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Dire grazie è da giusti, non da deboli


Grazie è il primo mattone per iniziare a costruire relazioni sane, anche sul posto di lavoro
Dire grazie è da giusti, non da deboli

 

In un periodo di parole prepotenti, cariche di timore, di rabbia, dove tanto è dipinto di nero, il primo mattone per (ri)cominciare a costruire relazioni sane è la parola “grazie”.

Ringraziare è doveroso e apre al senso del possibile.

Perché un grazie sincero e non di circostanza è poco usato?

Al netto delle buone cose che si fanno nella vita si ricevono pochi ringraziamenti. Più probabile beccarsi un cazziatone quando le cose non filano esattamente lisce.

Eppure, sappiamo benissimo che dire grazie rende saldi i rapporti, invoglia a fare di più, rende il clima lavorativo molto più disteso e la cooperazione diventa automatica.

Curioso che una prassi tanto positiva e costruttiva venga utilizzata poco.

Viene, invece, presa per debolezza, come se dire grazie a collaboratori e partner possa togliere di credibilità il proprio ruolo.

Un po' come se dicendo grazie ci si rendesse vulnerabili e si perdesse un pezzettino di potere.

Di contro: continuare a tartassare le persone facendo notare solo quello che non va senza dare note positive quando serve crea stress e livore nei gruppi di lavoro.

Un lavoro, per quanto gestito singolarmente, non viene mai fatto da una persona sola. Viene fatto da chi ti dà gli obiettivi, da chi discute con te, dal cliente che ti dà fiducia e ti chiede di risolvergli un problema.

È fatto da chi ti può aiutare e in un momento di difficoltà, da chi farà quella telefonata o che farà più in fretta che può, da chi aggiungerà quel non dovuto che, però, permetterà di fare la differenza, e questo in risposta alla gratitudine che hai dimostrato nell’apprezzare il suo lavoro la volta prima.

È gratis. Non costa nulla, ma costruisce molto.

La difficoltà a dire grazie sinceri è direttamente proporzionale alla capacità di avere un buon rapporto con sé stessi.

Tanto più sono disposto a maltrattarmi, nel senso di accettare la fatica che faccio nelle relazioni con gli altri e con me stesso, tanto più sarò disposto ad evitare un grazie sincero a chi ha collaborato con me o a chi ha fatto qualcosa per me.

Riconsiderare il buon rapporto che ho con me stesso è la chiave di volta per aprire quel senso di possibilità che la parola grazie può offrire.

Quindi grazie, quando qualcuno fa qualcosa con o per te, glielo devi dire!

Diciamolo senza paura. Diciamo bravo o brava a chi lo merita. Rendiamo pubblici i nostri sentimenti positivi.

Credo che sia molto più bello avere ragione con cortesia che avere successo con prepotenza.

 

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