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I figli ci guardano, ci ascoltano, ci imitano


I figli imparano dai loro genitori a gestire lo stress, per cui tutte le volte che i genitori danno ascolto alla propria emotività loro l'assorbono
I figli ci guardano, ci ascoltano, ci imitano

Quando una coppia entra in crisi si generano incomprensioni, malcontenti, liti furibonde o lunghi silenzi. Ad emergere sono i difetti del partner, la perdita d ’interesse reciproco, il litigio per ogni piccola banalità e per ogni comportamento che si ritiene essere "sbagliato", che diviene il pretesto per intraprendere una discussione e per esternare il proprio disappunto con critiche e lamentele.

I partner nella crisi rinunciano a riflettere sulle cose e a comportarsi in una maniera più costruttiva poiché sono convinti ognuno della propria ragione e ritengono che a cambiare atteggiamento o a divenire più affettuoso debba essere l’altro.

La situazione da sola non cambia e se a rimanere fermi sul proprio punto di vista sono entrambi, diviene parte integrante della routine quotidiana.

Nella moderna cultura dei nostri tempi si rinuncia ad esprimere i propri sentimenti e a dire ciò di cui si ha bisogno, perché ciò che conta è il modo giusto di pensare più che quello di sentire: si pensa a ciò che è giusto dire e fare.

Siamo stati tutti addestrati in ciò. Comunichiamo nel modo in cui sappiamo comunicare così come ci hanno abituati fin da piccoli, poco conta quanto siamo in contatto con noi stessi, con i nostri sentimenti, con i nostri bisogni.

Facciamo fatica a descriverli e ad esprimerli, in questo possiamo dire di essere stati poco allenati! Di fronte, dunque, ad una divergenza reagiamo molto spontaneamente affidandoci ad una strategia che più ci caratterizza e che inconsapevolmente nasconde una paura, ossia la paura di non vedere soddisfatti i nostri bisogni o di non possedere abbastanza risorse per gestire in maniera costruttiva il conflitto.

Ed è così che nei litigi può prendere il sopravvento l’emotività, che non fa più pensare in maniera lucida e che finisce per coinvolgere i figli, prima come semplici spettatori per poi venire coinvolti direttamente: come soggetti su cui scaricare le proprie frustrazioni o come soggetti da strumentalizzare.

Rabbia, urla, minacce, insulti, sberle e parole ingiuriose e denigratorie che vengono utilizzate per svilire e svalutare l’altro come genitore con frasi come: "Lo vedi, tua madre non capisce niente! Tuo padre mi fa solo del male! Lo vedi, tuo padre si è dimenticato della tua recita!", ecc...

"I figli ci guardano, ci ascoltano, ci imitano", imparano cioè dai loro genitori come gestire lo stress e i conflitti, per cui tutte le volte che dei genitori danno ascolto alla propria emotività i figli la percepiscono e l’assorbono: si agitano, si spaventano, si sentono degli stupidi, si sentono in colpa, si alleano con un genitore, se la prendono con i loro compagni o amichetti e i loro genitori perdono l’opportunità di instaurare con loro un buon rapporto fatto di affetto, punti di riferimento e obiettivi, perdono insomma l’opportunità di insegnargli qual è la strada migliore per crescere!

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