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Il furto con destrezza e il mezzo fraudolento


Il mezzo fraudolento aggrava il furto quando il reo simuli una situazione per agevolare lo spossessamento del bene. L'aggravante non è sovrapponibile alla destrezza.
Il furto con destrezza e il mezzo fraudolento

La circostanza aggravante della destrezza nel furto consiste nella rapidità dell'azione di spossessamento del bene sottratto.  La destrezza va intesa come prontezza di riflessi da parte del ladro.

Nel caso in cui questi sottraesse il bene nel momento preciso in cui il legittimo proprietario si dovesse trovare in una condizione particolare e transitoria di alleggerimento della sorveglianza sull'oggetto di proprietà, allora gli verrebbe contestata la circostanza aggravante della destrezza.

Inoltre, è bene evidenziare come la signoria di cui è titolare il proprietario deve consistere in un potere esercitato non già con il possesso mediato, che presuppone il solo animus possidendi e quindi la distinzione delle sfere di azione del derubato e del ladro, bensì con la detenzione, ovvero con la disponibilità materiale della res furtiva la quale, sia pure per pochi istanti, fuoriesce dalla sfera di attenzione del proprietario: quest'ultimo comunque continua a detenerla al cospetto del ladro fino al momento in cui ne viene privato illegittimamente. La sottrazione eseguita in tale situazione e con le modalità indicate con riguardo all'azione, può dirsi integrare l'ipotesi del furto aggravato con destrezza.

Da non confondere con la destrezza, vi è l'aggravante del mezzo fraudolento. Le due circostanze non sono sovrapponibili. Nel caso del ladro il quale, dopo aver distratto il proprietario con domande ingannevoli o altri modi insidiosi, approfitti della situazione per sottrarre il bene giuridico, saranno contestate al reo le due distinte circostanze di cui si discute, solo qualora il passaggio dalla disponibilità materiale del bene giuridico allo spoglio dello stesso avvenisse per la rapidità dell'azione di spossessamento. Viceversa, sussisterebbe la sola aggravante del mezzo fraudolento.

L'esatta collocazione delle due circostanze e la nitida definizione dei loro contorni è fondamentale ai fini dell'applicazione o non applicazione dell'ultimo comma dell'art. 625 c.p. il quale prevede la pena della reclusione da tre a dieci anni e della multa da Euro 206 a Euro 1.549 in caso di concorso delle due diverse ipotesi.

La giurisprudenza sul punto è chiara nello stabilire che: "quando l'autore di un fatto non ha soltanto approfittato della momentanea distrazione del derubato (il che non è sufficiente ad integrare l'aggravante della destrezza), ma ha preordinato e provocato tale distrazione al fine di rendere più agevole l'esecuzione del furto, ha posto in essere un'attività fraudolenta atta a sorprendere e soverchiare, con l'insidia, la contraria volontà del detentore, violando le difese e gli accorgimenti apprestati dal soggetto passivo a custodia delle cose che detiene e le sue possibilità dirette e immediate di vigilanza sulle cose stesse, creando così una situazione di fatto che agevola la commissione del reato. In tale ipotesi bene viene ritenuta la sussistenza della circostanza aggravante del mezzo fraudolento prevista dall'art. 625, n. 2 , c.p." (Sez II 73/ 125453)

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