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Felicità: un viaggio che inizia da bambini


Chi sono le persone felici? Quali sono le variabili connesse alla felicità? La felicità è un viaggio che inizia da bambini
Felicità: un viaggio che inizia da bambini
L’uomo è alla ricerca di quelle sensazioni ed emozioni che lo facciano star bene e lo appaghino, in una parola è alla ricerca di quello stato emotivo di benessere chiamato felicità. La forma più intensa della felicità è la gioia, uno stato di benessere che si accompagna da un punto di vista fisiologico ad una attivazione generalizzata dell’organismo. Molte ricerche hanno messo in luce come essere felici abbia notevoli ripercussioni positive sul comportamento, sui processi cognitivi, nonché sul benessere generale della persona. Ma chi sono le persone felici? Le ricerche hanno messo in luce che la felicità non dipende da variabili anagrafiche, come l’età e il sesso, né in misura rilevante dalla bellezza, dalla ricchezza, dalla salute e dalla cultura. Le caratteristiche maggiormente associate alla felicità sono relative alla personalità come l’ estroversione, la fiducia in sé stessi, la sensazione di controllo sulla propria persona, la fiducia nel proprio futuro. La felicità è strettamente legata al nostro sviluppo emotivo. La relazione genitoriale, infatti, oltre ad essere significativa per l’educazione e la socializzazione dei figli è particolarmente importante per lo sviluppo emotivo. I genitori sufficientemente adeguati dovrebbero essere in grado di fornire al bambino fin dalla nascita quell’affetto e quelle cure che lo renderanno sicuro nelle relazioni future e nell’esplorazione della realtà sociale e faciliteranno lo sviluppo di una immagine di sé degna di amore e di attenzione. Le ricerche di John Bowlby e dei suoi collaboratori hanno mostrato l’importanza della tipologia dell’attaccamento con la figura allevante per sviluppare un adeguato sviluppo emotivo e relazionale. Durante il primo anno di vita il bambino inizia a organizzare la sua esperienza affettiva in termini di modelli operativi interni. I modelli operativi interni sono rappresentazioni mentali di sé stessi e delle persone che si prendono cura di lui. Tali rappresentazioni mentali non sono una rappresentazione obiettiva del genitore ma sono il frutto della storia delle risposte affettive e della disponibilità del genitore. L’esperienza che il bambino fa con la figura prevalente di attaccamento influenzerà la sua sicurezza emotiva, affettiva e relazionale. I bambini che hanno sviluppato un legame di attaccamento insicuro hanno molte probabilità di percepire il mondo come un luogo pericoloso e di considerare sé stessi non meritevoli di cura e di affetto. E’ possibile cambiare? La risposta è si. Gli stili di attaccamento non sono immodificabili. Importanti relazioni affettive, educative o psicoterapeutiche possono introdurre cambiamenti nel corso della vita in quanto possono modificare i modelli operativi interni ossia le rappresentazioni mentali di sé e di quello che ci aspettiamo dall’altro. Per quanto riguarda la psicoterapia ad esempio kohut parlava di esperienza emozionale correttiva ovvero di esperienze relazionali e affettive riparatrici. Ognuno di noi ha la possibilità di migliorare la propria vita con l’esperienza di relazioni riparatrici che ci consentono di acquisire una predisposizione d’animo di comprensione dell’inevitabile "umanità"delle nostre figure di attaccamento. E’ ciò che succede al personaggio di Amir del "Cacciatore di Aquiloni": "......Mi resi conto che quei pensieri non mi avevano più ferito. Chiudendo la porta della stanza di Sohrab mi chiesi se quello fosse il modo in cui sboccia il perdono, non con le fanfare della sua epifania, ma con il dolore che, nel cuore della notte, fa i bagagli e si allontana senza neppure avvisare" (Khaled Hosseini Il Cacciatore di aquiloni).

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