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La valutazione degli investimenti, come scegliere?


Cosa significa effettuare un investimento? Quali criteri seguire per valutare e selezionare le migliori opportunità?
La valutazione degli investimenti, come scegliere?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cos'è un investimento

 

Cosa significa effettuare un investimento? Proviamo a pensarci. Sicuramente spendere dei quattrini, ma non tutte le spese le definiamo un investimento. Quando andiamo a fare la spesa al supermarket, o andiamo a prendere un caffè non siamo soliti parlare di investimento. Quando andiamo ad acquistare casa o un'automobile, o scegliamo una certa istruzione per i figli, siamo invece soliti utilizzare questo termine "dai, ho fatto un investimento". Qual è dunque la discriminante tra una spesa e un investimento? La somma che ci esce dalle tasche? Non necessariamente. Qual è allora il punto? Il punto, lo sapete meglio di me, non è il quanto, ma il QUANDO.

Noi facciamo un investimento quando facciamo una spesa, sicuramente la maggior parte delle volte ingente, che riteniamo ci potrà portare benefici NON OGGI, non nell'immediato, bensì nel futuro. Facciamo un investimento quando rinunciamo a dei quattrini disponibili oggi impiegandoli in una attività, un progetto, una iniziativa che, riteniamo, potrà portarci benefici in futuro.

La prima connotazione importante, dunque, è questa: chi fa investimenti spera nel futuro, anzi, meglio, è confidente in ciò che ha per le mani e per questo è disposto a dedicargli risorse affinché possa crescere ed irrobustirsi e sopravvivere nel tempo.

 

 

Quali investimenti?

 

Non tutti gli investimenti sono uguali, s'intende. Una campagna pubblicitaria, l'acquisizione di un nuovo macchinario, l'investimento in una consulenza, l'effettuazione di lavori edili per rispondere a nuove esigenze normative, l'acquisizione di un concorrente, sono tutti esempi di investimento, ma le ragioni che stanno alla base della decisione sono differenti.

Diciamo che potremmo suddividere, mi perdonerete la semplificazione, gli investimenti in 3 categorie:

1.    Investimenti necessari

2.    Investimenti competitivi

3.    Investimenti strategici

La prima categoria di investimenti raccoglie tutte quelle scelte di investimento che sono dettate da condizioni contingenti e pertanto non lasciano molto spazio all'interpretazione.
Se si rompe un macchinario, o serve un adeguamento del software per adempiere ad una certa normativa, oppure lo stabilimento non è a norma per qualsiasi ragione, occorre fare investimenti necessari per rispondere all'esigenza contingente. Le valutazioni relative a questi tipi di investimenti hanno alla radice una valutazione molto semplice: qual è la strada più efficiente per rispondere all'esigenza contingente? In questi casi il management non deve necessariamente interrogarsi sul ritorno dall'investimento, in quanto se lo stesso non viene effettuato, l'azienda rischia di non poter continuare a svolgere le proprie attività correnti. Il management si concentrerà, dunque, sull'efficienza (minor spesa a parità di output) e sostenibilità (vedi il secondo capitolo del percorso) della scelta di investimento.

La seconda categoria di investimenti è legata al fatto che "tutto il mondo" va in una certa direzione. Mi spiego meglio: se nel settore tutti i miei competitor stanno sviluppando una certa tecnologia che (attenzione!) offre evidentemente performance migliori rispetto alle attuali e se l'assenza di questa tecnologia, a tendere, può sbattermi fuori dal mercato, io devo fare investimenti in questa direzione.
Qual è la differenza con gli investimenti necessari? Che l'erba del vicino è sempre più verde.
Cioè non diamo per scontato che la direzione che prendono i competitor (o quelli che noi crediamo siano i competitor) sia necessariamente la migliore. Prima di effettuare gli investimenti, proprio perché non sono "necessari", dobbiamo analizzare se la strada intrapresa sia effettivamente una strada virtuosa. Questo è tutt'altro che scontato. Suggerisco allora di valutare le performance dei concorrenti prima di intraprendere la nuova strada e di valutare l'impatto degli investimenti non solo nell'ottica della sostenibilità ma anche della redditività del progetto.

La terza categoria di investimenti li possiamo definire strategici. Nessuno ci ha detto che bisogna prendere quella strada, ma da ciò che ci sta raccontando il mercato ci è venuta quell'idea che potrebbe offrire una buona opportunità di sviluppo. Non abbiamo grandi alternative, se vogliamo capirci qualcosa dobbiamo percorrere la strada e vedere cosa succede. In questo ambito si configura evidentemente l'aspetto di maggiore rischiosità dell'investimento in quanto, meno che in altri casi, abbiamo riferimenti certi circa i risultati futuri che il nostro progetto potrà dare. In questo caso, più che in altri, la fase di pianificazione, verifica di sostenibilità e valutazione del ritorno degli investimenti si rivela cruciale.

