Emendabili gli errori della dichiarazione


La dichiarazione dei redditi è sempre emendabile in sede contenziosa anche se è decorso il termine per la dichiarazione integrativa
Emendabili gli errori della dichiarazione
Con la sentenza del 20 aprile 2018 n. 9849 la Corte di Cassazione ha affermato che la dichiarazione integrativa presentata in ritardo può in ogni caso essere fatta valere in giudizio dal contribuente.
Il contenzioso traeva origine da una dichiarazione integrativa presentata oltre il termine previsto dall’art. 2, comma 8-bis del D.p.r. n. 322 del 1998, il quale stabilisce che le dichiarazioni dei redditi possono essere presentate non oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d'imposta successivo (norma applicabile anche alla dichiarazione IVA, ex art. 8, comma 6). Nel caso in esame, l’Agenzia delle Entrate aveva liquidato le imposte sulla base della dichiarazione non modificata e notificato una cartella esattoriale ai sensi degli artt. 36-bis del D.p.r. n. 600 del 1973 e 54-bis del D.p.r. n. 633 del 1972. I giudici di secondo grado avevano stabilito che la società contribuente non potesse far valere in sede contenziosa l’esistenza di errori, peraltro materiali e non in danno dell’erario, riguardanti il reddito dichiarato.

Di diverso avviso la Suprema Corte, secondo la quale il contribuente, indipendentemente dalle modalità e dai termini della dichiarazione integrativa, può sempre opporsi alla maggior pretesa tributaria dell’amministrazione finanziaria allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nel compilare la dichiarazione incidenti sull’obbligazione tributaria.

La sentenza ribadisce il principio statuito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza 30 giugno 2016 n. 13378 che hanno affermato che il contribuente, indipendentemente dalle modalità e termini della dichiarazione integrativa o dell’istanza di rimborso di cui all’art. 38 del D.p.r. n. 602 del 1973, in sede contenziosa può sempre opporsi alla maggiore pretesa tributaria.

In senso conforme si veda anche la sentenza n. 2220 del 30 gennaio 2018, con cui la Corte ha affermato analogo principio nell’ambito di una controversia riguardante la contestazione di omesso carente versamento dell’IVA, in cui il debito era stato determinato da un errore nella compilazione della dichiarazione, ed era stato corretto con la presentazione di una dichiarazione integrativa presentata oltre il termine stabilito dalla normativa. I giudici della Corte di Cassazione hanno ricordato che la dichiarazione è un atto di scienza, sempre emendabile, e che il contribuente può fare valere eventuali vizi commessi nella redazione della stessa, che attengano al merito della pretesa tributaria, anche in sede contenziosa.

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di Avv. Valentina Adornato

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