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Grosseto e l’urbanistica


Il caso di Grosseto: riflessioni in ordine sparso sullo sviluppo urbano di Alessandro Marri
Grosseto e l’urbanistica
L’architetto non urbanista è il primo "utilizzatore" degli strumenti urbanistici e colui che svolge il ruolo "spesso ingrato" di trovare soluzioni in equilibrio tra le esigenze e le aspettative della committenza e ciò che la disciplina urbanistica decreta dall’alto del suo ruolo istituzionale.
Accade però che come utilizzazione principale delle norme, troppo spesso l’architetto non urbanista è tenuto fuori da ogni processo formativo e decisionale degli strumenti urbanistici in iter, quando a mio avviso, per ovvi motivi, potrebbe, in linea teorica, essere il primo interlocutore dell’infinito lavoro dei colleghi urbanisti.
Un confronto a mio avviso più utile "prima" che "dopo" l’approvazione di un Piano.
E’ con queste premesse che ritengo interessante portare all’attenzione alcune riflessioni sullo sviluppo della città di Grosseto che si trova ad oggi nella "infinita fase interlocutoria" di formazione di un nuovo regolamento urbanistico e dalla contestuale variante al Piano Strutturale.
A più livelli si parla e si è parlato dell’importanza degli spazi collettivi, delle crisi delle città che coincidono con la crisi della progettualità degli spazi urbani.
Si parla della centralità urbana come un obiettivo strategico del nuovo Piano Strutturale;
nel Piano Regolatore Generale del 1990 c’è una bella scheda descrittiva di come "dovrebbe essere la città dentro e fuori le mura".
Viene spesso ricordata l’importanza degli standard urbanistici contestualmente ad una efficace progettazione nell’ambito del quartiere pianificato del progetto pubblico.
Ebbene, ma se l’urbanistica è (e deve essere) tutto questo, ci siamo chiesti cosa e come in questi ultimi trenta anni si è fatto a Grosseto per la città pubblica?.
Nei vari strumenti urbanistici le previsioni generali e puntuali sugli interventi privati sono state sviscerate, analizzate, studiate, realizzate nei minimi particolari dagli operatori privati con confronti attenti, a volta persino maniacali con i pubblici uffici (MASSIMA ATTENZIONE) ...e si è realizzata la città delle norme ...!!!
Le previsioni generali (filosofia di fondo) e puntuali degli interventi pubblici o di strutture ad uso pubblico, spesso assolutamente strategici e determinanti per lo sviluppo urbano, non sono mai stati pianificati con una progettazione attuativa degna di questo nome, né programmati, ed in buona parte non realizzati.
Aggiungo che nei casi in cui sono stati realizzati non c’è mai stato il confronto attento, tra gli operatori tecnici, politici ed economici che in questi casi sarebbe stato necessario! (MINIMA ATTENZIONE).
Questo è un dato di fatto; si possono analizzare cause e responsabilità, ma non possiamo permetterci ancora un’urbanistica che di fatto "iper pianifichi" la città privata e non abbia modo di incidere e di conferire regole e priorità sulla "città pubblica".
E’ evidente che questo è prima di tutto un fatto culturale da non demandare all’illustre firma dell’urbanista, ma deve entrare nel quotidiano di ogni cittadino: dagli amministratori, ai dirigenti, ai tecnici, ai tecnici urbanisti ed essere successivamente divulgata per un confronto costruttivo agli operatori economici ed infine a tutti i cittadini.
Queste mie riflessioni, tutt’altro che esaustive, vogliono sviluppare un dibattito costruttivo possibilmente tra tutte le parti in causa che a vario titolo possono interagire per il futuro di questa città e che possano trovare in questa Rivista un eccezionale punto di riferimento.

Architetto Alessandro Marri

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