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I criteri di assegnazione, modifica e revoca dell'assegno di divorzio


Il mutamento dei criteri per l'assegnazione, la modifica e la revoca dell'assegno divorzile alla luce della pronuncia delle Sezioni Unite
I criteri di assegnazione, modifica e revoca dell'assegno di divorzio

 

L’art. 5, VI comma, della Legge 898/1970 modificata dalla L. 87/1987 prevede la possibilità per un coniuge di somministrare periodicamente in favore dell’altro coniuge un assegno, qualora questi non abbia i mezzi adeguati alla sua sussistenza o comunque non possa procurarseli per ragioni oggettive.

Tale assegno viene concesso dal Tribunale con la Sentenza che determina la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il divorzio appunto.

Il Tribunale terrà conto, ai fini della sua assegnazione e quantificazione:

- delle condizioni economiche dei coniugi;

- delle ragioni poste a fondamento della decisione di divorziare;

- del contributo personale patrimoniale e non patrimoniale dato in corso di matrimonio;

- la durata del matrimonio.

A lungo sia la dottrina maggioritaria sia la costante giurisprudenza hanno ritenuto che ai fini della concessione dell’assegno di divorzio bastasse che la situazione economica dei due coniugi fosse sproporzionata, ovvero si riteneva che il coniuge dovesse mantenere lo stesso tenore di vita avuto in costanza di matrimonio.
Non veniva pertanto considerato lo stato di bisogno quale requisito valido ed indispensabile ai fine dell’assegnazione.

Tale impostazione è stata oggi abbandonata, anche alla luce dei mutamenti del tessuto sociale e del cambiamento del concetto di famiglia che si differenza di gran lunga da quello previsto dalla Legge 898/1970.

Nel 2017 la Corte di Cassazione ha riscritto le regole ed i requisiti per l’assegnazione e la percezione dell’assegno di divorzio (Sentenza c.d. Grilli), proponendo quale requisito ai fini dell’assegnazione la mancanza di indipendenza e autosufficienza economica del soggetto richiedente, intesi come capacità reddituale, cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari oltre alla capacità lavorativa.

Su tale argomento si sono infine espresse le Sezioni Unite della Cassazione con la Sentenza n. 18287/2018, mettendo di fatto una pietra tombale sull’arcaico concetto del tenore di vita.

Il supremo Collegio ha rimarcato la valenza del concetto di autoresponsabilità e del principio di autodeterminazione, nel senso che l’obbligo reciproco di assistenza familiare di cui all’art. 143 c.c. non cessa con lo scioglimento del matrimonio, intendendo quindi che i coniugi sono tanto responsabili della scelta di vincolarsi in matrimonio quanto di sciogliere il vincolo mediante il divorzio (c.d. principio di autoresponsabilità).

La corresponsione dell’assegno di divorzio dovrà perciò tenersi conto anche del ruolo che il richiedente ha svolto all’interno della famiglia in costanza di matrimonio. L’obbligo di corrispondere l’assegno perdura tutta la vita, unico caso previsto ex lege per la perdita di tale diritto è quello in cui il beneficiario contragga nuove nozze.

Tuttavia il diritto alla percezione dell’assegno può venir meno anche nel caso in cui vi siano delle modifiche delle condizioni economiche in capo all’erogante o al beneficiario, ovvero nel caso in cui vi sia da parte del beneficiario un incremento patrimoniale dovuto ad un nuovo lavoro o ad uno scarto di carriera o anche ad un’accettazione di un’eredità, l’erogante in tali condizioni, potrà adire il Tribunale al fine di richiedere la revoca o la modifica dell’assegno di divorzio; stessa cosa potrà fare qualora le proprie condizioni economiche siano peggiorate rispetto al momento in cui l’assegno è stato determinato.

Il concetto alla base di queste previsioni è che l’assegno deve venire meno qualora il beneficiario abbia raggiunto una sua indipendenza e autosufficienza economica, non rilevando più il concetto del tenore di vita ormai superato e non più applicabile.

In conclusione, alla luce della Sentenza Grilli e della pronuncia delle Sezioni Unite, oggi si può, qualora ne ricorrano i presupposti sopra elencati, richiedere la modifica o la revoca dell’assegno di divorzio.   

 

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