Il rischio sismico nei complessi per uffici


Si propone un metodo quantitativo, applicabile a più livelli, per valutare il rischio sismico
Il rischio sismico nei complessi per uffici

In forza del DLgs 81/08, sorge la necessità di aggiornare i DVR delle aziende rispetto al rischio sismico.
Ciò ha avuto evidenza già nel 2012 per i complessi industriali. Ma anche luoghi di lavoro che sembrerebbero non essere toccati da tale tema (uffici, scuole, caserme, ospedali ecc.) sono invece soggetti, per la norma, agli stessi principi: trattandosi di luoghi di lavoro il DVR deve prevedere la valutazione del rischio sismico.
Una errata convinzione, da sfatare, è che un’opera adeguata alle norme sismiche più recenti sia implicitamente a "rischio zero": ciò è errato, poiché la soglia di sisma prevista dalla norma accetta una probabilità di superamento dell’azione stessa, non escludendo percò eventi più rari comunque da contemplare nell’analisi dei rischi.
Tale valutazione, ancora, non deve essere confusa con la verifica di adeguamento: gli scopi sono differenti e le risposte sono differenti.
Per gli scopi del presente studio il rischio sismico è dato dalla "combinazione" di due elementi base: R = P*V
• La pericolosità sismica P è costituita dalla sismicità del luogo
• La vulnerabilità sismica V è la predisposizione di una costruzione a subire danni.
È quindi chiaro che, anche in presenza di una bassa pericolosità P, elevati valori della vulnerabilità V si ha un rischio R non nullo.
Questo può accadere in zone a bassa sismicità dove si possono avere costruzioni e componenti sensibili all’input sismico (perché non realizzate per tale azione).
Le Norme Tecniche delle Costruzioni hanno recepito gli studi di pericolosità sismica dell’INGV (2004) e quindi su tutto il territorio vige tale pericolosità sismica.
Essa è espressa come valore dell’accelerazione al suolo, PGA, rispetto al periodo di ritorno TR.
Nel contesto classico della valutazione dei rischi questa è la componente "P".
La vulnerabilità è un aspetto intrinseco ad ogni componente. Per definirla è comodo operare su base statistica, individuando delle opportune curve di probabilità di danno o di collasso, che rappresentano la componente "V".
Combinando opportunamente le due curve si ottiene la misura Quantitativa del Rischio voluta, che sarà da valutare in relazione al valore più o meno elevato, ed eventualmente per predisporre interventi di mitigazione.
Considerato che gli edifici sono sistemi complessi, in cui interagiscono varie componenti, per una risposta corretta tale approccio dovrebbe essere esteso alle componenti suscettibili di creare pregiudizi alla salute.
La procedura delineata si deve applicare a tutte le modalità di crisi che possono mettere a rischio la salute dei lavoratori e lavoratrici.
L’approccio delineato risponde in modo agevole all’obbligo di valutazione del rischio sismico nei DVR.

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di DoMo Studio

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