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Guerra dei dazi o riorganizzazione del commercio mondiale?


Come i dazi influenzano i mercati e i risparmiatori
Guerra dei dazi o riorganizzazione del commercio mondiale?
I dazi rappresentano una protezione dell’economia locale, potendo disincentivare il commercio estero, e una entrata fiscale per il Paese che lo impone.
Spesso introdotti per difendersi da un commercio internazionale scorretto (dumping), i dazi hanno come obiettivo principale l’armonizzazione di politiche monetarie che possano consentire ai vari Paesi di giocare sul mercato ad armi pari, tendendo a ridurre squilibri e disallineamenti sul costo del lavoro, qualità delle materie impiegate, regolamentazione delle aziende che producono, trasparenza dei dati ecc.
Di solito i dazi vengono pagati solo sulle importazioni ma in alcuni Stati sono stati introdotti anche sulle esportazioni quando il commercio è strategico ed essenziale per il Paese (dazio sul legname in Africa).

Come sempre, è la comunicazione a pilotare.

I mercati hanno risposto finora alla "guerra dei dazi" con un altalenare sereno e fisiologico, alle notizie enfatizzate dai media e da questi ricondotte alla Finanza con altrettanta teatralità e risonanza dei toni.

La volatilità, riapparsa a febbraio 2018, non ha neppure scalfito, ad esempio, il Futsi Mib che il 13 febbraio 2018 quotava 22034 punti e il 27 luglio ne quotava 21.955,08, o il Dow Jones che il 1 febbraio 2018 quotava 25.029 punti e il 27 luglio 2018 ne quota 25.536,68.
Significa cioè, che, a titolo puramente esemplificativo, il mercato veleggia intorno a dei parametri stabili pur avendo impressionato i risparmiatori con picchi di rialzi e ribassi per i quali molti hanno ritenuto di vendere o comprare, rimanendo sempre allo stesso punto nel tempo o, purtroppo, consolidando inutilmente guadagni irrisori, erosi in gran parte, dalle commissioni e dalla tassazione.

Sana speculazione per i professionisti che dedicano il loro tempo allo studio dei mercati, attesa per molti che hanno visto passare le brillanti performance a partire dal 2016 lasciando invariato il capitale sui conti correnti, inutile rincorsa per altri, di massimi sfuggenti dove la differenza della quotazione del bitcoin a febbraio, o del Nasdaq da più parti, oggi, ritenuto caro, dipende principalmente dalla tolleranza al rischio del singolo Risparmiatore, non dallo strumento utilizzato. Quando dai massimi si passa, inevitabilmente, a nuovi minimi, l’irresistibile voglia di vendere, si riaffaccia sui mercati e le emozioni prendono come sempre il sopravvento sulla prudenza facendo dimenticare il motivo per cui si è ritenuto investire e la strategia, che a monte, ci ha fatto fare le scelte di investimento.

Resto a disposizione di chi desidera iniziare ad investire, modificare il proprio asset o semplicemente avere maggiori informazioni mentre i mercati faranno i conti con la normalizzazione delle politiche monetarie.

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