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Il deconfinamento e la sindrome della capanna


Conseguenze del lockdown: alcune persone stanno manifestando la sindrome della capanna, un disagio psicologico provato in seguito all'isolamento sociale
Il deconfinamento e la sindrome della capanna

 

Per circa due mesi, a seguito delle norme tese a limitare la diffusione del COVID-19, siamo stati invitati a rimanere nelle nostre case e a spostarci solo per i bisogni di prima necessità; nei mesi di marzo ed aprile abbiamo vissuto in una dimensione temporale non più scandita dai ritmi frenetici della ipermodernità.

Abbiamo trascorso il tempo per lo più “nell’attesa": del nostro turno, del prossimo decreto governativo, di rivedere i congiunti, di tornare a vivere come prima.

Il vuoto, il silenzio, la noia, l'ipocinesia hanno dato vita ad un paesaggio meno vissuto e solamente abitato geograficamente. Il lockdown ci ha obbligati a rallentare, a stare a casa e a riscoprire nuovi ritmi.

Molte persone si sono sentite protette nelle loro abitazioni, hanno riscoperto hobbies, si sono dedicate ad attività accantonate a causa del vivere veloce dei giorni nostri, si sono cimentate in cucina, hanno rinforzato relazioni… la società del fare e del produrre ha lasciato spazio a riflessioni ed interiorità.

Ma se prima abbiamo contato i giorni per poter di nuovo uscire di casa, ora che è davvero possibile, molte persone manifestano difficoltà, risultando restii ad un ritorno alla vita caotica, stressante e fatta di attimi rubati qua e là.

Le nostre case sono state un luogo sicuro dove le giornate erano scandite da routine che ora dovremmo abbandonare per tornare in un mondo pieno di insicurezze ed incertezze. Molti si ritrovano ad avere paura, a provare ansia e senso di inquietudine per il cambiamento che ci troviamo davanti.

Questo stato, definito come "sindrome della capanna", è per molti una reazione fisiologica, non un disturbo patologico, e riguarda chi ha trascorso molto tempo isolato dalla società ed implica la voglia di permanere nel proprio rifugio e di non voler uscire da esso.

Tale condizione si manifesta spesso anche in seguito ad un ricovero o ad una lunga malattia ed è proprio dopo questi lunghi periodi che le persone possono sviluppare insicurezza, paura ed ansia verso il mondo esterno. Tali stati d'animo sono in questo primo periodo di ripresa (Fase 2) più forti del confinamento, ma, con il passare del tempo, dovrebbero normalizzarsi.

Alcune persone possono manifestare difficoltà a riprendere in mano la loro vita perché temono di non riuscire ad avere le forze e le risorse personali sufficienti per poter sostenere i ritmi pre-quarantena.

Altre emozioni frequenti conseguenti al deconfinamento sono la tristezza e la nostalgia per i tempi più dilatati e per una calma, a cui la frenesia dei nostri ritmi prima della quarantena non ci aveva abituato.

Altra fonte di disagio è collegata per alcuni al vedere che le cose sono cambiate, senza sapere quando queste torneranno come prima, ci ritroviamo al fare attenzione alle distanze tra le persone, all'uso delle mascherine, alla chiusura di molte attività, alle limitazioni nell'ingresso in negozi, musei, pub, bar, ecc.

Anche attraverso il corpo si possono manifestare sintomi di disagio e fatica come insonnia, difficoltà a mantenere la concentrazione, stress, sindrome del colon irritabile…

Alcune persone si autolimitano nelle uscite o perché ancora spaventate da eventuali contagi o perché non hanno un valido motivo per uscire, ma anche perché varcare il confine del nostro rifugio ci fa paura.

Tuttavia la paura di per sé non è un sentimento negativo, ci fa essere più responsabili e prudenti ed è importante accettarla e non negarla o combatterla.

Ma come fare per superarla?

Con gradualità, a piccoli passi, così se il mondo ci spaventa affrontiamolo a piccole dosi: usciamo di casa - con le dovute precauzioni - per fare una piccola passeggiata intorno all'isolato, poi allontaniamoci andando un po' più lontani, magari con un obiettivo...

È fondamentale anche avere dei pensieri positivi ed allenarci in tal senso, esprimere i nostri stati d’animo, dedicarci alla nostra persona, rivedere amici, praticare la meditazione e darsi tempo per ripristinare nuove abitudini...

Nella maggior parte dei casi il tutto dovrebbe stabilizzarsi entro le tre settimane e spontaneamente, ma se così non fosse o se il disagio aumenta, è importante non fare finta di niente e chiedere aiuto ad un esperto; si può pensare anche ad un sostegno psicologico online, come forma alternativa a quella tradizionale, ma altrettanto valida e funzionale.

 

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