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Il nuovo codice della crisi di impresa e insolvenza


Le imprese devono dotarsi di un sistema di controllo di gestione e svolgere un’attività di pianificazione finanziaria in nome della continuità aziendale
Il nuovo codice della crisi di impresa e insolvenza

Alla luce del nuovo “Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza”, entrato i vigore il 16 marzo 2019, appare chiaro che le imprese debbano dotarsi di un sistema di controllo di gestione e svolgere un’attività di pianificazione finanziaria e monitoraggio per conoscere i flussi finanziari.

La ratio del nuovo codice della crisi di impresa e dell’insolvenza è di consentire una tempestiva emersione dello stato di crisi dell’impresa evitando, quindi, uno stato di crisi irreversibile ed incentivando il raggiungimento di un accordo tra l’imprenditore ed i creditori.

Il focus viene, quindi, spostato dai dati a consuntivo a quelli di tipo previsionale.

Di fatto dovrà cambiare il modo di fare impresa, con una gestione più consapevole, orientata a guardare i flussi di cassa e a programmare.

La nuova legge riguarda proprio tutti:

-    L’IMPRENDITORE INDIVIDUALE: che dovrà dotarsi di misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi e ad assumere senza indugio le iniziative necessarie a farvi fronte;

-    L’IMPRESA COLLETTIVA: che si dovrà dotare di un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi, nonché attivarsi per l’adozione e l’attuazione degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale.

Dovrà, quindi, essere istituito un sistema flussi di cassa prospettico con lo scopo di programmare e tenere monitorati gli impegni finanziari per l’imprenditore individuale.

L’impresa collettiva dovrà elaborare piani strategici, industriali e finanziari, ad esempio budget, rendiconti finanziari, flussi di cassa prospettici con il loro continuo monitoraggio.

Dovrà, quindi, dotarsi di un sistema di CONTROLLO DI GESTIONE.

 

Gli indicatori della crisi

È stato dato mandato al Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti di individuare indicatori di crisi con il compito di identificare squilibri reddituali, patrimoniali o finanziari e che diano evidenza:

-    della sostenibilità dei debiti per almeno i 6 mesi successivi;

-    delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso, o qualora la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione sia inferiore a 6 mesi, per i sei mesi successivi;

-    della capacità di sostenere gli oneri di indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi;

-    dei ritardi reiterati e significativi nell’effettuazione dei pagamenti.

L’imprenditore in crisi dovrà, quindi, attivare autonomamente il procedimento di composizione assistita della crisi di impresa, che si svolge dinanzi all’Organismo di Composizione della Crisi d’Impresa (OICR).

L’OICR è un organo istituito presso le Camere di Commercio con il compito di ricevere le segnalazioni, di gestire le procedure di allerta e di assistere l’imprenditore nel procedimento di allerta.

In caso di inerzia dell’imprenditore, spetterà ad altri soggetti l’obbligo di segnalazione quali:

-    gli organi di controllo societari, collegio sindacale o revisore contabile se vi sono;

-    segnalazione esterna da parte dell’Agenzia delle Entrate, INPS e Agente della riscossione.

La tempestiva segnalazione all’organo gestorio comporta l’esonero dalla responsabilità solidale dell’organo per i fatti successivi alla segnalazione che non dipendono da condotte anteriori, a condizione che all’inerzia eventuale dell’organo gestorio faccia seguito la segnalazione dell’OCRI.


Responsabilità degli amministratori

La nuova normativa stabilisce la responsabilità degli amministratori delle società a responsabilità limitata verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale.

Quindi, se una SRL entra in stato di crisi e l’amministratore non aveva predisposto in società gli strumenti indicati dalla legge per prevenirla ne risponde personalmente, anche con il suo patrimonio personale.

Molti amministratori, soprattutto nelle piccole SRL dove l’organo amministrativo combacia con i soci, erroneamente, pensano di dover rispondere solo ai soci (se stessi o familiari), comunque persone da cui non temere nulla.

Con il nuovo Codice delle crisi e dell’insolvenza, le cose cambiano e sono riconosciute responsabilità personali nel caso non abbiamo mantenuto l’integrità del patrimonio sociale.

Questo discorso non vale solo per le SRL, ma anche società di persone quali SNC a SAS.


Nomina dell'organo di controllo societario

L’art. 379 del nuovo codice modifica il secondo comma, lettera c), dell’art. 2447 del Codice Civile con la riduzione dei limiti al di sopra dei quali le società sono obbligate alla nomina dell’organo di controllo, collegio sindacale o sindaco unico, o un revisore quali:

– Valore totale dell’attivo patrimoniale “solo” 2 milioni di euro (prima era 4,4 milioni)

– Totale ricavi derivanti da vendite o prestazioni “solo” 2 milioni di euro (prima era 8,8 milioni!)

–  Dipendenti occupati in media durante l’esercizio 10 unità (prima il limite era di 50 unità)

Basta superare uno dei limiti per due esercizi consecutivi affinché la nomina diventi OBBLIGATORIA.

(Si rileva che al momento è stato presentato un emendamento al Decreto Crescita che modifica i limiti come segue: valore dell’attivo patrimoniale 4 milioni; totale dei ricavi 4 milioni;  numeri dipendenti occupati in media 20 unità).

—> ATTENZIONE: se negli esercizi 2017 e 2018 sono stati superati i suddetti limiti, è OBBLIGATORIA la nomina dell’organo di controllo! Nomina che deve essere fatta entro il 16 dicembre 2019!!!

 

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