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Dall'idea alla nascita di una start up


Dopo aver individuato un bisogno dei consumatori occorre una gestione aziendale da implementare per step. Ecco come fare
Dall'idea alla nascita di una start up

Ho un’idea.

Ora arriva il difficile. Sarà valida? Mi sto innamorando della mia idea, ma non risolve alcun bisogno reale?

Dobbiamo capire se vale la pena spingere ed usare tutte le nostre risorse di tempo e di rapporti per iniziare questa avventura.

Sì, di questo di tratta. Di un’avventura, almeno sino a quando non vedremo realmente i primi risultati.

Dobbiamo capire se la nostra idea funziona, se ha un mercato, se va incontro a degli effettivi bisogni, anche se latenti.

E’ molto difficile per una start up creare nuovi bisogni (ci vorrebbero risorse enormi), ma deve intercettare i reali, anche se latenti, bisogni delle persone.
In questa fase è molto difficile trovare dei finanziatori e si parla, infatti, di “Love Capital”, cioè aiuti finanziari ricevuti dalle persone più vicine: famiglia, amici o qualche giocatore d’azzardo.
Questa è detta fase Pre-seed: cioè fase in cui si cerca di verificare se inserire il seme della start up.

Se non c’è mercato e non c’è gente disposta a pagare per quello che vorrei offrire, allora meglio abbandonare (utilizzo PIVOT) concentrando le proprie risorse (fisiche, psicologiche, economiche) verso un altro progetto.

Abbiamo visto che l’idea non è poi così male. Un mercato sembra esistere. Ora, se siamo bravi a comunicare e a presentare la nostra idea, potrebbero arrivare i primi piccoli finanziamenti (fino a 50.000 euro), detti pre-seed, da business angel, incubatori, acceleratori d’impresa e ci si prepara, con ulteriori verifiche, ad un round più sostanzioso (vero e proprio SEED).

Sia nella fase pre-seed che nella fase seed abbiamo affinato il nostro Business Model (Canvas dinamico) per definire il business plan e fare i primi passi verso la creazione di un MVP (minimum viable product) e, cioè, un prototipo di prodotto che mi permetta di aggredire il mercato, ottenendo visibilità e acquisendo clienti.

L’idea è definita, abbiamo avuto risposte dal mercato ed individuato il migliore mix di prodotti/servizi.
Tale servizio ha un rischio molto simile a quello del pre-seed financing e necessita che il finanziatore abbia buone competenze tecniche, ma spesso le fasi di sperimentazione a livello di prototipo e di brevettazione sono già state fatte: la società e il suo management sono già esistenti.
E’ finita la parte detta di Early stage.

I clienti iniziano ad arrivare, le persone pagano per il mio prodotto o servizio.
In questa fase del ciclo di vita bisogna puntare in alto e lavorare sul business model per trovare la combinazione vincente che permetta di scalare e crescere. Il piano di marketing e la strategia commerciale sono i pilastri della nostra azione.

E’ in tale fase che iniziano i round più corposi ed entrano in gioco in modo più consistenti i venture capital. Il ruolo del sistema bancario è ancora immaturo per tale sistema, nonostante vi siano dei miglioramenti evidenti, almeno nell’analisi dei progetti.

In questa fase, nel nostro paese i finanziamenti vanno da 500 mila a 5 mln ed è detto ROUND serie A.

Si parla in questa ultima fase di first stage financing (Round A) e cioè quando l’avvio dell’attività produttiva è completato, ma la validità commerciale del prodotto o servizio è ancora da verificare e sostenere. L’imprenditore, in questo caso, cerca fondi per finanziare un business già esistente, ma che necessita di essere lanciato e crescere. In questo tipo di operazioni sono già superate le fasi di ideazione, progettazione, sperimentazione; è, quindi, possibile che l’investitore abbia un profilo meno tecnico e più commerciale: il suo intervento si basa prevalentemente sul finanziamento e sulle competenze manageriali necessarie per il successo nella commercializzazione del prodotto.

Successivamente, entriamo nel ROUND serie B. Gli investimenti sono ancora più alti che nel round A. Il rischio di fallimento è più basso ancora, siamo operativi sul mercato e i riscontri ci sono. Vogliamo solo acquistare nuove quote di mercato.
Si tratta, pertanto, di una modalità di investimento particolarmente adatta alle esigenze di una startup di media dimensione, matura per fare quel salto dimensionale necessario per consolidare o migliorare la propria posizione all’interno del contesto competitivo. Vengono attivati finanziamenti che aiutano le imprese che si trovano in una situazione stabile, consolidata, che hanno bisogno di capitali per realizzare operazioni di crescita, quali ad esempio acquisizioni di altre società, ingresso in nuovi mercati, realizzazione di cambiamenti interni che comportano investimenti ingenti.

Alla fine, se è andato tutto bene e siete stati molto bravi, abbiamo la EXIT: ce l’abbiamo fatta e ora Ipo; Acquisizione oppure Bu- Back.

Perseveranza, capacità, umiltà e la solita fortuna, naturalmente, sono i principali ingredienti.

 

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