Il diritto dei minori alla bigenitorialità


Separazione dei genitori: il diritto dei minori ad avere un rapporto stabile con entrambi i genitori.
Il diritto dei minori alla bigenitorialità
Cosa si intende con bigenitorialità?
Con bigenitorialità si intende quel principio etico in base al quale un bambino ha un legittimo diritto ad avere un rapporto stabile con entrambi i genitori, anche nel caso in cui questi siano separati o divorziati, purché non esistano impedimenti tali da giustificare l’allontanamento di uno dei genitori dal proprio figlio. Tale diritto, trae fondamento dalla constatazione che essere genitori è un impegno che si assume nei confronti dei figli, che non deve essere in alcun modo influenzato da una loro eventuale separazione.

Quali ripercussioni ha la separazione sui figli?
È ormai un dato di fatto, che la separazione dei genitori produce conseguenze sullo stato fisico e psicologico dei figli quando non viene garantito il loro diritto alla bigenitorialità. Dal punto di vista fisico sono note le influenze sugli equilibri ormonali, sull’integrità cromosomica, sulla possibilità di avere da adulti attacchi di panico, nonché sui livelli di Proteina C-Reattiva e su altri parametri biomurali. Dal punto di vista psicologico sono documentati effetti sulla piccola criminalità, sui rendimenti scolastici, sul tabagismo e sulle gravidanze indesiderate. Studi compiuti da varie Università straniere dimostrano infatti che i bambini che spendono tempi sostanzialmente eguali presso i due genitori, registrano livelli di soddisfazione di vita molto più alti rispetto ad ogni altra sistemazione separata.

Come si comportano i Paesi europei in materia di tutela dell’interesse del minore?
Dalle ricerche svolte in materia, è emerso che sussistono concezioni diverse da Paese a Paese, pur esistendo una generale inadeguatezza alla tutela del minore alla bigenitorialità. Sulla base di una panoramica offertaci da Colibrì-Italia, è possibile mettere a fuoco le differenze dei vari Paesi europei in tema di ripartizione media dei rapporti di:
- coabitazione e cura tra i due genitori (Tab.1);
- custodia paritetica (Tab.2);
- affido materialmente condiviso o psycal joint custody in cui, il minore, resta dal 30 fino al 50% del tempo totale col "secondo genitore".

Tab.1 - Stima media del tempo teoricamente previsto per il "secondo genitore" (Fonte Colibrì-Italia).

Tab. 2 - Tutela del diritto dei minori alla bigenitorialità di fronte al divorzio dei genitori secondo la stima della custodia parietetica (Fonte Colibrì-Italia).

Tab. 3 - Tutela del diritto dei minori alla bigenitorialità (co-parenting) di fronte al divorzio dei genitori nei differenti Paesi Europei secondo la stima della physical joint custotdy o affidamento materialmente condiviso (Fonte Colibrì-Italia).

Quel che si trae dalle tabelle soprastanti è che il panorama europeo è indubbiamente triste la situazione italiana è una tra le più drammatiche. In Italia infatti, pur esistendo una legge che riconosce il diritto del minore alla bigenitorialità, dopo la separazione, nella maggior parte dei casi vengono persi i contatti con uno dei genitori, più di frequente con il padre. Dalle statistiche risulta infatti che i bambini trascorrono l’83% del tempo con il primo genitore e solo il 17% con il secondo, e l’affidamento paritetico riguarda esclusivamente il 2% dei figli.

Quali sono le ragioni di questa carenza di tutela del diritto del minore alla bigenitorialità? Come intervenire?
Sono due gli ordini di motivazioni a cui ricondurre la generale carenza di tutela del diritto del minore alla bigenitorialità.
La tematica della bigenitorialità è sempre stata affrontata da un punto di vista esclusivamente giuridico, ed è estremamente restrittivo relegare la sua trattazione al solo Diritto di famiglia. Sono molti gli aspetti che devono essere considerati e, in primis, quelli di natura sociale e biomedica. È quindi opportuna una rinnovazione del linguaggio e dei modi di trattazione della materia, che dovrebbe essere letta, anche in chiave scientifica. L’Unione europea riconosce una totale autonomia agli Stati membri nella gestione del Diritto di famiglia con la conseguenza che si sono generati molti localismi. È per questo motivo, che si pone come necessario un intervento delle istituzioni europee diretto, sia a rafforzare la tutela del minore, sia ad omogeneizzare le tendenze degli stati dell’Unione.

Articolo del:


di Lorenzo Cirri

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