Cusazione indiretta del danno


Obbligo risarcimento del danno. Casi di esclusione dell'obbligo quando la causazione del danno è solo indiretta
Cusazione indiretta del danno
Ben può essere che un evento dannoso, una volta verificatosi, a sua volta provochi un altro evento dannoso (che, rispetto all'azione causativa del primo evento, può giustamente qualificarsi come danno indiretto). Esempio: Rossi versa della stricnina nel vino di proprietà di Bianchi rendendolo imbevibile - primo evento dannoso; Bianchi beve il vino avvelenato e muore - secondo evento dannoso ("danno indiretto"). Altro esempio: Rossi danneggia l'auto di Bianchi - primo evento dannoso; non potendo utilizzare l'auto per recarsi a un convegno d'affari, Bianchi perde un milione - secondo evento ("danno indiretto") . Altro esempio ancora: Rossi uccide Bianchi, primo evento dannoso; la moglie di Bianchi e l'amante di Bianchi, non ricevendo più l'assegno alimentare, che prima il Bianchi loro passava, cadono in miseria - secondo evento (" danno indiretto").

A questo punto leggiamo, facendo soprattutto attenzione alla sua ultima parte, l'articolo 1223 - il quale recita: "Il risarcimento del danno (...) deve comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta".

La ratio di tale articolo viene generalmente rinvenuta, o nella volontà del legislatore di evitare che, chi ha tenuto un comportamento colposo o doloso, venga costretto a risarcimenti troppo gravosi (essendo il danno verificatosi troppo grande) o nella difficile prevedibilità dei danni indiretti. Ma entrambe le interpretazioni mancano di un serio fondamento.

Assurdo é infatti far derivare dalla gravosità di un risarcimento la sua esenzione: se si esenta il danneggiante dall'obbligo di risarcire il danno di un milione perché si ritiene troppo "severo" diminuire di un milione il suo patrimonio, si viene, si ripete assurdamente, a diminuire di un milione (il milione che non viene risarcito) il patrimonio del danneggiato.

Assurdo anche attribuire all'articolo in esame la volontà di esentare l'autore del comportamento causativo dei danni, da quelli indiretti, perché questi sarebbero da lui difficilmente prevedibili: e, infatti, vi sono di danni indiretti effettivamente difficilmente prevedibili, ma anche vi sono danni indiretti facilmente prevedibili e addirittura danni indiretti previsti e voluti (come nel caso di Rossi che versa della stricnina nel vino di Bianchi per determinarne la morte): assurdo pensare che il legislatore abbia voluto fare ...di ogni erba un fascio.

A noi sembra che bastino queste poche osservazioni per convincere che l'articolo 1223, senza una radicale opera di correzione da parte dell'interprete, non é applicabile (e infatti, é la stessa Corte Suprema di Cassazione a dire che l'articolo 1223 interpretato alla lettera non é applicabile).

Allora in che senso dovrebbe essere corretto tale articolo? Secondo noi nel senso che preveda il caso che, dopo che il comportamento colposo (o doloso) di Primus ha provocato un evento dannoso, vi sia l'intervento di Secundus, che col suo comportamento potrebbe eliminare o al contrario aggravare il danno già verificatosi: si pensi al caso proposto dai fautori della teoria della causalità adeguata e dai noi riportato nella "noterella" decima: dopo che Rossi gli ha provocato lievi lesioni (evento primo e "diretto") , Bianchi é portato all'ospedale dove deve essere operato dal chirurgo Verdi. Chiaramente il legislatore, in un tal caso, deve fare il massimo di pressione sul chirurgo Verdi, per spingerlo a fare l'operazione con la dovuta diligenza. Ora tale pressione sarebbe, non irrobustita, ma indebolita dalla previsione di un obbligo solidale di Rossi a risarcire il danno derivante dal fallimento dell'operazione: infatti un obbligo solidale di Rossi significherebbe riduzione del risarcimento, che il chirurgo dovrebbe dare in caso di fallimento dell'operazione. Questa non potrebbe essere stata considerata dal legislatore una buona ragione per esentare, l'autore del primo evento dannoso (il Rossi), dal risarcimento del secondo (e indiretto) evento dannoso (la morte sotto i ferri di Bianchi)? Noi diremmo di sì.

Insomma la ratio dell'articolo 1223 verrebbe ad essere, seguendo la interpretazione qui proposta, la stessa di quella che presiede al capoverso dell'articolo 1226: si ricorda lo studioso il caso, che abbiamo fatto, di Bianchi, che, accortosi dell'infiltrazione d'acqua provocata da Rossi e che minaccia di distruggere dei suoi dipinti, potrebbe essere tentato di non intervenire (traslocando i dipinti in luogo asciutto), se avesse a credere che comunque il danno della distruzione dei dipinti sarebbe in tutto o in parte risarcito dal Rossi - ciò che opportunamente il legislatore invece gli esclude, appunto col capoverso dell'art. 1226?

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di Luigi Maria Sanguineti

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