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Gli aspetti ergonomici dei DPI per le vie respiratorie in era Covid-19


Le temperature elevate pongono al centro gli aspetti ergonomici dell'utilizzo ubiquitario dei DPI per le vie respiratorie in "era" Covid 19: un contributo del PAF
Gli aspetti ergonomici dei DPI per le vie respiratorie in era Covid-19

Un nuovo articolo comparso sul Portale Agenti Fisici della Regione Toscana affronta un tema parzialmente sottovalutato - o per meglio dire, temporaneamente passato in secondo piano a causa dell’emergenza Covid-19 degli ultimi mesi - che, a fronte dell’innalzamento delle temperature nel periodo estivo, non può però essere ulteriormente trascurato.

Nella sezione Microclima, infatti, si parla del disagio termico causato dai dispositivi di protezione delle vie respiratorie, obbligatori negli ambienti di lavoro a seguito dei protocolli di prevenzione della diffusione del Coronavirus, ma che necessitano oggi di attenta valutazione dei rischi in particolare per i soggetti più sensibili.

Ricordiamo che la malattie respiratorie si posizionano al quarto posto tra le malattie professionali protocollate, come si evince dagli ultimi dati INAIL 2019, con un trend in aumento.

L’uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI), rappresenta l’ultima ratio per i responsabili dei servizi di prevenzione e protezione in quanto mira a proteggere il lavoratore dal cosiddetto “rischio residuo”, ovvero dal rischio ancora presente nonostante siano state attuate opportune misure tecniche, organizzative, procedurali e siano state messe in campo opportune soluzioni per la protezione collettiva (DPC).

Secondo la norma tecnica UNI EN 529:2006, l’assegnazione dei DPI per le vie respiratorie, altrimenti noti agli addetti ai lavori come APVR, è soggetta a una valutazione attenta che parte dall’adeguatezza del livello di protezione per includere – come sempre nel caso dei DPI – l’effettiva idoneità anche sotto il profilo ergonomico. Non è un caso, infatti, che nella valutazione e scelta debba essere coinvolto qualora possibile anche il medico competente, per escludere eventuali controindicazioni individuali all’uso, specie se prolungato.

Come è noto, l’emergenza e le successive indicazioni ministeriali e regionali hanno reso obbligatorio l’utilizzo di dispositivi di protezione anche per mansioni e settori in cui di solito non sono previsti.

Inutile sottolineare che l’aspetto termico è uno dei fattori cruciali per la tollerabilità di questo tipo di DPI. La maschera eleva la temperatura della parte coperta del viso, spesso oltre i 34,5 gradi rendendo molto faticoso portarla. Modifica, inoltre, la normale respirazione nasale, si respira infatti più spesso anche con la bocca, acuendo la percezione di calore per via dell’umidità che resta “Intrappolata” nel facciale.

Il potenziale discomfort per il lavoratore rende più difficile rispettare l’obbligo oppure si corre il rischio che la mansione risulti altamente stressante, causando altri potenziali effetti negativi.

I soggetti a rischio in base alla letteratura sono soprattutto le donne in stato di gravidanza, gli ipertesi, chi soffra di disturbi della coagulazione del sangue o della tiroide, chi è soggetto a malattie respiratorie croniche e patologie neurologiche con eventuale assunzione di farmaci. In alcune persone possono anche verificarsi attacchi di panico o reazioni claustrofobiche. In tutti questi casi la valutazione dell’idoneità e delle procedure relative alla fornitura di questi strumenti in relazione ai rischi specifici della mansione (anche da Covid-19) e alle necessità individuali deve essere condotta con grande sensibilità e rigore.

Va posta grande attenzione alle pause, che devono essere frequenti per garantire corretti tempi di recupero, e all'idratazione, evitando che la prevenzione di un rischio biologico comporti altri rischi, peggiorando significativamente le condizioni di salute e di lavoro.

Ricordiamo, inoltre, che il distanziamento fisico resta un presidio primario, in base anche al Protocollo Condiviso del 24 aprile scorso (DPCM 26 aprile) per limitare la diffusione dell'epidemia, subordinando l'utilizzo della "mascherina" ai casi in cui non sia possibile mantenere una distanza adeguata.

 

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