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Il Couseling sanitario non è una scelta, è un diritto


Il counseling sanitario si basa sul raggiungimento di obiettivi fondamentali: sostegno emotivo, prevenzione, favorire il benessere, potenziamento delle risorse
Il Couseling sanitario non è una scelta, è un diritto

Il counseling sanitario si basa sul raggiungimento di obiettivi fondamentali: sostegno emotivo, prevenzione, favorire il benessere, potenziamento delle risorse esistenti, migliorare la comunicazione, favorire l’ascolto e l’accoglienza.

 

Il counseling sanitario: principali fruitori

Tra i principali fruitori di un servizio di counseling sanitario, oltre agli utenti o pazienti cosiddetti fragili, accompagnati emotivamente durante i loro percorsi di degenza, ci sono loro, gli operatori sanitari: medici, infermieri, soccorritori del 118, OSS, educatori socio-sanitari, volontari. Tutte persone che operano dentro e fuori le corsie degli ospedali, nelle ambulanze, in strutture di accoglienza di ogni tipo.

Immersi quotidianamente in situazioni ad elevato impatto emotivo. Colpiti da forti picchi di stress fisico ed emozionale a causa dei turni estenuanti e soprattutto per il costante contatto con situazioni di criticità fisica e mentale, con la morte, le malattie terminali, gli incidenti stradali e le pandemie.

Gli operatori sanitari, volontari e non, hanno il diritto di ricevere un supporto costante e duraturo grazie a sessioni di counseling sanitario individuale e di gruppo.

Appartenenti alle categorie più colpite dalla sindrome da burn-out, patologia professionale legata all’esposizione prolungata a livelli di stress emotivo-relazionale e che può essere prevenuta, ancor prima che gestita.

Come si può fare?

 

Una soluzione: gruppi di counseling sanitario

Con supervisioni di gruppi di counseling sanitario tra colleghi, incontri individuali di counseling sanitario, l’attivazione di uno sportello fisso di counseling sanitario all’interno della struttura nella quale gli operatori, volontari o meno, lavorano.

Spazi autentici, accoglienti, riservati e gestiti da counselor professionisti. Spazi nel quale poter scaricare rabbia, frustrazione, dolore, senso di inefficacia, senso di colpa, stanchezza, demoralizzazione: tutte emozioni che si affollano quotidianamente nella mente degli operatori del settore socio-sanitario.

Non solo, tra i vari aspetti deficitari, quello comunicativo, viene spesso lamentato dagli operatori. Per comunicazione si intende quella verbale, non verbale (spesso fonte di fraintendimenti), l’importanza nel conoscere e saper gestire la prossemica, i movimenti degli occhi, i gesti, il tono della voce. Lo sappiamo, non si può non comunicare e allora impariamo a farlo bene. Un progetto di counseling sanitario è efficace nell’indicare delle strategie comunicative ad hoc.

Suo obbiettivo è quello di accogliere i bisogni e le aspettative, esplicite e latenti, dei soggetti, fornendo indicazioni preziose a riguardo. Inoltre, la tematica dell’accoglienza emerge molto spesso, come altra criticità latente.

Nel concreto cosa si intende per accoglienza? Come si può tradurre in comportamenti reali?

Accoglienza significa gentilezza nei modi, corrispondenza empatica tra pazienti e personale sanitario; in una sola parola: empatizzare senza farsi travolgere.

Per concludere, nota positiva: sul nostro territorio nazionale, pur con sfumature diverse, tutti gli ambiti sanitari presentano da sempre un filo che li lega saldamente al counseling sanitario. Questa spinta si è via via andata strutturando, all’interno delle varie aree sanitarie, dagli ospedali alle case di cura per anziani, dai servizi di consultorio agli ambulatori medici, dal pubblico al privato. Nota dolente: quasi tutti questi progetti purtroppo, molto spesso sono a termine, in altre parole, non sono strutturati per diventare permanenti. Ci vuole un’inversione di tendenza. Tanto deve essere ancora fatto.

 

Letizia Ciabattoni
Laurea Magistrale in Psicologia
Counselor Professionista iscritta al CNCP N 10709
Collaboratrice esterna con LASU Parma scuolandi
Counseling accreditata CNCP

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