. Penale Sez.III, sent. n.43840/09).
Alle medesimi conclusioni è ragionevole pervenire, allorché l’intermediario consente pagamenti oltre il fido concesso, sui quali di norma applica tassi e condizioni distinti, poiché di fatto viene a concedere un ulteriore finanziamento, seppur eventuale, momentaneo e condizionato all’assenso volta per volta, che è giuridicamente distinto dal fido formalmente accordato, di guisa che non è corretto configurare nella circostanza un’estensione del finanziamento originariamente concesso.
Peraltro, il criterio di considerare soltanto l’aggregazione degli interessi entro il fido ed oltre il fido, risulta disattendere lo spirito della norma vigente, ovvero dell'art. 644 comma 1° C.P., che espressamente punisce "...chiunque si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari...".
Infatti, tale norma, non sanziona la previsione e l’applicazione di tassi mediamente usurari, ma più semplicemente la previsione e l’applicazione di tassi usurari.
Ed allora, è fuor di dubbio che, ove la banca abbia praticato, anche per la sola parte di credito in extra-fido, condizioni di tasso, spese ed oneri superiori alla soglia, la eventuale ipotesi usuraria non può essere elusa attraverso un metodo di verifica che, fondendo e confondendo tassi più alti con tassi più bassi, riconduca il valore medio al di sotto della soglia.
Così come, laddove non sia stato predeterminato un limite superiore all’esposizione in extra-fido, è possibile configurare un’estensione del credito (fido ed extra-fido), sino a superare la soglia nello stesso valore medio complessivo, non potendosi, con tali sofisticate ed opache pattuizioni, aggirare l’usurarietà e ben possono essere assoggettate alla sanzione civilistica della non debenza sancita dall’art. 1815 comma 2° C.C. (cfr. Cass. Penale n.46669/11).

Infine, dobbiamo ulteriormente rilevare sotto il profilo contrattuale che, ove venisse ritenuta corretta, come prospettato dalla Banca d’Italia in apposita circolare, la trasposizione dei crediti extra-fido nella categoria degli "Scoperti senza affidamento" letteralmente "creata" nell'anno 2010 in palese difformità dalle categorie pubblicate nel D.M. annuale emesso dal MEF, si verrebbe di fatto a riconoscere all'intermediario l'assoluta discrezionalità di inserire il medesimo credito nell’una o nell’altra categoria, con una differenza in aumento delle soglie di circa un terzo, con ineludibile rafforzamento della già discutibile sua dominanza sul cliente correntista, circostanza anch'essa ritenuta illecita dall'ordinamento.
In conclusione, quanto sinteticamente precede, induce a realisticamente ipotizzare il probabile sforamento della soglia "usura ab origine" con tutte le conseguenze di natura civile e penale, quantomeno sotto il "profilo oggettivo", vale a dire la sussistenza dell'elemento materiale del reato, di per sé idoneo e sufficiente a legittimare il cliente usurato ad avanzare domanda risarcitoria, senza l'onere di dover provare l'elemento "soggettivo", ovvero il dolo, incombenza processuale alquanto difficoltosa, stante l'orientamento maggioritario della Magistratura giudicante ed inquirente a tal ultimo riguardo, tutt’altro che pacifico come obiettato da significativa dottrina ed autorevole giurisprudenza di legittimità e di merito.
A risentirci nei prossimi articoli, ove tratteremo lo "scoperto di conto" e la "mora", preannunciando anche per questi casi, criticità di altrettanto interesse, se non ancor più rilevanti.

A cura dell'Avv. Cesidio Di Salvatore del Foro di Avezzano (e-mail: avv.cesidiodisalvatore@virgilio.it)

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