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Disturbi perinatali paterni


Sentiamo spesso parlare di depressione pre e post partum materna, ma esistono anche i disturbi perinatali riguardanti la figura del papà
Disturbi perinatali paterni

La nascita di un bambino coinvolge grandemente, seppur in maniera differente dalla mamma, i papà.

Per l’uomo, come per la donna, diventare genitore può rappresentare un periodo di vulnerabilità psicologica.

Le ricerche più attuali hanno suggerito che la gravidanza e il parto innescano sintomi depressivi non solo nelle donne ma anche negli uomini (Gawlik et al. 2014, Leung et al. 2016, Paulson et al. 2016). 

Il termine Depressione Perinatale Paterna (Paternal Perinatal Depression, PPND) viene utilizzato da alcuni anni per indicare la manifestazione nel padre di una sintomatologia depressiva che va dall’inizio della gravidanza al primo anno successivo al parto (Luca e Bydlowsky, 2001).

Ulteriori disagi perinatali che riguardano i padri sono caratterizzati da:

•    Disturbi d’ansia;

•    Alterazioni del comportamento di malattia (tendenza alla somatizzazione o ipocondria);

•    Acting out comportamentali, disturbo da controllo degli impulsi e dipendenze patologiche.

La DPP deve essere distinta dalla “sindrome della couvade” che può colpire l’8%-10% dei padri durante la gravidanza. Tale sindrome è caratterizzata soprattutto da segnali somatici quali: nausea, gonfiore addominale e comportamenti femminili tipici della gravidanza (Baldoni e Ceccarelli 2010). Raramente però, questi sintomi, assumono un significato psicopatologico.

L’incidenza della depressione perinatale paterna si attesta tra l’8,5-12,7%, percentuale che indica un fenomeno non certo raro. L’interesse per questo tipo di patologia, però, ha suscitato l’interesse clinico e di ricerca solo da poco tempo.

 I disturbi affettivi paterni sono stati per molto tempo sottovalutati o sottostimati dagli operatori sanitari che tendevano a considerare la gravidanza e il parto problematiche prevalentemente femminili. Questo atteggiamento, denominato dagli anglosassoni maternal gatekeeping (Allen e Hawkins, 1999), tende ad escludere i padri ed è spesso favorito e condiviso dalle stesse madri.

Dal canto loro i padri sono meno propensi a partecipare a ricerche e a comunicare i propri disagi emozionali.

Le manifestazioni depressive dei padri sono diverse e apparentemente più lievi rispetto a quelle delle donne e, quindi, i disturbi paterni tendono ad essere considerati meno gravi.

Tutti questi aspetti spiegherebbero il perché del mancato interesse per molto tempo per la patologia perinatale maschile.

Ad oggi però, diverse ricerche confermano l’importanza di uno screening preventivo anche per i papà.

Il benessere psicologico del bambino, infatti, sarà influenzato dal benessere psicologico di entrambi i genitori.

In conclusione, sarebbe opportuno che nell’ambito della perinatalità si ponesse attenzione al percorso psicologico della futura madre e del futuro papà tenendo conto dello specifico apporto di entrambi dalla gravidanza al primo anno del bambino.

 

BIBLIOGRAFIA
American Psychiatric Assiciation (2014), Manuale diagnosticoe statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione, DMS-V, Ed. Raffaello Cortina
Baldoni F., Giannotti M., (2017), I disturbi affettivi perinatali paterni: valutazione, prevenzione e trattamento.
 Allen S. M., Hawkins A. j.,  Maternal Gatekeeping: Mothers' Beliefs and Behaviors That Inhibit Greater Father Involvement in Family Work
Cicchiello, La depressione perinatale materna e paterna. Fattori di rischio, aspetti clinici e possibili interventi, Rivista Cognitivismo Clinico

 

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