 

 

Cosa serve per una valutazione finanziaria?

 

Gli investimenti possono avere:
•    Effetti sui costi: progetti di rinnovo degli impianti per incrementare l’efficienza ed economicità della produzione.
•    Effetti sui ricavi: progetti che permettono di aumentare il prezzo di vendita come conseguenza della decisione di investimento che migliora il prodotto in termini qualitativi.
•    Effetti sul capitale circolante: investimenti che migliorano la gestione del magazzino come ad esempio, il passaggio ad una logica just in time.
•    Effetti congiunti: investimenti che hanno effetto sul mix di costi, ricavi e circolante. Fra questi annoveriamo tutti i progetti di natura espansiva, che prevedono in sostanza un incremento nelle vendite e di riflesso di tutte le grandezze prima citate.

Al fine di quantificare questi effetti occorre mettere in fila una serie di attività, di seguito schematizzate:
1.    La primissima cosa da fare è capire cosa diavolo dobbiamo mettere in piedi per sviluppare il progetto e quali effetti ci aspettiamo dall'investimento. A tal fine prima di compilare un Business Plan di progetto sarà necessario stendere un Action Plan di progetto.
2.    Ogni iniziativa aziendale può avere impatto su uno o più reparti e porta con se un mutamenti di natura economico-finanziaria. Tali impatti devono in primo luogo essere identificati e in un secondo momento quantificati.
3.    Nella quantificazione dei valori occorre concentrarsi sulle variabili differenziali, ossia quei flussi che emergono dalla comparazione della realtà attuale, senza l’investimento, con la realtà in presenza dell’investimento. Per selezionare le variabili oggetto di valutazione dobbiamo comprendere (a) la successione osservabile qualora il progetto fosse implementato, (b) la successione osservabile in mancanza del nuovo investimento. In sostanza non si devono considerare i "costi sommersi", cioè quei costi che si avrebbero in ogni alternativa, che si facesse o non si facesse l'investimento.
4.    Poiché stiamo valutando un investimento, il quale comporta l'utilizzo di risorse finanziarie, che peraltro in molti casi dovranno essere restituite, non bisogna considerare i soli impatti economici dell'investimento ma anche gli impatti finanziari.
Predisponendo i flussi finanziari generati dall'investimento ogni anno sarà possibile effettuare valutazioni di convenienza e sostenibilità economica che ora andremo a sviscerare.

 

 

Come si valuta l'investimento?

 

Alla fine del nostro percorso di analisi e costruzione del business plan dovremmo trovarci, facciamo l'esempio dell'apertura di un nuovo punto vendita, un prospetto di questo tipo:


 
In t0 l'azienda investe 120.000 Euro per l'apertura, la gestione per i successivi 5 anni dovrebbe produrre flussi netti rappresentati nell'ultima riga "FLUSSO DI CASSA".

Il Flusso di cassa è esattamente il nostro punto di partenza per effettuare valutazioni finanziarie.

 

 

Il primo metodo di valutazione: il Valore Attuale Netto (V.A.N. o N.P.V.)
Il primo e famosissimo metodo di valutazione degli investimenti è quello del valore attuale netto. Se è vero che un euro oggi non è un euro domani, allora comprendiamo facilmente che per effettuare una valutazione circa la bontà di un investimento non possiamo limitarci alla somma algebrica dei flussi (-120.000 + 9.849,00 + 28.869,00 + 33.900,00 + 33.900,00 + 67.569,00 = +54.087,00) perché questa operazione non tiene in realtà conto proprio della variabile temporale.
Rinunciare a 120.000 Euro oggi per ottenere denari domani ha infatti dentro un rischio che richiede la realizzazione di un necessario rendimento. Per poter confrontare, dunque, flussi che si paleseranno in momenti diversi occorre "sterilizzare" l'effetto del tempo portando tutti i flussi allo stesso momento. In che modo? Mediante l'operazione della attualizzazione. Tecnicamente dobbiamo riportare tutti i flussi realizzati negli anni 1,2,3,4,5 in t0, cioè al momento in cui viene effettuato l'investimento.

