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Il fenomeno corruttivo, un cancro da contrastare!


Prima di tutto, vorrei dire che la prevenzione alla corruzione ovviamente non è facile. Sì tratta di un fenomeno diffuso, complesso!!!
Il fenomeno corruttivo, un cancro da contrastare!

Prima di tutto, vorrei dire che la prevenzione alla corruzione ovviamente non è facile. Sì tratta di un fenomeno diffuso, complesso, che riguarda il comportamento delle persone, l’atteggiamento, i valori che orientano le persone per bene e la società. Cioè, è un fenomeno che deve essere contrastato, sia nella fase preventiva, sia nella fase di reprensione. L’amministrazione pubblica deve organizzare le attività affinché si possa prevenire e contenere il fenomeno corruttivo. Le disposizioni che riguardano la prevenzione non interessano solamente ai dirigenti o alle persone responsabili dell'anticorruzione, ma riguardano tutti.

Il fenomeno corruttivo, un cancro nella nostra società, deve essere contrastato in tutte le sue forme e in tutti i suoi livelli. D’accordo con la ANAC, che ha fatto tanti cambiamenti e aggiornamenti nel PNA, con la Determinazione 12/2015 e la Delibera 831/2016, la corruzione è “l’abuso del ruolo rivestito per ottenere un vantaggio ingiusto”. Cioè, una persona utilizza il potere o l’autorità pubblica per ottenere un “fine” diverso da quello istituzionale. Alcuni sono gli aspetti che dimostrano la presenza del fenomeno corruttivo, come: “disprezzo verso i valori”, un modo di arrangiarsi creando regole soggettive proprie, ad esempio che “la legalità è fastidiosa”, “la buona fede non è necessaria” o che “la correttezza è roba da ipocriti e non serve a nulla”; oppure che il “disinteresse per il rispetto delle regole”, argomenti questi usati dalle persone che pensano che le regole siano anche fastidiose.

Però, in realtà sono importanti, necessarie e fondamentali per la nostra società. Sfortunatamente, per alcuni è presente “il disconoscimento dell'appartenenza al proprio contesto”, cioè non esiste un interesse di perseguire soluzioni effettive di contrasto alla corruzione, ad esempio da parte di un determinato dipendente pubblico, o almeno di rispettare le regole da parte delle persone, sia a livello istituzionale, sia a livello personale, e questo garantisce l’esistenza, la sopravvivenza e la crescita del fenomeno corruttivo. In realtà è come dire “non mi importa, ad ogni modo non cambierà nulla”. E per finire, “la prevalenza dell’interesse individuale rispetto a quello collettivo”. Nello Stato Democratico di Diritto in cui fortunatamente viviamo, questo aggiornamento non è più accettabile. Oggi, l’interesse pubblico e collettivo deve sempre stare sopra l’interesse privato.

In questo senso il Codice Penale tratta della corruzione in diversi articoli, come il 317, che tratta della concussione; e il 318 che tratta proprio della corruzione per l’esercizio della funzione; e il 319 che tratta della corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio; e anche il 322 che tratta dell'istigazione alla corruzione. La Corte di Cassazione ha definito la corruzione come “la vendita della funzione” e il Consiglio di Stato ha definito la corruzione come “l’abuso di un potere fiduciario per un profitto privato”. Nella Costituzione della Repubblica Italiana ci sono atteggiamenti che sono in realtà finalizzati ad addebitare la corruzione. Nell’articolo 97, abbiamo positivamente i principi del “buon andamento” e della “imparzialità” della pubblica amministrazione.

E questo è un forte strumento per contrastare la corruzione: fare una buona amministrazione, con le scelte giuste per il bene dei cittadini e della nazione, come prevede l’articolo 98 della Costituzione, sempre cercando il risultato migliore e in modo imparziale, per il bene di tutte le persone. In questo senso abbiamo anche la Legge 241/1990 che prevede nell’articolo 1 tutti i criteri che devono essere sempre presenti nella pubblica amministrazione: economicità, efficacia, imparzialità, pubblicità e trasparenza. Così si combatte la corruzione.

Cioè, i principi e i valori di cui abbiamo bisogno per combattere questo fenomeno, esistono e sono legalmente e formalmente previsti nell’ordinamento giuridico. Allora, cosa manca? Perché nella stragrande maggioranza dei casi non sono applicati? Abbiamo bisogno di avere l’effettiva applicabilità di questi principi, buona volontà di applicarli; onestà, correttezza e libertà dell’amministrazione pubblica dall’infiltrazione malefica degli interessi anti-repubblicani e anti-democratici. D’accordo con il diritto moderno, in tutto il mondo, questi principi sono clausole, pietre di applicazione obbligatoria e di difesa intransigente. L’articolo 2-bis tratta del rapporto tra i cittadini e la pubblica amministrazione e corrisponde alla collaborazione e alla buona fede.

La fiducia che consolida la relazione in questo sistema sociale. Senza la fiducia dei cittadini nella pubblica amministrazione siamo davanti a una situazione grave, cioè, di mancanza di rispetto di uno contro l’altro, e questa realtà mette in grossa difficoltà tutto il sistema e il tessuto pubblico, sociale ed economico del paese. La sfiducia dei cittadini nel governo crea una serie di problemi gravissimi, che vanno dalla fuga degli investimenti, crisi tributaria, ingrandimento della disoccupazione, aumento della criminalità, allargamento della povertà, problemi di carattere economico e sociale diversi, ecc.

