Il Ritorno del principio dell’alternatività


Le operazioni esenti, solo astrattamente soggette al tributo, non scontano l’imposta di registro in virtu’ del principio di alternatività tra le due imposte’
Il Ritorno del principio dell’alternatività
La sentenza della Corte di Cassazione n.24268/2015 depositata il 27/11/2015 afferma un interessante principio ‘Le operazioni esenti, e quindi solo astrattamente soggette al tributo, non scontano l’imposta di registro in virtu’ del principio di alternatività tra le due imposte’.
Tutto nasce da quando l’Agenzia delle Entrate ha notificato a una società un avviso di liquidazione, contestando l’omessa registrazione di un contratto di finanziamento infruttifero ricevuto da una controllante, e pretendendo l’imposta proporzionale di registro al 3%, il bollo, gli interessi e le sanzioni.
Il provvedimento in questione è stato impugnato dinanzi al giudice tributario eccependo che il contratto solo in caso d’uso potesse essere tassato essendosi formato per corrispondenza e quindi scontava un imposta in misura fissa.

Sia la Commissione provinciale che quella Regionale si sono pronunciate a favore dell’Agenzia delle Entrate, confermando la legittimità della pretesa. Inoltre è stato affermato che l’operazione non poteva essere considerata rilevante ai fini IVA , quindi doveva scontare l’imposta proporzionale del 3%.

La società ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando un vizio di motivazione della sentenza pronunciata dalla Commissione di secondo grado.
La Cassazione ha accolto il ricorso seppure per ragioni diverse da quelle prospettate dal contribuente. Gli Ermellini hanno innanzitutto constatato che la commissione di appello ha confermato l’applicazione dell’imposta di registro poiché è un operazione che non rileva in termini di IVA, pertanto i prestiti di denaro disciplinati dall’art.3 secondo comma, numero 3 del Dpr 633/1972, nel momento in cui vengono considerati operazioni di finanziamento sono esenti da IVA in applicazione del successivo art 10, numero 1, dello stesso decreto. Ne deriva che le operazione, seppure in astratto, devono essere considerate soggette ad IVA.
Confermando, inoltre, che in tema di imposta di registro vige il principio dell’alternatività tra le due imposte. Infatti non devono versare l’imposta proporzionale le operazioni soggette al regime IVA ed anche quelle esenti dall’IVA.
Affermando un principio di diritto secondo il quale, alla luce dell’alternatività tra IVA e registro, anche gli atti sottoposti anche solo astrattamente, perché’ esenti da IVA, non devono scontare l’imposta di registro in misura proporzionale .

Questa sentenza avrà un enorme influenza in particolare in tutti i casi in cui non si applicherà l’opzione IVA nelle transazione commerciale sugli immobili.

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di Salvatore Piro

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