Il diritto alla bellezza, danno risarcibile


Il danno estetico ed il diritto alla bellezza come valore della integrità psicofisica
Il diritto alla bellezza, danno risarcibile


Il cambiamento delle abitudini di vita che interessano tutti noi non consente di ignorare l’interesse sempre più crescente verso l’aspetto fisico, all’armonia ambientale e all’equilibrio psichico. Il culto della bellezza è un fenomeno in continua espansione, tale da considerare la cura del corpo quale requisito indispensabile anche da un punto di vista professionale ai fini dell’ottenimento di un impiego o dell’avanzamento di carriera. Da ciò l’interrogativo se possa trovare ingresso nel nostro ordinamento e conseguente risarcibilità il danno estetico. Fino a qualche tempo fa, l’orientamento dominante non riteneva risarcibile autonomamente il danno estetico, con la conseguenza che, nel caso di lesioni personali, i soli danni risarcibili erano quello morale e quello di natura patrimoniale derivante da riduzione della capacità di guadagno. All’interno di tale contesto, parte della giurisprudenza aprì degli spiragli diretti ad ammettere la risarcibilità autonoma del danno estetico, fatto rientrare nel genus del danno patrimoniale presunto, in quanto si riteneva che tale tipologia di danno, sebbene non incidesse direttamente sull’attività lavorativa, menomasse la possibilità di occupazione e di carriera. Attualmente, il danno estetico viene ricondotto nell’ambito del danno non patrimoniale come sub specie del danno biologico. Il danno estetico consiste nell’alterazione estetica e nella perduta bellezza del soggetto, a seguito di incidente stradale. Esso si può risolvere anche in un danno alla vita di relazione quando comporti una diminuzione delle possibilità di acquisire certe posizioni sociali dalle quali derivi un utile valutabile economicamente e. qualora, gli effetti pregiudizievoli si riverberino anche nell’ambito lavorativo. La lesione alla salute si definisce come danno estetico quando incide, piuttosto che su un organo o una funzione, sull'aspetto esteriore del corpo del danneggiato. Si dovrà, quindi, giungere ad un personalizzazione del danno, tenendo in considerazione tutti gli aspetti fisionomici preesistenti, congeniti ed acquisiti che, nel loro complesso, contribuiscono a qualificare l’efficienza estetica. Da ciò l’orientamento secondo il quale i postumi di carattere meramente estetico, in quanto incidenti in modo negativo sulla vita di relazione, possono e devono avere un autonomo trattamento risarcitorio, sotto l’aspetto strettamente patrimoniale, allorchè, eventualmente provochino negative ripercussioni non soltanto sull’attività lavorativa già svolta, ma anche su un’attività futura, precludendola o rendendola di più difficile conseguimento, in relazione all’età, al sesso del danneggiato ed ad ogni altra utile circostanza particolare.

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di Avvocato Filippo Carrozzo

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