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Crisi di impresa, adeguato assetto amministrativo


In questo secondo contributo approfondiamo il tema dell'adeguato assetto amministrativo
Crisi di impresa, adeguato assetto amministrativo

Il D.lgs. n. 14 del 12 gennaio 2019 “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza” (c.d. Codice della Crisi) ha introdotto notevoli e importanti mutamenti con riferimento alle modalità di gestione e alle procedure inerenti le imprese in difficoltà.

Per poter garantire la necessaria attenzione alla continuità aziendale la normativa espressamente obbliga l’imprenditore (Art. 375 comma 2 che modifica l'art. 2086 CC.) a dotarsi di un adeguato assetto (1) organizzativo, (2) amministrativo e (3) contabile finalizzato alla rilevazione tempestiva della crisi dell'impresa e perdita della continuità aziendale.
In questo contributo ci concentreremo sul tema dell'assetto amministrativo.


(2)   Assetto Amministrativo

Il termine assetto amministrativo, a parere di chi scrive, vuole porre grande attenzione alle modalità con cui l’impresa esercita l’attività di Pianificazione e Controllo dei risultati aziendali. In tal senso Amministratori e Organi di controllo dovranno verificare che l’impianto del modello di controllo aziendale sia adeguato a permettere una coerente conoscenza e padronanza dell’attività aziendale e dei risultati conseguiti.

La capacità di tradurre gli obiettivi strategici in azioni operative unitamente alla capacità di saper valutare le prospettive di business è pressoché impossibile, in contesti di una certa dimensione, senza l’utilizzo di adeguati sistemi di Pianificazione e Controllo.

La mancanza di un adeguato sistema di Pianificazione e Controllo può, infatti, rivelare una importante criticità organizzativa con riferimento alla capacità dell’azienda di saper approcciare in modo equilibrato la crescita aziendale e di far fronte con la dovuta puntualità alle eventuali difficoltà che l’impresa potrà incontrare.


Pianificazione e DSCR

Il codice della crisi, art. 13 co. 1, statuisce che "Costituiscono indicatori di crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore, tenuto conto della data di costituzione e di inizio dell’attività, rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o, quando la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione è inferiore a sei mesi, per i sei mesi successivi. A questi fini, sono indici significativi quelli che misurano la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi. Costituiscono altresì indicatori di crisi ritardi nei pagamenti reiterati e significativi [...]."

La norma citata esplicita la necessità, per l'amministratore, di saper valutare e monitorare non soltanto i risultati consuntivi conseguiti, ma anche la capacità dell'azienda di far fronte ai propri impegni finanziari futuri.

In tal senso risulta evidente che il codice della crisi richiede alle imprese di saper fare pianificazione, ossia di elaborare un budget (almeno semestrale) che non rappresenti unicamente il conto economico prospettico, ma che evidenzi anche l'evoluzione dei flussi finanziari.

Il primo indice di allerta, infatti, proposto dall'ordine nazionale dei dottori commercialisti (subito dopo il Patrimonio Netto negativo), è proprio il DSCR (Debt Service Coverage Ratio) ossia quell'indicatore che rapporta il flusso di cassa operativo netto semestrale dell'azienda alla sommatoria delle rate dei debiti di finanziamento che l'impresa dovrà sostenere nei prossimi 6 mesi.

Quindi, potremmo chiosare, il primo indice di un adeguato assetto amministrativo è rappresentato dal fatto che la direzione aziendale sia in grado di produrre (non è obbligatorio, è un'indicazione) elaborazioni economico-finanziarie prospettiche (Budget di Cassa) e di valutare la effettiva sostenibilità dell'azienda per i prossimi 6 mesi.

Apro e chiudo una parentesi: se è vero che l'impianto normativo è invasivo, in quanto "obbliga" gli amministratori, e ovviamente gli organi di controllo, ad adottare un certo livello di tecnica amministrativa-finanziaria, è però altrettanto vero che, nella sostanza della vita di impresa, un'azienda di certe dimensioni che non sia in grado di pianificare almeno annualmente le proprie entrate e uscite finanziarie e valutare se sarà in grado di far fronte ai propri impegni, sarebbe quantomeno miope.

In tal senso ci si augura che la normativa possa fornire un nuovo impulso nello sviluppo di sistemi e strumenti adeguati a governare le imprese in modo maggiormente oculato.


