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Il lutto: come superare il trauma della perdita


Quando perdiamo qualcuno o qualcosa la nostra vita viene stravolta: ma si può sopravvivere al vuoto dell'assenza?
Il lutto: come superare il trauma della perdita

 

Quando parliamo di lutto ci riferiamo ad uno stato di sofferenza psicologica conseguente alla perdita di un oggetto significativo che ha fatto parte integrante dell’esistenza dell’individuo.

Quindi, viviamo un lutto quando muore una persona a noi cara, ma anche quando perdiamo il nostro status sociale, il lavoro, una relazione, la funzionalità di una parte del nostro corpo (incidenti, interventi chirurgici). Sono tutte situazioni in cui dobbiamo fare i conti con il “lasciare andare” una parte di noi, reale o simbolica e che ci costringe a rivedere il nostro modo di guardare il mondo.


Come si può manifestare?

Il lutto si esprime con un intenso dolore emotivo e reazioni fisiologiche e comportamentali. La persona può vivere tristezza, angoscia, rabbia, solitudine o esprimere il dolore emotivo attraverso il corpo: insonnia, inappetenza, attacchi d’ansia o di panico, tachicardia, perdita di energie, difficoltà di memoria. Possono comparire incubi, flashback, visioni della persona morta (Horowitz, M et al. 1977).


Fasi di elaborazione del lutto

In letteratura si evidenzia come il processo di elaborazione del lutto e, quindi, arrivare all’accettazione della perdita passi attraverso una serie di fasi. Ogni fase ha tempi e modalità molto soggettive che variano da individuo a individuo (Axelrod, J 2006).


Shock e incredulità

Nel momento della perdita, la prima reazione può essere la difficoltà a credere a ciò che è accaduto, avere la sensazione che tutto ciò che è accaduto non ha riguardato la propria persona.

Emergono sentimenti di solitudine, di perdita di progettualità della propria vita, di dover ripensare al proprio modo di essere e di vivere le relazioni con gli altri. Possono emergere anche vissuti di disagio ed imbarazzo nell’esprimere il proprio dolore con gli altri (Kubler- Ross, E – 1969).


Colpa

Possono emergere sensi di colpa per la sensazione di “non aver detto” o “non aver fatto” un qualcosa o abbastanza per la persona che non c’è più.


Rabbia

Inevitabilmente emergono sentimenti di rabbia, spesso difficilmente indirizzabili. In molte situazioni non è possibile arrabbiarsi con nessuno oppure ci si arrabbia con tutti: con chi si pensa non abbia fatto abbastanza, con se stessi, con chi è stato presente e con chi non c’è stato. A volte ci si arrabbia con Dio.


Riorganizzazione

Arriva il momento in cui si deve organizzare e riorganizzare la propria vita. Iniziare ad organizzare le cose pratiche, burocratiche, ma anche iniziare a ripensarsi in un modo diverso, non pensare più “noi” ma “io”. Diventa necessario riprendere le relazioni, spesso costruirne di nuove e trovare nuovi ambiti in cui canalizzare le proprie energie psichiche.


Lutto fisiologico vs lutto patologico

L'esperienza della perdita ci costringe a fare i conti con l'assenza e questo provoca inevitabilmente vissuti di tipo depressivo che devono necessariamente essere attraversati. In questo percorso la persona può riuscire a vivere l'esperienza dolorosa dell'assenza come momento di elaborazione e crescita personale e, quindi, riuscire a riorganizzarsi in modo costruttivo.

Nelle situazioni disfunzionali possiamo incontrare dei tentativi di negare la morte e di sostituire nel tempo più rapido possibile l'oggetto perduto con un nuovo oggetto. La negazione della perdita è un tentativo di anestetizzare il dolore, per non sentire, ma tiene la persona imprigionata in questa dimensione. Possiamo incontrare anche la persona che in una condizione opposta alla precedente, non riesce a dimenticare.

L'oggetto non c'è più, ma continua ad essere presente, si crea una cronicizzazione del lutto accompagnato da sentimenti idealizzazione o sensi di colpa verso il morto.
In tutte le situazioni in cui, entro un tempo ragionevole, non si riesce a reinvestire le proprie energie psichiche in modo funzionale è importante richiedere l'aiuto di un esperto per non correre il rischio di rimanere imprigionati nell'impossibilità di “lasciare andare” ciò che non c'è più e poter ricostruire la propria vita in una nuova dimensione.

E' importante trovare uno spazio di elaborazione per evitare che il dolore emotivo trovi espressione in altre manifestazioni come somatizzazioni, comportamenti a rischio o atteggiamenti auto-distruttivi.


Bibliografia
- Axelrod, J (2006). The 5 stages of Loss and Grief. Psych Central.
- Horowitz, M et al. (1977). Stress response syndromes: PTSD, grief end adjustment disorders.
- Kubler- Ross, E (1969). On death and dying. Neww York: Springer.

 

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