Il nuovo art.120 TUB e il divieto di anatocismo


Con la Legge di Stabilità 2014, dal 1°.1.2014, è operante la nuova disposizione legislativa che vieta l'anatocismo nei rapporti bancari
Il nuovo art.120 TUB e il divieto di anatocismo
Con due distinte Ordinanze cautelari, emesse in procedimenti intrapresi da Associazioni di Consumatori ai sensi dell’art. 140 Codice del Consumo, la Sesta Sezione del Tribunale di Milano è intervenuta nella discussione relativa all’efficacia temporale della Legge n. 147/2013 (c.d. Legge di Stabilità 2014) ed, in particolare, in merito alla disciplina temporale del novellato II° comma dell’art. 120 T.U.B., che ha introdotto un espresso divieto di anatocismo nei rapporti bancari.
La nuova disposizione prevede che: «Il C.I.C.R. stabilisce modalità e criteri per la produzione di interessi nelle operazioni poste in essere nell'esercizio dell'attività bancaria, prevedendo in ogni caso che: a) nelle operazioni in conto corrente sia assicurata, nei confronti della clientela, la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori; b) gli interessi periodicamente capitalizzati (contabilizzati) non possano produrre interessi ulteriori che, nelle successive operazioni di capitalizzazione, sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale»".

L’innovazione legislativa rispetto al previgente II° comma dell’art. 120 T.U.B. appare rilevante dal momento che, dapprima, la normativa consentiva la pratica dell’anatocismo, seppur nel rispetto delle "modalità e dei criteri" individuati dal C.I.C.R. e, comunque, a condizione di reciprocità della periodizzazione della capitalizzazione, derogando al divieto generale di cui all’art. 1283 c.c., mentre la nuova disposizione legislativa esclude qualsivoglia forma di capitalizzazione degli interessi passivi maturati.
In ordine all’immediata precettività dell’innanzi indicata disposizione normativa è sorto un contrasto dottrinale e gli Istituti Bancari hanno ritenuto, erroneamente, che la nuova disciplina fosse subordinata ad un intervento di normativa secondaria del C.I.C.R., pur previsto dal testo legislativo.
In proposito, i provvedimenti adottati dal Tribunale di Milano, valorizzando il tenore letterale della disposizione normativa e ricostruendo la voluntas legis del Legislatore, hanno escluso ogni forma di subordinazione della disciplina introdotta dalla c.d. Legge di Stabilità 2014, ritenendo la stessa in vigore sin dal 1°.1.2014 e censurando la condotta omissiva posta in essere dagli Istituto Bancari.

In particolare, con l’Ordinanza del 25.3.2015, la Sesta Sezione del Tribunale di Milano ha, espressamente, affermato che: "La disposizione in esame non può che leggersi, quindi, nel senso della rigorosa esclusione dell’anatocismo nei rapporti bancari, sulla base della mera interpretazione letterale, in forza della quale è difficile assegnare all’espressione <> significato diverso dall’esclusione dell’anatocismo; ciò anche alla luce della correlazione con il successivo periodo, che impone di calcolare gli interessi capitalizzati, ossia annotati in conto, esclusivamente, sulla sorta capitale>>.
La ricaduta economica dell’immediata precettività della disposizione in esame appare rilevante, dal momento che tutti i maggiori Istituti Bancari, attendendo, inutilmente, l’intervento regolamentare del C.I.C.R., hanno continuato a praticare l’anatocismo nei rapporti bancari, seppur nei limiti di cui al previgente art. 120 T.U.B. generando, per i rapporti debitori, interessi passivi che, sulla base della nuova normativa, possono essere ritenuti illegittimi, per la violazione del divieto introdotto dall’art. 1, comma 629, della predetta Legge n. 147/2013.

Allo stato, pertanto, i correntisti che, dal 1° gennaio 2014, hanno visto addebitarsi in conto corrente degli importi a titolo di interessi passivi determinati su una sorta capitale contenente la capitalizzazione degli interessi passivi precedentemente maturati hanno diritto alla rideterminazione del saldo di conto corrente, con l’eliminazione degli importi illegittimamente conteggiati in violazione dell’art. 120 T.U.B., come modificato dalla Legge di Stabilità 2014.
Ancora una volta gli Istituti Bancari, supportati da un parere emesso dalla Banca d’Italia, hanno posto in essere condotte non conformi agli obblighi di buona fede contrattuale, ai quali sono tenuti in virtù del principio di correttezza e buona fede nell’esecuzione dei contratti, espressione del dovere di solidarietà fondato sull’art. 2 della Costituzione Italiana, utilizzando comportamenti inadeguati all’attività professionale esercitata.

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di Avv. Francesco Mazzella - JURESERVICE

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