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Il Piano del Consumatore: il requisito soggettivo dell’incolpevolezza


Il piano del consumatore e i requisiti dell'incolpevolezza o meritevolezza alla base dell'indebitamento
Il Piano del Consumatore: il requisito soggettivo dell’incolpevolezza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il piano del consumatore è una delle procedure di ristrutturazione dei debiti oggi prevista dalla Legge 3/2012 e che sarà poi trasposta nel nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza che entrerà in vigore da agosto 2020.

È la procedura a carattere maggiormente premiale poiché, al ricorrere di certe condizioni, consente al consumatore sovraindebitato (ossia al debitore persona fisica che abbia contratto debiti per scopi non afferenti l’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta), di vedere omologato dal Tribunale il proprio “piano” a prescindere dal consenso o dal dissenso dei creditori, ed al buon esito del piano di veder cancellate le residue esposizioni debitorie. Ebbene, poiché il piano del debitore prevedrà giocoforza un sacrificio delle posizioni creditorie in ragione del prevalente interesse del consumatore di avviare un percorso di ripresa sostenibile ed in linea con le proprie capacità di pagamento ed esigenze di vita, che si concluderà con la sua totale esdebitazione (e dunque con la cancellazione di ogni debito residuo non soddisfatto), il legislatore ha previsto una serie di condizioni, oggettive e soggettive, che devono necessariamente sussistere per l’omologa del piano.

Tra queste condizioni, si intende in questa sede analizzare (senza spirito di assoluta esaustività) quella della “meritevolezza” o “incolpevolezza” del debitore, che impone dunque un’indagine sulle cause che hanno determinato l’indebitamento e sulla genesi concreta dell’indebitamento stesso.

Il requisito della “meritevolezza” lo si rinviene all’art. 12 bis L. 3/2012 (“…il giudice, quando esclude che il consumatore ha assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ovvero che ha colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali”) ed è ancora presente, pur con formula ben meno limitativa all’art. 69 del Codice della Crisi di impresa e dell’Insolvenza che tra le condizioni soggettive ostative indica l’aver “determinato la situazione di  sovraindebitamento con colpa grave, malafede o frode”.

Chi è dunque il consumatore meritevole di questo straordinario strumento di tutela?

A questa domanda non può fornirsi, a parere di chi scrive, una risposta tassativa ed univoca poiché ognuno di noi sa che la condizione di sovraindebitamento può in concreto discendere da circostanze molto variegate e legate al concreto vissuto del debitore.

Si deve senz’altro riconoscere la meritevolezza a chi dopo aver contratto posizioni debitorie abbia subito eventi che incidono sulla capacità reddituale e patrimoniale, ovvero sull’entità delle spese a carico necessarie per la sussistenza propria e del proprio nucleo familiare.

Il calo reddituale, può senz’altro discendere:

- dalla perdita del posto di lavoro;

- dalla riduzione dell’orario lavorativo e dunque della retribuzione;

- riduzione o perdita di prestazioni previdenziali o assistenziali;

- da un decremento delle entrate per i lavoratori autonomi o imprenditori;

- perdita di altri redditi ad esempio derivanti da immobili locati.


In sintesi ogni qualvolta intervenga un fattore terzo che incida in termini negativi sul budget a disposizione del debitore, questo non potrà per definizione essere imputabile al debitore che per tale causa non sia più in grado di far fronte alle rate a carico.

D’altra parte, l’incapacità a far fronte regolarmente alle obbligazioni a carico può discendere da un aumento delle spese a carico, e qui ovviamente le ipotesi possono essere molteplici:

- spese di natura medica;

- spese straordinarie ed imprevedibili ad esempio per la ristrutturazione di beni immobili o a fattori calamitosi;

- spese conseguenti a separazione e divorzio (non solo quelle strettamente legate a mantenimento o alimenti, ma anche quelle necessarie, ad esempio al reperimento di nuovo alloggio;

- incremento del nucleo familiare o di familiari a carico;

- aumento rilevante di altre spese indefettibilmente a carico del debitore.


A parere di chi scrive, il controllo dell’OCC (Organismo di Composizione della Crisi) e del Giudice sulla meritevolezza non può tuttavia esaurirsi in un vaglio meramente contabile della capacità di spesa del debitore al momento della contrazione dei debiti, poiché l’esperienza ci dimostra che il determinarsi e l’aggravarsi dell’indebitamento ha spesso una sua evoluzione “dinamica” da leggersi in un quadro complessivo dato dalla condizione e dal concreto vissuto del debitore.

Non si ritiene, infatti, che possa considerarsi immeritevole il soggetto che già in difficoltà abbia fatto suo malgrado ricorso al credito poiché costrettovi in mancanza di alternative valide e per far fronte ad esigenze primarie.

Ciò è ancor più vero nella misura in cui spesso, nei casi di sovraindebitamento determinato dall’eccessivo ricorso al credito concorre l’evidente corresponsabilità degli istituti finanziatori che per legge, prima di procedere con le erogazioni, sono tenuti ad attingere informazioni dalle banche dati ed a valutare correttamente il “merito creditizio” previsto (art. 124 bis del Testo Unico Bancario).

L’omessa o erronea valutazione del merito creditizio da parte del soggetto qualificato può costituire, a parere dello scrivente, una ovvia esimente di responsabilità per il consumatore, cui non può che di converso richiedersi ai fini della “ragionevole prospettiva di adempimento” nulla più se non la diligenza media.

Queste considerazioni appaiono avvalorate nel nuovo Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza, che in riferimento alla procedura di “ristrutturazione dei debiti del consumatore” (il “nuovo” piano del consumatore) stigmatizza e sanziona da un lato il creditore che non valuta correttamente il merito creditizio e dall’altro introduce una valutazione meno stringente per il debitore, escluso dalla procedura soltanto in caso di colpa grave, malafede o frode.

Per un’analisi della Vostra posizione debitoria da parte del team legale e contabile dello Studio, potete contattarci ai recapiti indicati a lato.

 

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