Il coordinatore genitoriale. Chi (e quando) è chiamato a questo ruolo


Il giudice, su istanza congiunta dei genitori, può nominare nel miglior interesse dei figli un esperto per fornire ai genitori un ausilio al superamento del conflitto
Il coordinatore genitoriale. Chi (e quando) è chiamato a questo ruolo

L’art. 473-bis.26 (Nomina di un esperto su richiesta delle parti) introdotto con il Decreto legislativo 10/10/2022, n. 149, stabilisce che «Il giudice, su istanza congiunta delle parti, può nominare ai sensi dell'articolo 68 uno o più ausiliari, scelti tra gli iscritti all'albo dei consulenti tecnici d'ufficio, o al di fuori dell'albo se vi è accordo delle parti, per intervenire sul nucleo familiare al fine di superare i conflitti tra le parti, fornire ausilio per i minori e agevolare la ripresa o il miglioramento delle relazioni tra genitori e figli.
Il giudice individua gli obiettivi dell'attività demandata all'ausiliario tra quelli indicati nel primo comma, e fissa i termini, anche periodici, entro cui l'ausiliario deposita una relazione sull'attività svolta e quelli entro cui le parti possono depositare note scritte. Se sorgono questioni sui poteri o sui limiti dell'incarico conferito, l'ausiliario o le parti informano il giudice il quale, sentite le parti, dà i provvedimenti opportuni».

La norma appena ricordata segue l’art. 473 – bis.25dettato in materia di “Consulenza tecnica d'ufficio” e precede l’art. 473 – bis.27, quest’ultimo previsto in materia di “Intervento dei servizi sociali o sanitari nei procedimenti a tutela dei minori”.

Il legislatore della recentissima riforma colloca la regolamentazione della nomina di un esperto con le finalità indicate in chiara e distinta vicinanza rispetto agli istituti che, nello stesso settore di intervento, identificano il ruolo del CTU e quello del servizio sociale. Ne consegue che, se, infatti, l’esperto ex art. 473 – bis.26 “può” essere nominato «su istanza congiunta delle parti», l’intervento dei servizi sociali art. 473 – bis.27 viene disposto dal Giudice a prescindere da detta istanza e, quindi, anche eventualmente in assenza della volontà degli stessi genitori. Pare piuttosto evidente come la decisione di far intervenire i servizi sia legata e, eventualmente, conseguente, al venir meno, nei genitori, della capacità di provvedere autonomamente alla cura dei figli durante il conflitto che si nel processo di famiglia.

Giova notare come le norme in commento si trovino esattamente a ridosso di quei provvedimenti temporanei e urgenti ex art. 473 – bis.22e risultano collocate nel vivo del processo di separazione o divorzio dopo il suo inizio.

Ben chiara risulta anche la regolamentazione del Consulente Tecnico d’ufficio il quale, diversamente dalle altre due figure, ha un ruolo eminentemente valutativo e di supporto tecnico al giudizio, restando estraneo ad una prospettiva di intervento sul nucleo genitoriale salva la sola possibilità di «eventuali specifiche proposte di intervento a sostegno del nucleo familiare e del minore», la cui attuazione spetterà evidentemente ad altri, ossia, appunto, all’esperto e, quindi, ai genitori stessi, o ai servizi sociali, ove ciò non sia possibile.

Caratteristica che accomuna tutte queste figure è il fatto che nessuna di queste presuppone o implica necessariamente l’altra. Ciò come logica conseguenza del fatto che lo stato di “salute”, per così dire, del nucleo genitoriale si presenta in stadi e forme alquanto diverse al momento di apertura del giudizio che pure inizi con genitori nella pienezza dei propri diritti e doveri di cura dei figli ossia genitori i quali non siano stati oggetto di provvedimenti limitativi o ablativi della responsabilità genitoriale. La sospensione o la decadenza dalla responsabilità genitoria sono infatti conseguenza di un danno, effettivo o anche solo potenziale ai figli, conseguente ad un’inadeguatezza che i genitori presentano, a prescindere dal conflitto in atto tra essi, e tale da giustificare, appunto, misure che limitino in essi l'esercizio stesso della responsabilità genitoriale.

Fatte tutte queste considerazioni si può allora constatare come la regolamentazione di cui all’art. 473 – bis.26, in materia di “esperto” rispecchi la figura di matrice giurisprudenziale definita «coordinatore genitoriale» dalle Corti, di merito e di legittimità, in epoca antecedente al D. lgs. 149/2022 (che pure, oggi, si astiene opportunamente dall’uso di questa definizione che potrebbe limitarne la portata).

In termini pratici può essere utile alla verifica del rapporto tra i precedenti giurisprudenziali e l’attuale normativa, rileggere una recentissima ordinanza della Corte di Cassazione del 01 marzo 2023 n. 6186 (quindi adottata in applicazione della legislazione precedente ma anche della figura giurisprudenziale del coordinatore, regolata dalla legge attuale proprio sulla scorta di quell’elaborazione giurisprudenziale), intervenuta su un caso riguardante due fratelli, entrambi minorenni, i quali erano stati affidati ai servizi sociali a causa dell’inidoneità dei genitori «incapaci di gestire la cogenitorialità nella relazione di coppia per la presenza di nuclei psicopatologici». In questo caso, le concordi decisioni del Giudice in prime cure e della Corte d’Appello, procedendo dal presupposto che «la decadenza dalla responsabilità genitoriale non costituisce una sanzione a comportamenti inadempienti dei genitori ma si fonda sull'accertamento degli effetti lesivi che hanno prodotto e possono ulteriormente produrre a danno dei figli, tali da giustificare una limitazione o l'ablazione della responsabilità genitoriale» avevano «escluso l'adozione dei richiesti provvedimenti perché» entrambi i genitori «considerati individualmente» erano risultati «adeguati a svolgere la funzione genitoriale». Le maggiori criticità erano «invece nel rapporto di coppia» ove il conflitto «era esploso oltre i semplici limiti di un litigio in fase di separazione, incidendo negativamente sul clima respirato dai minori». La Corte d’appello aveva «ritenuto, cioè, che, presi singolarmente» i genitori dei minori «interagissero positivamente con i bambini e che i pregiudizi del passato al loro benessere fossero derivati dal malsano rapporto di coppia che li coinvolgeva» e che pertanto «ai fini delle decisioni sulla responsabilità genitoriale non vi fosse ragione, nel contesto della separazione coniugale in atto, di incidere sulla responsabilità genitoriale dell'uno e dell'altro».

La rivisitazione del caso appena riportato aiuta a comprendere in termini di relazione tra le norme citate come quella del coordinatore genitoriale sia una funzione, per la quale oggi esiste una specifica norma regolatrice, l’art.473 – bis.26, applicabile a genitori in grado di esprimere una collaborazione previa rispetto allo svolgimento della coordinazione stessa; fermo restando che, in caso in cui detta capacità non vi sia, detto ruolo di coordinatore ben può essere assunto, al di fuori dei limiti di cui alla norma ex art. 473 – bis.26, anche dal servizio sociale.

Articolo del:


di Giuseppe Mazzotta

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