Richiedi una consulenza in studio gratuita!

Il pedone ha (quasi) sempre ragione


In caso di sinistro stradale, il pedone è tutelato dalla legge con una norma ad hoc che rende più facile agire per il risarcimento dei danni subiti
Il pedone ha (quasi) sempre ragione

Il nostro ordinamento ha un occhio di riguardo nei confronti dei pedoni. Il che non significa necessariamente che “il pedone ha sempre ragione” come talvolta si dice, banalizzando. E tuttavia, è vero che quando la vittima di un incidente è un pedone, è davvero difficile che i danni patiti da quest’ultimo non siano risarciti, in tutto o in parte.

La posizione di favore – da un punto di vista risarcitorio – di cui gode chi circola a piedi sulla pubblica via si ricava, innanzitutto, dall’art. 2054, I° comma c.c. dove si legge: “Il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno”.

Si percepisce immediatamente, anche da una lettura superficiale della norma, l’intento del nostro legislatore: gravare di un onere di grande attenzione colui che si serve di un veicolo a motore (godendo, quindi, dei correlati benefici) e tutelare il più possibile coloro che transitano a piedi sulle strade; proprio perché le strade sono diventate, in seguito alla motorizzazione dei mezzi di trasporto, luoghi pericolosi a tutti gli effetti.

Il codice, con la norma di cui sopra, ha previsto quella che in gergo legale si definisce “inversione dell’onere della prova”. Significa, né più né meno, quanto segue: allorquando si verifica un incidente stradale a danno di un pedone, si presume che la responsabilità sia del conducente del mezzo motorizzato investitore. È come se la vittima partisse da una posizione, sostanziale e processuale, di grande vantaggio così traducibile: la colpa è sempre di chi ha causato i danni fisici alla persona a meno che costui non riesca a dimostrare di aver tenuto un comportamento ineccepibile. Anzi, più che ineccepibile. Egli dovrà provare di essersi spinto a uno scrupolo, nella guida, straordinario e tale da comprendere tutte le manovre diversive necessarie e sufficienti, nella fattispecie, a evitare il verificarsi del fatto illecito.

Quindi, nei casi in cui la vittima di un sinistro sia un pedone, quest’ultimo potrà limitarsi ad “allegare” (cioè a descrivere minuziosamente) e provare il fatto storico senza preoccuparsi di dar prova anche della colpa del conducente del veicolo investitore.

Un vantaggio considerevole rispetto ai canoni classici della responsabilità aquiliana (vale a dire, extracontrattuale) stabiliti dall’articolo 2043 c.c. in base ai quali, in genere, il danneggiato deve sempre provare non solo l’elemento oggettivo (condotta, evento e nesso di causa), ma anche l’elemento soggettivo (dolo o colpa) dell’illecito.

A questo punto, la domanda diventa, mettendosi dal punto di vista del presunto responsabile: come può fare quest’ultimo a dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno? In genere, l’unico modo per uscire totalmente indenne da una vicenda giudiziaria che coinvolga un pedone è affermare (e provare) che la colpa è tutta della vittima, la quale ha tenuto un contegno così imprevedibile e imprevenibile da aver posto nel nulla la pur cauta e avveduta condotta di guida del conducente del mezzo investitore.

È chiaro che ipotesi del genere si verificano in casi abbastanza rari. Quasi sempre, infatti, quand’anche il pedone abbia violato una norma del codice della strada (per esempio, attraversando la carreggiata fuori dalle strisce oppure a dispetto di una lanterna semaforica proiettante luce rossa), è sempre ravvisabile quantomeno una concorsuale responsabilità del conducente dell’autoveicolo.

Non a caso, in giurisprudenza, sono frequenti i casi di risarcimenti riconosciuti ai pedoni anche in presenza di condotte non inappuntabili. Un esempio, di segno contrario, ma idoneo a esemplificare quanto appena evidenziato, ci viene dalla recente sentenza della Corte di Cassazione nr. 25.027 depositata l’8 ottobre 2019. Nella fattispecie esaminata dalla Suprema Corte, è risultato soccombente il pedone; ma si trattava di un classico caso in cui la vittima si era contraddistinta per un contegno ai limiti della temerarietà. Infatti, l’incidente era attribuibile, come hanno scritto i giudici, al “comportamento anomalo, imprevedibile e sconsiderato del pedone stesso, che aveva attraversato una strada a scorrimento veloce in ora notturna ove era vietato l'attraversamento pedonale”. Ergo, come si può constatare, è vero che – nella vicenda esaminata – l’ha spuntata l’investitore, e non il danneggiato; ma è altrettanto vero che si trattava di un caso limite. Proprio e solo in queste ipotesi residuali (di condotta gravemente imprudente, oltre che imprevedibile) del pedone, quest’ultimo non riuscirà a ottenere, neanche in minima parte, il risarcimento dei danni subiti.

 

Articolo del:



L'autore dell'articolo non è nella tua città?

Cerca un professionista con le stesse caratteristiche a te più vicino.

Cerca nella tua città o in una città di tuo interesse

Altri articoli del professionista

Danno tanatologico e diritto al risarcimento

Ha diritto al risarcimento del danno (trasmissibile agli eredi) anche chi rimane in vita per pochi minuti, in stato di coscienza vigile, prima del decesso

Continua

Il consenso informato e la nascita indesiderata

La Cassazione ribadisce l'importanza del consenso informato in ambito di prestazioni sanitarie. Il principio vale anche nel caso di nascita indesiderata

Continua

Come ottenere un giusto risarcimento del danno da morte

Guida al contenuto e ai criteri di utilizzo delle cosiddette Tabelle Milanesi per un giusto e completo risarcimento del danno da lesioni e da morte

Continua

Sei il parente di un macroleso? Anche tu hai diritto al risarcimento!

Con una storica sentenza, la Cassazione ha riconosciuto il risarcimento alla moglie di un soggetto con lesioni inferiori al 50 per cento di invalidità permanente

Continua

Il danno morale e il danno esistenziale vanno sempre risarciti

I danni conseguenti a un incidente vanno sempre risarciti per intero, compresi quelli dovuti alle sofferenze morali e ai disagi esistenziali subiti

Continua

Anche chi ha "preso una multa" può aver diritto al risarcimento

Anche chi è stato multato per una contravvenzione al Codice della Strada può aver diritto al risarcimento dei danni subiti in un sinistro

Continua

Il risarcimento per incapacità lavorativa va richiesto nel modo giusto

Il danno da incapacità lavorativa generica, o da cenestesi lavorativa, è un danno non patrimoniale che non va confuso con il danno da lucro cessante

Continua

Trasfusioni da sangue infetto: quando vince il paziente

Quando l'azienda sanitaria non riesce a provare da dove provengono le sacche di sangue, il paziente ha diritto al risarcimento del danno da infezione

Continua

Come si calcola il danno patrimoniale da lucro cessante

Tutto ciò che c'è da sapere per calcolare bene, e rapidamente, il danno patrimoniale da perdita di reddito presente e futuro

Continua

Il Coronavirus e gli aspetti civili e penali per contagio sul lavoro

Il Covid-19 e le sue conseguenze più rilevanti sul piano del diritto civile e penale, in particolare con riferimento agli infortuni sul lavoro

Continua

Il risarcimento del danno patrimoniale spetta anche ai disoccupati

Anche i disoccupati, e tutti quelli che non percepiscono alcun reddito, hanno diritto al risarcimento del danno patrimoniale da lucro cessante

Continua