Il lato perdente della disruption


Due casi aziendali della California ci aiutano a comprendere le sfumature della disruption
Il lato perdente della disruption

Il termine anglossassone disruption significa rottura ed è spesso usato per descrivere la filosofia sottesa a tante innovazioni, anche tecnologiche, che rompono gli schemi. Indubbiamente ogni cambiamento o innovazione, che sia culturale o tecnologica, comporta un grado di rottura. Il coaching si propone di aiutare le persone a cambiare, a diventare innovative e illuminate. Quando allora la disruption presenta il lato peggiore? Vediamolo con due storie riportate da Il Foglio il 9 settembre 2018, che rivelano l’utilità di allargare lo sguardo al sistema.

 

Prima storia: Bird, start up che si occupa della condivisione di monopattini elettrici negli Usa, ormai diffusissimi in California. Si tratta di un servizio analogo al nostrano Car2Go, ma in questo caso con una politica spregiudicata questa azienda si è infilata in una carenza legislativa, che le ha permesso di crescere notevolmente, infischiandosene delle regole del traffico e della circolazione: non serve il casco, i monopattini vengono parcheggiati selvaggiamente sui marciapiedi, e sugli stessi marciapiedi sfrecciano senza badare ai pedoni. Quest’aggressiva penetrazione nel mercato ha irritato le forze dell’ordine americane e le amministrazioni comunali.

Le autorità di San Francisco hanno preso a cuore la situazione e hanno compiuto due passi molto importanti durante quest’estate: prima hanno emesso un’ordinanza di divieto di circolazione per qualunque monopattino elettrico, poi hanno concesso le licenze a due sole start up: Skip e Scoot, le più piccole e corrette, quelle che nei mesi precedenti non avevano agito in modo dirompente sulla cittadinanza. Si erano, anzi, distinte per una penetrazione concordata con le autorità attraverso un piano, in modo da garantire oltre al proprio profitto anche la non distruttività e il rispetto delle regole, intanto che le altre società si comportavano da squali. Forse qualcuno prima di quest’estate avrà pensato che a vincere erano proprio i predatori. E invece no. Chi alla fine ha perso aveva avuto una visione limitata a poche variabili, senza possedere un’ottica di sistema.

 

Seconda storia: Uber. L’azienda, nata sull’esigenza di offrire un’alternativa al taxi, si è presto trasformata in una realtà aggressiva e traumatica, introdotta dove ha potuto senza tenere conto dell’ambiente in cui penetrava, creando pesanti conflitti con i tassisti e con le autorità. Questa filosofia le ha causato la cacciata dal mercato asiatico e con il fioccare delle ingiunzioni giudiziarie anche in Europa ha dovuto rivedere le sue posizioni. Dal 2017 a guidare la società è Dara Khosrowshahi, un giovane mite e lungimirante, che ha preso il posto di Travis Kalanick. Dara ha iniziato a parlare con la autorità, a rispettare la concorrenza e a seguire le regole. Il bilancio provvisorio dopo qualche mese è già quello di avere risollevato le sorti dell’azienda. Il perdente Kalanick non aveva avuto una visione sistemica, guardando solo all’azienda e non all’ambiente esterno.

 

Cosa insegnano queste vicende d’oltreoceano?

Primo, una buona etica interna ed esterna creano un ambiente positivo. Le due vincenti aziende di monopattini si distinguevano con il comportamento virtuoso anche quando questo non sembrava premiare nel presente. Essere virtuosi è una scelta possibile, tanto più in un mondo in cui la facile comunicazione rende accessibile a tutti l’ingiustizia commessa anche in angoli remoti. Insomma farla franca oggi è una pia illusione.

Secondo, tenere presente gli aspetti più ampi del sistema in cui si è inseriti aiuta a produrre delle strategie di lungo respiro, che innovano senza troppi traumi. I protagonisti delle due piccole società di San Francisco avevano tenuto conto non solo del loro desiderio di aumentare il fatturato e di rompere le regole, ma anche della collettività. Stessa cosa si può dire del caso Uber nell'ultimo anno.

Terzo, la gestione politica del privato non solo è possibile, ma può creare sinergie potenti e positive per tutti, cittadini e imprese.

 

In un sistema in cui la disruption senza scrupoli diventa quasi la regola, seguire le regole diventa innovativo. Sir John Whitmore, il grande maestro di coaching morto l’anno scorso, ha sempre detto che le esigenze di correttezza, onestà ed equità sono un elemento essenziale per la crescita delle persone e delle aziende. Aveva ragione.

 

 

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