Analisi dei risultati e indici di allerta

Non è necessariamente obbligatorio calcolare il DSCR, si diceva, proprio perché qualora lo stesso sia non disponibile o non attendibile (e già a parere di chi scrive occorrerebbe spiegare perché non è attendibile o disponibile, in quanto questo può rappresentare una potenziale inadeguatezza di assetto) gli amministratori sono tenuti a calcolare gli indici di allerta, individuati dall'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, al fine di verificare la presenza di fondati indizi di crisi.

Di seguito si riportano gli indici e le soglie identificate:

 

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Al fine di verificare le condizioni di sostenibilità aziendale amministratori e organi di controllo sono tenuti a calcolare tali indicatori e verificare se i risultati aziendali rientrano nelle soglie di stabilità.

Ovviamente nel testo di legge sono previste ulteriori specifiche per alcune tipologie di imprese come start-up o società cooperative. Non tutte le specifiche possono essere affrontate in questa sede, certamente un adeguato assetto amministrativo presuppone il calcolo e il monitoraggio di questi indici per controllare se si verifichino i segnali di uno stato di crisi. Unitamente agli indici riportati rappresentano segnali di crisi i reiterati ritardi nei pagamenti di fornitori, imposte e contributi.

La ratio della norma è pertanto quella di costringere le imprese a monitorare con assiduità i risultati con una particolare enfasi, come si denota dalla scelta degli indici, sugli squilibri finanziari.

E' opportuno considerare a questo punto un elemento rilevante: sebbene i rischi connessi all'impostazione normativa siano evidenti per amministratori e organi di controllo, la logica sottostante all'individuazione di uno stato di crisi non deve essere valutato in modo asettico e unicamente "adempimentale".

Se è vero, infatti, che è possibile rispondere agli obblighi normativi mediante il calcolo e la valutazione degli indici indicati, questo non deve in alcun modo, a parere di chi scrive, permettere di abdicare al principio della valutazione di sostenibilità aziendale prospettica.

Un'impresa è sostenibile quando produce, con la propria gestione caratteristica, un ammontare di flussi finanziari sufficiente a far fronte agli oneri dell'indebitamento.

In tal senso, la mera produzione di indici storici, sempre a parere di chi scrive, non può essere sufficiente, per aziende di una certa dimensione, per essere effettivamente consapevoli della salute finanziaria dell'impresa.

L'impresa evolve continuamente, come evolvono i mercati, e pertanto è assolutamente fondamentale che le direzioni aziendali si pongano le dovute domande circa gli andamenti futuri dell'azienda, a maggior ragione se in presenza di una struttura del capitale rigida (ossia con rate di rimborso certe, frequenti e ingenti).

Occorre sempre analizzare pertanto se, sia in ottica statica che prospettica, il ricorso a capitale di debito sia legato a un fabbisogno effettivamente temporaneo (penso alle attività stagionali) o a una necessità di investimento (che rientrerà nel medio termine) e non invece ad una strutturale mancanza di liquidità operativa (l'azienda non va) che non debitamente valutata e controllata porterebbe l'azienda a sobbarcarsi progressivamente di una mole di debito crescente e a lungo termine non rimborsabile.

Ecco perché la logica del DSCR, ossia della visione prospettica, dovrebbe sempre essere adottata, anche con formule semplificate (ordini a 6 mesi, costi di struttura a 6 mesi, debiti verso fornitori a 6 mesi, ecc...).


Adeguatezza: disporre di strumenti e competenze per fare valutazioni realistiche

Dovendo tirare le somme delle osservazioni fatte con riferimento all'adeguato assetto amministrativo è possibile sintetizzare il tema in quattro essenziali punti:

1.    Sono necessarie competenze tecniche per la produzione di proiezioni finanziarie al fine di valutare ragionevolmente gli andamenti futuri e la capacità dell'azienda di far fronte ai propri impegni finanziari;

2.    E' necessario mettere in atto prassi operative e amministrative per il calcolo e la valutazione delle performance aziendali utilizzando (anche) i parametri degli indici di allerta al fine di verificare l'eventuale situazione di squilibrio finanziario;

3.    In caso si verifichino segnali non di crisi, ma di peggioramento della situazione finanziaria occorre valutare e ricostruire l'effettiva sostenibilità aziendale (lavorando sull'operatività) prima di ricorrere indiscriminatamente a nuovo capitale di debito;

4.    In caso si riscontrino fondati segnali di crisi è necessario segnalare tempestivamente agli organi deputati (OCRI - OCC) la situazione per provvedere mediante i nuovi strumenti previsti dal codice della crisi per riportare l'impresa nelle condizioni di continuità.

 

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