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Danno da "fermo tecnico", è possibile il risarcimento?


Il fermo tecnico e la liquidazione equitativa del danno. Orientamenti giurisprudenziali a confronto
Danno da "fermo tecnico", è possibile il risarcimento?

Il c.d. danno da “fermo tecnico” si configura quando, in seguito ad un sinistro, il danneggiato si viene a trovare nella materiale impossibilità di utilizzare il proprio mezzo.

Tale situazione di stallo forzoso va, comprensibilmente, ad aggravare i danni già patiti dal proprietario del veicolo a causa dell'incidente.

In relazione all'anzidetta voce di danno si è accesa, nel corso degli anni, una vivace querelle circa l'onere della relativa prova.

Secondo l’orientamento più risalente, il danno da “fermo tecnico” comprende l’insieme dei costi sostenuti dal danneggiato per sopperire alla mancanza del veicolo (mezzo alternativo, pagamento a vuoto della tassa di circolazione e del premio assicurativo); ciò, a prescindere dall’entità del danno subito dal mezzo a seguito del sinistro e senza considerare l’uso che il proprietario faceva dello stesso veicolo, prima dell’incidente.

Seguendo tale filone giurisprudenziale il danno da fermo tecnico può essere considerato come in re ipsa e la liquidazione dello stesso è sempre dovuta, anche in assenza di prova specifica.

Al contrario, il secondo orientamento giurisprudenziale, ad oggi maggioritario, richiede, ai fini del riconoscimento del danno da “fermo tecnico”, che il danneggiato fornisca la rigorosa prova di aver subito conseguenze negative a causa del mancato utilizzo del proprio veicolo (allegando costi e spese sostenute per sopperire a tale mancanza).
Nonostante la preminenza di quest'ultimo orientamento, diversi procedimenti civili patrocinati dal mio studio legale hanno visto l'Autorità Giudiziaria adita abbracciare la prima tesi, pure minoritaria, ottenendo la liquidazione del danno da fermo tecnico, senza necessità di fornirne la prova specifica.

Le anzidette pronunce, invero, hanno acclarato che: “…con riguardo al fermo tecnico è possibile la liquidazione del danno, anche in assenza di prova specifica, rilevando a tal fine la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall’uso effettivo a cui era destinato. L’autoveicolo è, difatti, anche durante la sosta forzata, fonte di spesa (tassa di circolazione, premio di assicurazione) comunque sopportata dal proprietario, ed è altresì soggetto ad un naturale deprezzamento di valore (Cass. 9.11.2006, n. 23916; Cass. 27.01.2010, n. 1688)”.


Il mio studio si rende disponibile a fornire ulteriori informazioni al riguardo e ad offrire consulenza legale in caso di necessità.

 

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