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DSA, la dislessia (prima parte)


E` caratterizzata dalla difficoltà di effettuare una lettura accurata e/o fluente e da scarse abilità nella decodifica
DSA, la dislessia (prima parte)
Da alcuni anni è diventato sempre più comune l'uso del termine DSA. A scuola, in ospedale e tra genitori si sente discutere di questo argomento. È importantissimo conoscere alcune linee guida di tale disturbo per cercare di individuare velocemente le sue caratteristiche e iniziare il percorso opportuno.

Il bambino
Frustrazione, vergogna e senso di inefficacia sono alcuni tra i sentimenti che può provare un bambino con disturbo specifico dell'apprendimento, in assenza di riconoscimento di tale disturbo.
Il bambino infatti, può percepirsi incapace ed incompetente nei compiti scolastici, sia nei confronti dei propri coetanei che delle aspettative degli adulti perché, indipendentemente dal suo impegno, ottenere risultati scolastici accettabili è frutto di un grande sforzo.
Sono bambini intelligenti e proprio per questo possono essere rimproverati o puniti dai genitori e dall'insegnante,tuttavia il disimpegno nello studio potrebbe non essere la causa dei problemi scolastici ma la conseguenza delle difficoltà e del disagio emotivo che può vivere un bambino con un disturbo specifico dell'apprendimento.
Il disturbo
I Disturbi Specifici di Apprendimento, identificati con la sigla DSA, sono un gruppo eterogeneo di disordini.
Essi implicano difficoltà nell'acquisizione e nell'uso di abilità specifiche:
- comprensione del linguaggio orale
- espressione linguistica
- lettura, scrittura
- ragionamento
- matematica.
La diagnosi di DSA viene posta in assenza di cause neurologiche, di deficit uditivi o visivi che possano essere causa della difficoltà, di problemi di natura emotiva, di un generale ritardo di sviluppo o un ritardo mentale.
La caratteristica comune che consente a questi disturbi di essere riuniti sotto il nome di DSA, è la "specificità" del dominio interessato (che risulta deficitario rispetto all'età o alla classe frequentata) e della "discrepanza" di quest'ultimo rispetto all'intelligenza generale (che invece risulta adeguata per l'età cronologica del soggetto).
Tali disordini, presenti in circa il 15% dei bambini, sono intrinseci all'individuo, cioè derivano da cause operanti all'interno dei meccanismi del Sistema Nervoso Centrale e non sembrano imputabili a cause esterne o ambientali, ma ad una disfunzione del Sistema Nervoso Centrale; pertanto, in presenza di DSA non si parla di una disabilità, ma piuttosto di una mancata acquisizione di un'abilità.

Dislessia
La dislessia è una disabilità specifica dell'apprendimento, essa è caratterizzata dalla difficoltà di effettuare una lettura accurata e/o fluente, e da scarse abilità nella decodifica.
Il bambino dislessico può leggere e scrivere, ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue capacità e le sue energie, stancandosi rapidamente, dal momento che non riesce a farlo in maniera automatica, e finendo col commettere errori e rimanere indietro.
La dislessia si manifesta con una lettura sia orale che a mente scorretta e/o lenta e può manifestarsi anche con una difficoltà di comprensione del testo scritto, inoltre la lettura orale è caratterizzata da distorsioni, sostituzioni od omissioni.
La possibilità di leggere e riconoscere una parola è influenzata da diversi fattori linguistici, come la frequenza d'uso di una parola nel lessico infantile e il grado di concretezza della parola, per cui, ad esempio la parola "cane" per il numero di lettere, complessità ortografica e frequenza di utilizzo e rappresentabilità della parola è più facilmente leggibile di una parola come "accordo"; così come la parola "patata" risulta più semplice da leggere della parola "strada" poiché, pur avendo lo stesso numero di lettere costituenti, la parola "strada" accosta una serie di suoni più difficili da pronunciare insieme rispetto alla parola "patata", nella quale l'alternanza di consonante e vocale è regolare e questo facilita certamente la ricostruzione della parola per via sillabica.
Nei buoni lettori la lettura può avvenire mediante la via fonologica, cioè attraverso l'elaborazione della parola divisa in unità e la conseguente conversione del grafema in fonema; oppure mediante la via lessicale, che implica il riconoscimento visivo della parola nella sua interezza.
Mentre la via fonologica è maggiormente impiegata per la lettura di parole sconosciute o non parole, la via lessicale interviene in maniera automatica nei processi di lettura di parole conosciute, permettendo il recupero nella memoria dello stimolo visivo e del conseguente suono corrispondente, in modo rapido e scorrevole.

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