Nel 2012, fortunatamente, è nata nel momento giusto, la Legge 190, conosciuta come la legge anticorruzione, che nasce per organizzare la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione. Così è stata istituita l'ANAC – Autorità Nazionale Anticorruzione. Con questo, è stata creata all’interno di ogni pubblica amministrazione la figura del responsabile per la prevenzione della corruzione (personaggio che ha l’obbligo di combattere la corruzione e non può esimersi da questa responsabilità); nasce anche il piano triennale per la prevenzione della corruzione; e per finire esiste come regola fondamentale un principio importantissimo nella pubblica amministrazione: LA TRASPARENZA. Questo principio garantisce ai cittadini di sapere cosa fa esattamente la pubblica amministrazione e come lei usa le risorse pubbliche. E con questo principio, tutti gli elenchi degli appalti pubblici vengono obbligatoriamente comunicati all’ANAC. Una vera conquista storica, dato che gli appalti sono i principali target della criminalità organizzata, dei corrotti, dei corruttori e della mafia.

Questa importante legge ha modificato varie norme e ha introdotto una serie di regole di applicazione obbligatoria, come quelle previste nell’articolo 35-bis, 53 e 54-bis del testo unico del pubblico impiego, decreto legislativo 165/2001, con distacco per i divieti di incarichi; attività all’esterno della pubblica amministrazione e whistleblowing (la ampia tutela al dipendente pubblico che segnale un illecito dentro della pubblica amministrazione, e che non può scegliere se segnalerà o no un atto illecito o corruzione che sono arrivati alla sua conoscenza, nella pubblica amministrazione. Cioè, dovrebbe segnalare. Non è una scelta, è un dovere). Un altro importantissimo cambiamento è quello che ha generato la Legge 241/1990, in cui è stato introdotto, nell’articolo 6bis, il “conflitto di interesse”.

Il DPR 62/2013, nell’articolo 7, prevede bene cos’è esattamente il “conflitto di interesse”. In questo caso siamo davanti a un conflitto tra l’interesse pubblico e l’interesse diverso, che potrebbe esse personale, privato, degli amici o dei parenti. Cioè, c’è il rischio o la pericolosa presenza dell’interferenza nell’atto da compiere, che non c’entra nulla con l’interesse pubblico. Il conflitto di interesse è veramente una minaccia all’imparzialità. Devo dire, data maxima venia, che il conflitto di interesse è una grande trappola e un vero incubo per i corrotti. Il silenzio di un pubblico dipendente, pubblico ufficiale oppure di un pubblico dirigente nei casi in cui esista il chiaro conflitto di interesse, provoca l’aggravamento delle sanzioni legali, sia a livello amministrativo, sia a livello civile, sia a livello penale.

Cioè, il silenzio nei casi in cui i conflitti debbano essere dichiarati dal titolare, mette in grande difficoltà proprio il soggetto titolare degli atti conflittivi, essendo un obbligo dichiararli. Non abbiamo alcun dubbio che l’importante strumento di prevenzione alla corruzione è il PTPCT, che è stato introdotto con la Legge 190. Con questo importante strumento, la pubblica amministrazione ha la possibilità di individuare le aree di rischio; la possibilità di analizzare il processo di lavoro dell’ente; di definire le misure di prevenzione e di definire le attività di monitoraggio e anche di verifica sull’attuazione del piano.

Non possiamo dimenticare che la corruzione è un fenomeno anche culturale e il miglior modo di contrastare la corruzione è il buon andamento della pubblica amministrazione, con la più ampia trasparenza possibile, come un mezzo per avere l’appoggio dei cittadini, quelli che vogliono partecipare alle decisioni e alla vita della comunità e che non accettano più le decisioni prese nelle riunioni nel piano di sopra a porte chiuse e senza la partecipazione popolare.

I cittadini sono forti alleati delle pubbliche amministrazioni trasparenti e inclusive, che rispettano i principi e i valori che devono sempre essere presenti nella vita della comunità e nella pubblica amministrazione, come: TRASPARENZA, IMPARZIALITÀ, MORALITÀ, RAGIONEVOLEZZA, PROPORZIONALITÀ, PROBITÀ E ONESTÀ NELLA CONDUZIONE DELLA RES PUBBLICA. Questi principi fondamentali e di applicazione obbligatoria da parte di tutta l’amministrazione pubblica, a qualsiasi livello, e anche, principalmente, da parte di quelli che fanno girare questa ruota, cioè i dipendenti, gli impiegati, gli ufficiali o i dirigenti pubblici.

Ad ogni modo, il mondo, la società, la comunità in generale e i cittadini vogliono trasparenza, chiarezza, rispetto e dignità nella conduzione dell’intesse pubblico e delle risorse pubbliche. 

 

Scarpelli Dos Santos Reis, Luiz Gustavo, advogado e cittadino italo-brasiliano che agisce per il riconoscimento della cittadinanza in Italia per i Cittadini di Ceppo italiano Nati all'estero (Brasile, Argentina e Stati Uniti) e Legge sull'Immigrazione. È registrato in Brasile come Advogado presso il Consiglio Dell’Ordine degli Avvocati di MG, SP, RJ, ES e GO. È Membro e giurista dello IAMG - Istituto degli Advogados di Minas Gerais, Brasile. In Europa è Membro del Council of Bars and Law Societies of Europe. In Italia è Advogado iscritto come Avvocato Stabilito nell'Albo dell’Ordine degli Avvocati di Roma e nell'Albo del Consiglio Nazionale Forense d’Italia. In Portogallo è advogado iscritto al Consiglio di Coimbra dell'Ordine degli Avvocati Portoghese. Fondatore della Catena del Bene nella cittadinanza italiana su YouTube, ha aiutato migliaia di persone vittime della criminalità organizzata in Brasile e in Italia.

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