Ad esempio, quanto valgono oggi i 1.000 euro che incasserò tra 5 anni? Se il tasso di sconto annuo è, mettiamo il caso, il 4%, oggi i miei 1.000 euro valgono:
1.000,00 / (1+0,04)^5 = 821,93 Euro

Se infatti oggi investissi 821,93 Euro ad un tasso annuo del 4% per 5 anni, quello che otterrei tra 5 anni sarebbe proprio:
821,93 * (1+0.04)^5 = 1.000 Euro

Ora, se abbiamo i flussi finanziari, calcolati come sopra, come faremo a calcolare i valore attuale netto? Stando alla nostra equazione ci manca un componente, ossia, il tasso di sconto.

Qual è quel tasso che rappresenta il costo del capitale aziendale indipendentemente dalle fonti effettivamente utilizzate?

Il tasso considerato normalmente più efficace per questo tipo di valutazioni è il WACC (weighted average cost of capital - costo medio ponderato del capitale) per il quale consiglio di leggere l'articolo "Rischio e rendimento del Capitale: il WACC" sul nostro sito.

Diciamo comunque per semplicità che, nel nostro esempio, il nostro tasso di sconto, il nostro cioè costo del capitale sia pari al 7%. Come dovremmo fare per valutare il nostro investimento?


 
Semplice, portiamo tutti i flussi in t0 (attualizzazione) e solo allora con i flussi attualizzati faremo la nostra somma algebrica, ed il risultato sarà il nostro valore attuale netto.

Un valore attuale netto positivo ci dice che il progetto di investimento genera valore finanziario. Un valore attuale netto negativo ci dice che il progetto, così com'è strutturato, distrugge valore. Questo è un primo importante indicatore per decidere se attivare o non attivare un progetto di investimento.

 

 

Il secondo metodo di valutazione: il Tasso interno di rendimento (T.I.R. o I.R.R.)

Il principale limite del VAN è quello di offrirci una valutazione interessante in riferimento al valore che il progetto porta, in termini assoluti, ma che nulla ci dice circa la redditività.

Mi spiego, il VAN è un valore assoluto che è svincolato dall'investimento effettuato. Considerando solo il VAN si valuta se il progetto genera valore oppure no, ma non è possibile fare delle considerazioni circa la selezione degli investimenti. Questo perché, di fronte ad un portafoglio di opzioni di investimento ed con una capacità di spesa limitata, non possiamo solo considerare il valore assoluto. Questo valore va confrontato con il capitale investito.

Per questo esiste il TIR, tasso interno di rendimento. Questo indicatore indica il tasso di rendimento intrinseco in una struttura di flussi finanziari.

Detto in altri termini il TIR rappresenta quel tasso di sconto applicato il quale, il VAN è uguale a zero. Dunque più alto è il TIR dell'investimento, a parità di costo del capitale, più l'investimento è vantaggioso, cioè permetterà di realizzare un VAN positivo.

Nel nostro esempio il TIR è pari a 10,87%. Il che significa che il progetto di investimento potrebbe offrire un VAN negativo SOLO se il WACC, invece che essere pari al 7%, fosse superiore al 10,87%, Non ci credete? Guardate:


 
Basta che il WACC arrivi al 10,88% e il nostro VAN diventa -23,82.

Tale indicatore, calcolabile mediante la formula di Excel (TIR.COST) permette di comprendere la redditività della dinamica interna dei flussi finanziari insita in un progetto di investimento, è pertanto un indicatore di redditività.

 

 

Come selezionare gli investimenti?

 

Perché per selezionare gli investimenti non è ottimale l'utilizzo del VAN? Ovviamente in assenza di particolari vincoli è corretto scegliere l'investimento che assicura un valore attuale netto maggiore. Il problema principale però è che i vincoli normalmente ci sono. Di fronte ad un portafoglio di alternative e con risorse limitate si pone infatti un problema di allocazione delle risorse. Per tale ragione è efficiente allocare le risorse non in base, semplicemente, al maggior valore portato, bensì al maggiore rendimento del capitale investito, e tale rendimento è definito dal TIR.

Di seguito un semplice algoritmo per l'ottimizzazione delle nostre scelte alternative:
1.    Ordinare tutti i progetti di investimento in base al TIR (dal maggiore al minore);
2.    Identificare i soli investimenti fattibili in base al vincolo di spesa;
3.    Verificare che non esistano investimenti esclusi con VAN maggiore degli inclusi;
4.    Eliminare dal portafoglio i progetti con minore VAN tra i selezionati e sostituzione con il VAN maggiore dei rifiutati;
5.    Verificare la fattibilità finanziaria sempre in riferimento al budget di spesa;
6.    Effettuare la verifica iterativa fino all'identificazione del VAN complessivo maggiore fattibile.

 

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