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FoMO: la paura di essere tagliati fuori


Che cosa si intende per Fear of Missing Out oggi, in un mondo dove si è sempre connessi? Che conseguenze può avere nel medio-lungo termine e come intervenire?
FoMO: la paura di essere tagliati fuori

La larga diffusione di internet ha cambiato drasticamente la vita di ciascuno di noi. Fino a qualche anno fa c'era una netta differenza tra attività online e offline. Ora invece tutti noi siamo costantemente connessi e oggi si parla di ONLIFE perché non c'è più discontinuità tra i comportamenti agiti online e quelli agiti al di fuori della rete. Il cyberspazio è pertanto diventato un contesto ambientale pervasivo all'interno del quale viviamo tutti, seppur con livelli di coinvolgimento diversi. Secondo uno studio americano, una persona guarda lo smartphone circa 150 volte al giorno, cioè una volta ogni 6 minuti.

Cos'è la FoMO?

Per Fear of Missing Out si intende la paura che ciascuno di noi ha di restare tagliato fuori. È una forma di disagio psicologico che genera uno stato d'ansia per cui un individuo arriva a pensare che in sua assenza gli altri stiano vivendo delle esperienze particolarmente appaganti. Tale paura si è acuita con la diffusione dei vari social network e dei profili ad essi associati. I social media sono piattaforme diffuse per tenere aggiornati in tempo reale amici e conoscenti: il tutto arricchito da una serie di foto degli eventi più belli. Secondo gli esperti dei media, queste immagini portano spesso a fare un confronto, con conseguenze negative: chi è convinto che gli altri se la passino meglio di lui rimane scontento e a volte pieno d’invidia.

Studi recenti hanno mostrato che la FoMO può incidere sull’umore, aumentare i livelli di stress e provocare insonnia; sembra inoltre che i sintomi siano più intensi la sera e durante il weekend.

Le manifestazioni comportamentali della FoMO assumono carattere compulsivo e ripetitivo: ne sono un esempio il controllo della presenza di connessione internet, l’aggiornamento ripetuto delle pagine web, l’uso prolungato dello smartphone e l'evitamento sociale.

Le conseguenze

Vediamo insieme le principali conseguenze che la perenne connessione provoca:

  • aumento delle distrazioni in situazioni in cui è necessario essere concentrati;

  • diminuzione delle capacità dell'individuo di instaurare relazioni sociali;

  • sensazione di essere “bombardati” e oppressi da troppi stimoli esterni e informazioni;

  • minore gratificazione delle esperienze che si stanno vivendo nel presente;

  • maggiore distanza emotiva dalle persone che ci circondano, fino ad arrivare a forme diverse di esclusione sociale (ad es. il phubbing, cioè la tendenza a guardare il proprio smartphone quando si è in presenza di un'altra persona che sta parlando con noi e ad ignorarla).

La ricchezza di stimoli a cui abbiamo accesso tramite la rete genera deficit di attenzione e la conseguente incapacità di comprendere e gestire le informazioni ricevute: questo interferisce con i processi decisionali di un individuo, il quale viene portato a prendere decisioni basate principalmente su soddisfazioni e gratificazioni immediate piuttosto che su valutazioni approfondite e consapevoli di quale sia la scelta ottimale da compiere per il proprio futuro.

Un altro termine che, con il diffondersi dei social network, ha cambiato significato è quello di condivisione, intesa non più come valore morale ma come necessità: se non si comunicano e non si condividono sui social le esperienze vissute è come se non esistessero, se non avessero valore. Da qui deriva la tendenza a “mettere in piazza” eventi, pensieri, emozioni e vissuti che sono intimi e strettamente personali.

Come intervenire

Se la "paura di essere tagliati fuori" nasce dall'uso eccessivo di tecnologia e social network, per "guarire" serve ripristinare un rapporto equilibrato con questi. La FoMO altro non è che una forma di insicurezza: lavorare su se stessi e sulle proprie ansie e paure potrebbe aiutare a risolvere il problema. Gli interventi psicoterapeutici mirano ad aumentare la consapevolezza dei pensieri che generano l’ansia e le capacità di gestione dell’esperienza emotiva.

Per raggiungere tali risultati è necessario che il terapeuta aiuti il paziente a portare l’attenzione sulle emozioni, a sviluppare un dialogo interno che contrasti i pensieri relativi all’esclusione sociale e al timore di non essere connessi, a gestire le aspettative (non è realistico aspettarsi di piacere a tutti e che ogni post sui social media riceverà commenti o apprezzamento), a regolare lo stato di ansia attraverso attività offline (ad esempio attività fisica, uscite con amici o interessi vari che ci permettano di restare ancorati all'esperienza presente) e a porsi delle regole cercando di diminuire il tempo passato sui social network. 

Pur riconoscendo l'importanza e il ruolo che i social media e i dispositivi digitali hanno avuto per tenere vivi i rapporti sociali e svolgere le attività quotidiane in questi ultimi due anni in cui la pandemia ci ha “rinchiuso” in casa, concludo sottolineando l'importanza di prendersi i propri tempi e spazi e di vivere consapevolmente le esperienze del presente, per rimanere connessi con se stessi, per riconoscere i propri desideri, limiti, aspettative e paure e per gestirli nella maniera più funzionale possibile.

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