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Il potere disciplinare del datore di lavoro


Di seguito spiegate le sanzioni disciplinari che il datore di lavoro può irrogare al lavoratore
Il potere disciplinare del datore di lavoro

Il potere disciplinare rappresenta la facoltà del datore di lavoro di irrogare sanzioni al lavoratore che venga meno ai suoi doveri contrattuali e rappresenta uno dei più importanti indici che caratterizza il lavoro subordinato.

Il codice civile del 1942 dettava una scarna disciplina per le sanzioni disciplinari a carico del lavoratore dipendente, limitandosi ad affermare, all’art. 2106 c.c., che “L'inosservanza delle disposizioni contenute nei due articoli precedenti [obbligo di fedeltà e di diligenza] può dar luogo all'applicazione di sanzioni disciplinari, secondo la gravità dell'infrazione”.

La norma, per quanto molto sintetica, sancisce comunque uno dei principali requisiti di ogni provvedimento disciplinare: la proporzionalità tra infrazione e sanzione.

Nel corso del tempo la giurisprudenza è andata ad arricchire la disposizione, formulando quanto meno due altri fondamentali (quanto ovvi) principi affinché vi possa essere la contestazione:

  • la sussistenza del fatto contestato

  • e l’imputabilità del fatto stesso al lavoratore.

Quanto alle garanzie, il più grande risultato è stato ottenuto con l’approvazione della l. 300 del 1970, comunemente noto come “Statuto dei Lavoratori”.

Esso, all’art. 7, è andato a dettagliare, anche dal punto di vista procedurale, questa importante materia.

Innanzitutto, ai fini di una corretta conoscibilità per i lavoratori, si è stabilito che le norme disciplinari relative alle infrazioni, alle sanzioni, alle procedure di contestazione devono essere portate a conoscenza mediante affissione in luogo accessibile a tutti.

In ogni caso, le sanzioni non si devono discostare da quanto è stabilito in materia dagli accordi e dai contratti collettivi di lavoro, ove esistano.

Quanto invece alle norme procedurali, il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore senza avergli preventivamente contestato l'addebito e senza averlo sentito a sua difesa. È la consacrazione del cosiddetto diritto di difesa.

Il lavoratore può farsi assistere da un rappresentante dell'associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato o da un avvocato. La difesa può essere orale, tanto quanto scritta.

In ogni caso, i provvedimenti disciplinari più gravi del rimprovero verbale, non possono essere applicati prima che siano trascorsi cinque giorni dalla contestazione per iscritto del fatto che vi ha dato causa.

Ferma la disciplina in materia di licenziamenti, non possono essere disposte sanzioni disciplinari che comportino mutamenti definitivi del rapporto di lavoro.

I tipi di sanzione sono lasciati all’autonomia contrattuale. In ogni caso i principali CCNL prevedono le seguenti sanzioni:

  • richiamo verbale

  • ammonizione o rimprovero scritto

  • multa

  • sospensione

  • licenziamento (c.d. disciplinare).

La legge prevede che la multa non può essere disposta per un importo superiore a quattro ore della retribuzione base e la sospensione dal servizio e dalla retribuzione per più di dieci giorni.

In caso di comminazione della sanzione, il lavoratore che intende contestarla può optare per tre strade, alternative:

1) il ricorso al Giudice del lavoro nel termine prescrizionale di dieci anni;

2) fare ricorso a particolare procedure di impugnazione in sede sindacale previste dal Contratto collettivo della categoria;

3) promuovere, nei venti giorni successivi la costituzione presso l’Ispettorato territoriale del lavoro di un collegio di conciliazione ed arbitrato, composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro scelto di comune accordo o, in difetto di accordo, nominato dal direttore dell'ufficio del lavoro. La sanzione disciplinare resta sospesa fino alla pronuncia da parte del collegio. Qualora il datore di lavoro non provveda, entro dieci giorni dall'invito rivoltogli dall'ufficio del lavoro, a nominare il proprio rappresentante in seno al collegio di cui al comma precedente, la sanzione disciplinare non ha effetto.

In ogni caso la legge stabilisce un limite alla rilevanza della recidiva, in quanto non può tenersi conto ad alcun effetto delle sanzioni disciplinari decorsi due anni dalla loro applicazione.

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