Il principio di uguaglianza in seno alla famiglia


La famiglia, nel corso dei decenni, è cambiata e continerà a cambiare. La disciplina che regola i rapporti tra i coniugi stabilisce la parità
Il principio di uguaglianza in seno alla famiglia
La riforma del diritto di famiglia del 1975 ha rappresentato una grande svolta, l'attuazione del dettato costituzionale in tema di parità coniugale. I rapporti personali tra i coniugi hanno subìto una profonda modifica all'insegna dell'uguaglianza nei diritti e nei doveri.

Ma anche le relazioni patrimoniali sono state modificate: al regime ordinario della separazione dei beni è stato sostituito, infatti, quello della comunione legale, salva una diversa espressa volontà dei coniugi. E’ l’art. 143 del codice civile rubricato "diritti e doveri reciproci dei coniugi" che ha posto l’accento sui principi di uguaglianza e di reciprocità reale ed effettiva dei rispettivi diritti e doveri. L’articolo testualmente recita: «Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia».

In verità, l’elencazione dei doveri coniugali contenuta nel suddetto articolo, secondo l’opinione unanime della dottrina, non è tassativa ma semplicemente si limita a indicare gli aspetti minimi indispensabili affinché si possa avere una comunione di vita materiale e spirituale. Altri doveri c.d. impliciti discendono dal rapporto coniugale in sé e si affiancano a quelli espressamente previsti come, ad esempio, il rispetto della personalità e delle singole libertà di ogni coniuge, il dovere di rispettarne la riservatezza e di non opporsi alle frequentazioni sociali e lavorative dello stesso.

Orbene, ciò premesso, si ricorda che gli obblighi imposti ai coniugi dall'art. 143 c.c. hanno natura giuridica, e non un mero valore morale, e ciò anche in considerazione della loro inderogabilità sancita dall'art. 160 c.c.. Conseguentemente, se dalla trasgressione ne sia risultata l'intollerabilità della convivenza, al coniuge inadempiente può essere addebitata la separazione; ed ancora, ove sia provata la lesione di un diritto inviolabile della persona costituzionalmente garantito (alla salute, alla dignità personale, alla reputazione, alla privacy...) il risarcimento del danno da responsabilità coniugale. Al riguardo, si precisa che tra il giudizio di separazione personale, quand'anche abbia implicato una domanda di addebito, e quello di risarcimento del danno da responsabilità coniugale vi sia assoluta autonomia, nel senso che quest'ultimo non è minimamente pregiudicato dall'esito dell'altro (Cass. civ. n. 18853/2011).
Nemmeno il fatto che i coniugi siano addivenuti ad una separazione consensuale, ovvero che il coniuge danneggiato abbia omesso di proporre domanda di addebito nel giudizio di separazione, sono stati aspetti ritenuti ostativi alla successiva proposizione di una domanda di risarcimento del danno, non potendosi ravvisare in tali circostanze una seppur implicita rinuncia da parte del danneggiato stesso ovvero una transazione sulle conseguenze dannose dell'illecito endofamiliare.

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di Avv. Cristina Mantelli

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