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Finanza etica per i "nuovi poveri"


Parliamo delle persone che hanno casa, lavoro e famiglia, ma che non arrivano a fine mese. Una fascia sociale che consente alla finanza di riscattarsi
Finanza etica per i "nuovi poveri"
I "nuovi poveri" in Italia sono in crescita e sono rappresentati soprattutto dalle persone precarie, sia per ragioni lavorative, sia per ragioni familiari. Certamente la difficoltà del mercato del lavoro a garantire possibilità e continuità d’impiego professionale sono una causa importante: ma lo è altrettanto l’instabilità della famiglia, società naturale fulcro del nostro sistema sociale, sempre più incapace di reggere la sostenibilità economica intergenerazionale.

Non sorprende, quindi, il crescente interesse verso la Finanza Etica dimostrato sia da operatori istituzionali, alla ricerca di nuovi trend di profittabilità, sia da soggetti super partes primo fra tutti la Santa Sede. Che la finanza si ponga al servizio del bene comune?

Il concetto di etica nell’economia non è così nuovo, anzi. Il padre dell’economia del libero mercato, Adam Smith, prima di scrivere `Ricchezza delle Nazioni` (1776) era un professore di filosofia morale. La finanza etica considera la profittabilità sotto un’ottica nuova, che aggiunge al vantaggio economico normalmente misurato con un tasso d’interesse, un vantaggio sociale. Forse che un tasso d’interesse maturato investendo in settori green economy, associazioni umanitarie, Stati democratici non possa "valere" di più di un analogo tasso maturato investendo in aziende inquinanti, Stati non democratici, aziende che sfruttano il lavoro minorile? Per una moltitudine crescente (per fortuna) questo stesso interesse ha un valore differente confermando l’esistenza di una esternalità che sfugge alla "mano invisibile" del mercato.

Sia che si tratti d’investimento, sia di finanziamento l’ottica della finanza cambia pelle, acquisendo tra i suoi parametri il concetto di scelta responsabile, quale indicatore di riferimento. Banca Generali è tra le prime a muoversi in tal senso. Andrea Ragaini, vice direttore generale Wealth Management, Mercati e Prodotti di Banca Generali, conferma per il 2018 "Dopo una gamma di prodotti con esclusione, da marzo 2018 abbiamo introdotto gli investimenti Esg". Il già adottato criterio di esclusione di alcuni settori nella definizione di prodotti etici, evolve verso la definizione di prodotti specificatamente pensati per il sociale e per le famiglie.
Dopo anni di garibaldine scalate imprenditoriali e giochi di scatole cinesi, il mondo della finanza ha l’occasione per riscattarsi e dimostrare di poter essere il motore di uno sviluppo sostenibile, etico e sociale.

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