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Il silenzio della solitudine


E' giunto il momento di ricercare il silenzio della solitudine come momento di purificazione, nell'accettare di viverla anche quando essa è tensione drammatica
Il silenzio della solitudine

 

Mi piace cominciare da una frase di Nietzsche "Il vostro cattivo amore per voi stessi fa della vostra solitudine una prigione".

 

La solitudine è un'esperienza universale

La solitudine è un'esperienza universale che se non viene accolta e vissuta consapevolmente porta a stati di sofferenza e depressione con perdita d'interesse per le cose, le persone e la vita stessa.

Basti pensare a grandi poeti, scienziati che hanno potuto creare opere immortali solamente rielaborando la propria vita nel silenzio della solitudine, un silenzio inconciliabile con un chiacchiericcio sterile ed evanescente privo di consistenza ed autenticità, che spesso diventa scambio di parole inutili tra coloro che temono l'idea di percepirsi drammaticamente soli.

Occorre attraversare la solitudine non come un percorso che ci isola, ci allontana dall'esperienza affettiva, ma come una condizione in cui ci arricchiamo di nuove prospettive e conoscenze in vista di un momento successivo di comunione con l'altro.

E' giunto il momento di ricercare il silenzio della solitudine stessa come momento di purificazione, nell'accettare di viverla anche quando essa è tensione drammatica, inquietudine e angoscia. Spesso temiamo la solitudine e vogliamo fuggirla.

 

Più fuggiamo la solitudine, più essa assume caratteri di un esilio angosciante

IL CAMMINO che conduce alla ricerca di noi stessi prende inizio da un sentimento di solitudine artchetipica, un sentimento di solitudine universale che non risparmia nessuno.

Alcuni di fronte allo spettro di una solitudine lacerante si lasciano crogiolare nel dolore, oppure giocano il ruolo della vittima, continuano a recriminare contro qualcuno, dal quale, dicono di essere stati incompresi.

QUANDO SIAMO SOLI dobbiamo essere capaci di interrogarci sul nostro livello di autostima. "Sono solo oppure mi sento solo?".

Molti affermano di essere soli, ma non lo sono affatto. Posso essere in contatto con mille persone e sentirmi solo. Posso essere ISOLATO e NON sentirmi solo. Che cosa produce questa differenza? E' l'immagine che ho di me stesso quando mi trovo, o penso di trovarmi, SOLO.

Ecco, quando mi trovo solo se mi rappresento come una persona incapace, non amabile, condannato alla solitudine, non potrò che vivere questa solitudine come un fardello insopportabile.

Ma se quando mi trovo solo, mantengo un'IMMAGINE POSITIVA DI ME STESSO, allora la solitudine da subita diventa agita, e in essa posso trovare le risorse per espandermi, meditare, conoscere, agire, fare cose bellissime, e questo mi renderà felice.

Chiunque fugge dalla propria solitudine cercando di anestetizzarsi nel lavoro, nel cibo, nei rapporti centrati sul controllo, non potrà che incontrare una solitudine che produce sofferenza.

Per unirsi a qualcuno nell'autenticità della relazione, bisogna aver sperimentato la solitudine. Per AMARE bisogna imparare a SOPRAVVIVERE DA SOLI.

Nessun percorso di crescita interiore può scaturire in chi fugge la "SOLITUDINE ESISTENZIALE".

E' necessario allora ricordare che la solitudine non può essere evitata, ma attraversata, vissuta, elaborata, affinché da luogo angoscioso e disperante, si trasformi in luogo di  approdo e di pacificazione, di ascolto e di conoscenza di sé, di dolce nostalgia e anelito all'immaginazione verso qualcosa di ulteriore che non è qui e non ci appartiene.

Solo così sapremo che è POSSIBILE SOPRAVVIVERE AL SILENZIO DELLA SOLITUDINE, sapremo che dalla solitudine si può RIEMERGERE, e che nell'infinita compassione di DIO possiamo godere della solitudine poiché in essa non siamo stati dimenticati.

Solo chi sa attraversare una solitudine non solitaria al mondo può celebrare la bellezza della vita.

Solo chi sa amare e ha spezzato le catene della dipendenza può vivere la ricchezza della solitudine e en essa trovare vitalità e speranza, poichè la bellezza che ci circonda è sempre disponibile a salvarci purchè si resti sensibili al suo splendore.

 

Un esercizio per affrontare questo periodo di emergenza Coronavirus

Ed ora vi lascio con delle DOMANDE che saranno per voi un esercizio al fine di vivere meglio questo periodo di emergenza sociale e collettiva.


COME VIVO LA SOLITUDINE:

1. Come affronto la solitudine?

2. Come mi sento da solo in un letto durante la notte?

3. Come mi sento da solo in un appartamento senza uscire?

4. Quando inizio la giornata mi sento pieno di energia oppure spento, confuso e impaurito?

5. Come affronto le situazioni nuove?


E sulla nota di quest'ultima domanda vi lascio e vi auguro buon lavoro; se volete rispondete alle domande, scrivete, (la scrittura è terapia). Resto a disposizione per eventuali aiuti potete contattarmi compilando il form del portale.

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