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Le diverse tecniche di meditazione per raggiungere la consapevolezza di sé


Scopi e caratteristiche delle diverse tecniche di meditazione. L'importanza per il contatto corporeo, la consapevolezza e la concentrazione
Le diverse tecniche di meditazione per raggiungere la consapevolezza di sé

Cosa sono le tecniche di meditazione

Le tecniche di meditazione possono essere concepite come metodi di allenamento mentale e i loro fini divisi in due categorie: il primo riguarda la coltivazione consapevole delle qualità mentali che accrescono la nostra energia e la nostra comprensione, mentre il secondo riguarda la trasformazione intenzionale o, in altre parole, un allenamento e una disciplina della propria attenzione.

Esistono migliaia di tecniche che provengono da diverse tradizioni, ma tutte possono essere classificate come appartenenti a una o alla combinazione di tre categorie: concentrativa, riflessiva o analitica e ricettiva.

 

La meditazione concentrativa

La meditazione concentrativa aiuta ad intensificare e a stabilizzare l’attenzione.

Lo scopo è di mettersi a fuoco, in un continuum di consapevolezza per dirla con un termine gestaltico, su un oggetto o un’azione.

Tradizionalmente questa tecnica include mettersi a fuoco sul proprio respiro, su un mantra o una preghiera, sulla visualizzazione di un’immagine o sulla contemplazione di una qualità mentale.

Ogni volta che l’attenzione vaga, deve essere riportata all’oggetto di concentrazione.

Le qualità che questa tecnica aiuta a sviluppare sono la stabilità mentale, la consapevolezza limpida e una vigilanza introspettiva.

 

La meditazione riflessiva o analitica

La meditazione riflessiva o analitica impegna nella riflessione, nell’analisi e nella contemplazione di un soggetto, un’idea o un’esperienza e si usa per guardare al significato profondo della vita, della morte.

È un forte mezzo per mettere a fuoco l’attenzione sui problemi personali e professionali al fine di trovare una soluzione creativa.

 

La meditazione ricettiva

La meditazione ricettiva pone in rilievo lo sviluppo di un’attenzione consapevole priva di scelta, verso tutto ciò che sorge entro la propria esperienza.

È la pratica dello Zen, della presenza mentale, della consapevolezza senza scelte, dell’auto-ricordo. Questo tipo di meditazione, offre l’allenamento all’attenzione, senza sforzo, della totalità multisensoriale dell’esperienza.

Tra queste troviamo la meditazione vipassana che è basata sull’esercizio costante di una consapevolezza vigile, ovvero guardando e basta con una mente silenziosa.


La meditazione vipassiana

Lungo il sentiero della consapevolezza, se mettiamo in pratica i principi dell’attenzione, della consapevolezza e della vigilanza, si sviluppa l’insight. I principi della meditazione vipassana, sono: la consapevolezza del corpo, che riguarda le attività e le funzioni fisiche.

La prima attività che viene presa come oggetto di consapevolezza è il respiro che si osserva nel suo fluire tra il nascere e il morire.

Si passa, poi, alla consapevolezza sulla posizione corporea.

Le quattro posizioni principali da sperimentare sono sedere, stare in piedi, camminare e giacere.

La cosa importante è essere consapevoli della propria posizione in ciascun momento attraverso il contatto, e il contatto del corpo c’è sempre.

Questo passaggio è importante per capire quali sono i propri bisogni. Il terzo aspetto del corpo a cui si applica la consapevolezza è costituito dalle sue varie attività: muoversi, sorridere, starnutire, tossire, muovere le mani e così via, che permette di arrivare a vedere il desiderio per cui facciamo qualcosa.

La forma di consapevolezza finale è la contemplazione del cimitero, per riuscire a comprendere la morte attraverso la decadenza del corpo, in quanto la morte fa parte della vita: sono inseparabili l’una dall’altra.

Un altro principio è quello della consapevolezza delle sensazioni fisiche e mentali, per imparare ad accettarle così come sono.

Solo sperimentandole fino in fondo e attraversandole riusciremo ad esserne liberi.

La via della meditazione è imparare ad essere autentici; perciò, dobbiamo anche capire in che modo diventiamo falsi e le sensazioni ce lo possono dire, poiché rappresentano il processo reattivo o intuitivo, che si instaura tra l’organo di senso e il suo oggetto, e questo è un processo costantemente in funzione.

Infine, l’ultimo principio della meditazione vipassana è quello della consapevolezza della mente e di tutti i suoi stati, incluse le emozioni, per comprenderne il suo funzionamento.

La mente è il soggetto del pensare, dell’immaginare, del ricordare, del creare idee e la sua funzione primaria è quella di conoscere, percepire un oggetto. Con la percezione, si distinguono la facoltà dei sensi e gli oggetti corrispondenti.

Quando l’organo di senso entra in contatto con un oggetto, sorge la coscienza.

Quindi, facoltà sensoriale, oggetto corrispondente e coscienza, danno origine all’impressione sensoriale che altro non è che il contatto.

Per cui la coscienza quando c’è contatto è sempre presente. Osservando le modalità della percezione e, quindi, i suoi sensi, potremmo capire il funzionamento della mente.

La mente non può funzionare senza il corpo, in quanto i processi mentali non possono funzionare senza quelli fisici.

Le facoltà sensoriali appartengono al corpo e la coscienza alla mente, che non può essere indipendente da uno stato e da un contenuto.

Per cui diventa essenziale vedere quale stato si accompagna alla coscienza, intendendo per stato o contenuto l’emozione che accompagna il processo percettivo.

A conclusione di quanto appena scritto, posso dire che Gestalt e meditazione vipassana, sono molto più vicine di quel che si pensa.

 

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