Richiedi una consulenza in studio gratuita!

I nuovi criteri per l'attribuzione dell'assegno divorzile


Ridefinizione dei criteri per la quantificazione dell'assegno di divorzio
I nuovi criteri per l'attribuzione dell'assegno divorzile

Con l'attesa sentenza n. 18287 del 2018, le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione hanno statuito che: “il riconoscimento dell'assegno di divorzio, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, richiede l'accertamento dell'inadeguatezza dei mezzi o comunque dell'impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, attraverso l'applicazione dei criteri di cui alla prima parte dell'art. 5 comma 6 della legge 898/1970” i quali costituiscono il parametro di cui si deve tenere conto per la relativa attribuzione e determinazione, ed in particolare, alla luce della valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio e all'età dell'avente diritto”.

La corposa sentenza che ha condotto all'enunciazione del principio di diritto poc'anzi citato, avrebbe bisogno in realtà di un approfondito commento, ma in questa sede ci limiteremo ad evidenziarne i caratteri essenziali, sottolineando come la stessa ci abbia permesso di superare il contrasto sorto in giurisprudenza, quanto al significato da dare ai criteri di attribuzione dell'assegno di divorzio ed, in particolare, al parametro cui fare riferimento per individuare “il giudizio di adeguatezza dei mezzi” in capo al soggetto richiedente l'assegno.

Come ben noto infatti, per quasi un trentennio, la giurisprudenza è stata costante nel parametrare “l'adeguatezza dei mezzi” in capo al soggetto richiedente l'assegno di divorzio al “tenore di vita goduto” dallo stesso in costanza di matrimonio. Emblematica in tal senso la sentenza della Cassazione a Sezione Unite n. 11490/1990, che inaugurò un orientamento rimasto fermo, come già detto, per lungo tempo, in base al quale si affermava che l'assegno divorzile ha carattere esclusivamente “assistenziale” dal momento che il presupposto per la sua concessione doveva essere rinvenuto “nell'inadeguatezza dei mezzi del coniuge istante”, da intendersi come “insufficienza degli stessi (comprensivi di redditi, cespiti patrimoniali, ed altre utilità di cui possa disporre) a conservargli un “tenore di vita” analogo a quello avuto in costanza di matrimonio.

A questo consolidato orientamento, di recente, si è contrapposto quello affermato dalla sentenza n. 11504/2017 della Cassazione Civile che ha individuato come parametro “dell'inadeguatezza dei mezzi” del coniuge istante la “non autosufficienza economica” dello stesso, da valutarsi in considerazione della condizione soggettiva del richiedente, del tutto svincolata dalla relazione matrimoniale ed unicamente orientata, per il presente ed il futuro, dalle scelte e responsabilità individuali.

Sorgeva il dubbio a questo punto, se l'assegno dovesse spettare solo laddove il richiedente non fosse economicamente autosufficiente ovvero anche qualora, pur essendo autosufficiente, non avesse i mezzi adeguati in base al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

Viene così offerta dalle Sezioni Unite della Cassazione una nuova lettura dell'art. 5 comma 6 della legge sul divorzio, che indica come applicare i criteri previsti dal legislatore per il riconoscimento dell'assegno divorzile in un'ottica che si discosta sia da quanto deciso dalla Cassazione con la nota sentenza del maggio 2017, sia dall'orientamento tradizionale da decenni ben radicato nella giurisprudenza di merito e di legittimità. L'assegno divorzile non è più considerato un mezzo per consentire al coniuge il ripristino del tenore di vita goduto nel matrimonio e neppure uno strumento meramente “assistenziale” per assicurare al coniuge privo di mezzi un'esistenza libera e dignitosa, ma pur senza perdere la propria funzione assistenziale, trova ora nella sentenza delle Sezioni Unite una dimensione che ne esalta la funzione compensativa volta ad individuare nel diritto all'assegno e nella sua determinazione quantitativa il mezzo per dare al coniuge un concreto riconoscimento del suo contributo alla realizzazione della vita familiare.

In conclusione, i criteri per riconoscere il diritto all'assegno divorzile restano l'inadeguatezza dei mezzi o impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, in capo al richiedente, ma i parametri per ravvisare l'adeguatezza/inadeguatezza dei mezzi divengono quelli di cui alla prima parte dell'art. 5 comma 6 l. 898/1970 e, in particolare, la “valutazione comparativa delle condizioni economico -patrimoniale delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio e all'età dell'avente diritto “. Tali criteri, vengono così elevati da semplici parametri di quantificazione dell'assegno (quali erano prima), a fondamentali strumenti per la decisione inerente in primis l'attribuzione dell'assegno (sia l’an che il quantum).

Articolo del:



Non è presente nessuna recensione!


Aggiungi ai tuoi preferiti e visualizza in seguito

L'autore dell'articolo non è nella tua città?

Cerca un professionista con le stesse caratteristiche a te più vicino.

Cerca nella tua città o in una città di tuo interesse

Altri articoli del professionista

Trattamento fiscale dell'assegno di mantenimento

E' più conveniente corrispondere l'assegno una tantum o l'assegno mensile? Queste e molte altre le questioni su cui rispondere...

Continua