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Gli stili educativi dei genitori nei confronti dei figli


I diversi stili educativi sono il frutto dell'educazione ricevuta e della personalità di ciascun individuo e sono: autoritario, permissivo, autorevole e negligente
Gli stili educativi dei genitori nei confronti dei figli

Ogni genitore ha un suo stile educativo, frutto della propria personalità e dell’educazione ricevuta dalla famiglia d’origine. Per tale motivo sarebbe opportuno per ciascun caregiver riflettere sul tipo di educazione ricevuta, così da decidere scientemente cosa riproporre e cosa evitare al proprio figlio.

Tenendo presente che ciascun bambino possiede di suo delle competenze che bisogna “tirar fuori” e sviluppare, l’educazione dovrebbe avere come compito quello di facilitare la maturazione del senso di sé del piccolo.  Tra i vari autori che si sono occupati di tale aspetto, è fondamentale la teoria di Stern, che individua quattro momenti successivi nell’emergere del senso di sé:

- momento del sé poroso, in cui il bambino non differenzia tra sé ed il mondo fuori di sé;

- il primo nucleo del sé, in cui il bambino scopre di essere un’entità diversa dalla madre;

- il senso soggettivo di sé, in cui il bambino si accorge che esistono altre menti ed altre volontà;

- da ultimo il sé verbale, in cui il bambino, attraverso lo sviluppo del linguaggio, riflette sulle forme iniziali del proprio sé.  


Gli stili educativi, dunque, tenendo conto dello sviluppo del senso di sé di ciascun bambino, si caratterizzano sulla base di quattro dimensioni fondamentali: permissività-severità, sollecitudine-ostilità, chiarezza comunicativa ed aspettative del genitore verso il proprio figlio.

La prima dimensione (permissività-severità) si riferisce alla libertà che i genitori lasciano al bambino, per cui far applicare la regola è una modalità che può essere continuamente ricordata al bambino nei vari contesti, oppure si può lasciare una certa discrezionalità al piccolo.

La seconda dimensione “sollecitudine-ostilità” fa riferimento al calore affettivo che i genitori mettono nel rapporto con il proprio figlio. Tale rapporto può essere incoraggiante e comprensivo o, al contrario, trascurante e denigratorio.

La “chiarezza comunicativa” è la capacità dei genitori di dialogare con i figli.

Infine, le aspettative verso il figlio possono indurre il genitore a proporre e ad aspettarsi dei comportamenti più maturi o, al contrario, più infantili rispetto all’età.

Considerate queste quattro dimensioni si sviluppano quattro diversi stili educativi: autoritario, permissivo, autorevole e negligente (trascurante).

Il genitore autoritario sarà controllante, poco disponibile a comunicare con il figlio, poco propenso a giustificarlo e si aspetterà un comportamento più maturo per la sua età.

Il genitore permissivo eserciterà uno scarso controllo sul figlio, avrà con lui un rapporto affettuoso e comunicativo, però tenderà a renderlo più infantile rispetto alla sua età.

Il genitore autorevole eserciterà controllo, ma avrà un rapporto affettuoso e comunicativo e si aspetterà dal figlio un comportamento maturo.

Infine, il genitore negligente (trascurante) eserciterà uno scarso controllo, avrà un rapporto freddo, poco comunicativo ed avrà un basso livello di aspettative.  

In generale, qualunque sia lo stile educativo dei caregiver, sarebbe opportuno - soprattutto in ambito educativo - che si inviino sempre messaggi chiari, concreti e coerenti.

Nell’educare, inoltre, i genitori spesso si trovano a dover dire di “no”, ma per essere determinati, occorre essere convinti che ciò che si fa sia giusto, altrimenti si trasmette incertezza ed il bambino riceve un messaggio confuso e disorientante che lo porterà a non seguire le indicazioni dategli.

Se le figure di riferimento sono in sintonia con il bambino, egli rispetterà le parole dell’adulto.

In conclusione, è necessario sottolineare che qualunque sia lo stile educativo dei genitori, è fondamentale che essi rispettino sei compiti regolatori di base per un corretto sviluppo del bambino: sostegno/sicurezza, stimolazione, supporto, struttura, sorveglianza ed integrazione sociale (Bradley e Caldwell, 2006).

 

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