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Il comodato e l’assegnazione della casa familiare


Potrò riavere la casa che ho dato in uso a mio figlio per andare a viverci con la sua famiglia?
Il comodato e l’assegnazione della casa familiare

Capita spesso che i genitori concedano al figlio di andare a vivere presso una abitazione di loro proprietà. Il figlio è già sposato o si sposa. Poi la coppia entra in crisi ed i coniugi si separano.

Che fine fa la casa? Torna ai genitori, rimane al figlio o rimane alla moglie con il quale restano a vivere i figli della coppia?

È il problema della durata del comodato familiare.

 

Preciso, prima di affrontare la questione, che il discorso vale in termini uguali anche a posizione invertite, ossia la casa data in comodato alla figlia.

Ciò che è rilevante ai fini della questione è il collocamento dei figli, ossia con chi andranno a vivere dopo la fine della unione familiare i figli minorenni o maggiorenni non ancora autosufficienti.

 

È una questione che si pone frequentemente nelle aule giudiziarie ed allora, anche al fine di prevenire inutili controversie, avere chiari i termini della questione. 

Tale problema è stato portato ben due volte alla attenzione delle Sezioni unite della Cassazione, nel 2004 e nel 2014, motivo per cui vi sono dei principi fondamentali chiari e da tener presente quando si decide di dare in uso una casa al figlio od alla figlia. 

 

Quando uno concede ad un altro l’uso gratuito di un proprio bene viene posto in essere un contratto di comodato. 

Il Codice civile prevede due ipotesi di comodato

  • Il primo è il comodato con determinazione di durata, regolato dall’art. 1809 c.c.: Tizio concede a Caio gratuitamente l’uso (nel caso che ci interessa la casa) di un bene per un periodo di tempo determinato. In questo caso il proprietario non può pretendere indietro il bene prima della scadenza del termine tranne che non vi sia un bisogno urgente ed imprevedibile. 
  • La seconda ipotesi di comodato, detto comodato precario, è quella regolata dall’art. 1810 c.c., il comodato senza previsione di termine finale: in questo caso il proprietario può chiedere la restituzione del bene in qualsiasi momento senza che vi sia una particolare ragione o necessità. 

 

Tornando all’esempio della casa data al figlio e del comodato familiare. Normalmente in queste ipotesi non vi è la previsione di un termine finale, anzi, nella maggior parte delle ipotesi, non viene neanche sottoscritto il contratto di comodato, che comunque rimane valido.

Questa circostanza (la mancata previsione di un termine finale) non significa, però che il comodato rientri nella previsione del comodato precario e quindi i genitori possono riavere indietro la casa in qualsiasi momento. Infatti, la Corte di Cassazione ritiene che, salvo che le parti non prevedano diversamente, che l'abitazione sia stata data in uso al figlio per le esigenze della famiglia e che, quindi, sino a quando ci saranno figli minorenni, o maggiorenni non autosufficienti, il figlio avrà diritto a far uso della casa, anche se i genitori dovessero cambiare opinione e volessero la restituzione della casa.

Si ritiene in questi casi che sorga un vincolo di destinazione a casa familiare e che, quindi, si rientri nella ipotesi di contratto a “termine indeterminato”: esso varrà sino a quando saranno in essere le esigenze familiari. 

Prima conseguenza di tale principio è che i genitori non potranno pretendere dal figlio la restituzione della casa se non quando saranno terminate le esigenze familiari.

Seconda conseguenza è che se il figlio si separa e la casa viene assegnata alla moglie, in quanto i figli vengono collocati presso di lei, sorge un diritto di godimento della casa su quest’ultima che potrà continuare ad abitare nella stessa sino a quando i figli della coppia non saranno maggiorenni ed autosufficienti. 

I genitori potranno riavere indietro l’abitazione solo se sorgerà un bisogno urgente ed imprevedibile. 

 

Cosa devo fare se non voglio trovarmi in questa situazione? 

Se si vogliono prevenire queste situazioni è necessario porre maggiore attenzione nel momento in cui si stipula il contratto di comodato, ricordando che il contratto è tale anche se non viene stipulato in forma scritta.

Sarà opportuno mettere un termine finale alla durata del contratto indicando un chiaro termine finale alla durata del contratto. Tanto allo scadere del termine niente vieta alle parti di sottoscrivere un nuovo contratto ma si evita in tal modo di trovarsi nella condizione di non poter usufruire di una casa di propria proprietà per un periodo di tempo indeterminato e contro la propria volontà. 

 

Per meggiori informazioni e chiarimenti sul contratto di comodato familiare, il mio studio legale è a vostra disposizione per una consulenza gratuita e senza impegno.

 

 

 

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