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Il supporto direzionale nel codice della crisi di impresa e dell’insolvenza


Il sindaco e il revisore sono le figure che supportano l’imprenditore ad evitare la crisi e il fallimento
Il supporto direzionale nel codice della crisi di impresa e dell’insolvenza

Con il nuovo Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza si dà il via al nuovo sistema di controlli e di gestione direzionale finalizzato alla prevenzione e al risanamento delle aziende in crisi.

La nuova parola d’ordine è “risanamento”, tant’è che la nuova riforma elimina la parola “fallimento” proprio in virtù del cambio di rotta che si vuole intraprendere.

Con il nuovo Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza non si vuole disciplinare uno stato di fatto ormai conclamato di fallimento, quanto piuttosto prevenire lo stato di insolvenza ricercando in maniera puntuale e programmatica eventuali criticità e segnali di allarme in maniera tempestiva e in modo da superarli in nome della continuità aziendale.

Il fulcro della nuova normativa è l’amministratore della società e l’organo gestorio in genere, al quale competono maggiori responsabilità di gestione, e la figura del sindaco o del revisore che, nella nuova ratio, è un professionista che supporta i processi decisionali e verifica la bontà della gestione aziendale in un’ottica di collaborazione e non di “punizione”.


Cosa prevede il nuovo Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza?

Il nuovo Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (ancora denominato Riforma fallimentare) è stato introdotto con il D.lgs. n. 14 del 12 gennaio 2019 e pubblicato il 14 febbraio 2019. Alcune novità inserite sono diventate operative a partire dal 16 marzo 2019, ma le restanti misure entreranno in vigore dal prossimo 15 agosto.

La misura, forse, più significativa è la modifica dell’art. 2477 del codice civile (Sindaco e revisione legale dei conti) poiché sottende alla maggiore attenzione rivolta alle PMI. Il tessuto produttivo ed economico italiano è, infatti, costituito per la maggior parte dalle piccole e medie imprese, per le quali, finora, i controlli erano limitati rispetto alle aziende di maggiore dimensione che, però, sono in numero nettamente inferiore.

Va da sé che, se lo scopo della riforma è quello di prevenire gli stati di crisi di impresa, allora la platea deve essere necessariamente allargata anche alla maggioranza delle aziende italiane e, quindi, alle PMI e non solo alle holding o strutturati gruppi industriali e commerciali (tra l’altro spesso di proprietà estera).

Il novellato articolo 2477 c.c. prescrive l’obbligo di nomina del sindaco unico, del collegio sindacale o del revisore con limiti inferiori rispetto ai precedenti, proprio per inglobare anche PMI di dimensione minore.

Dunque, adesso, l’obbligo di nomina dell’organo di controllo o del revisore non spetta solamente alle imprese tenute alla redazione del bilancio consolidato e a quelle che controllano una società obbligata alla revisione legale dei conti, ma anche alle PMI che, per due esercizi consecutivi, abbiano superato almeno uno dei seguenti limiti:
1.    totale dell'attivo dello stato patrimoniale: 2 milioni di euro;
2.    ricavi delle vendite e delle prestazioni: 2 milioni di euro
;
3.    dipendenti occupati in media durante l'esercizio: 10 unità
.

Nella formulazione precedente della norma, il limite minimo del totale dell’attivo dello stato patrimoniale era pari a 4.400.000 euro, il limite minimo dei ricavi delle vendite e delle prestazioni era di 8.800.000 euro), mentre il numero dei dipendenti doveva superare le 50 unità.

Inoltre, “l'obbligo di nomina dell'organo di controllo o del revisore (…) cessa quando, per tre esercizi consecutivi, non è superato alcuno dei predetti limiti” (anche tale comma quarto è stato modificato, innalzando da due a tre gli anni necessari per eliminare l’obbligo di nomina).

A fronte delle modifiche normative, per molte PMI è scattato l’onere di modificare lo statuto o gli atti societari in modo da nominare il sindaco unico, il collegio sindacale o il revisore e tale modifica deve essere attuata entro nove mesi dall’entrata in vigore della legge, quindi, entro metà novembre.

Altro elemento fondamentale della riforma è la revisione e il potenziamento della responsabilità degli amministratori (come già accennato all’inizio).
In particolare, nell’art. 2476 del c.c., è stato inserito il seguente comma che recita: “Gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l'inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell'integrità del patrimonio sociale. L'azione può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti. La rinunzia all'azione da parte della società non impedisce l'esercizio dell'azione da parte dei creditori sociali. La transazione può essere impugnata dai creditori sociali soltanto con l'azione revocatoria quando ne ricorrono gli estremi”.

Anche nell’art. 2486 c.c. è stato inserito il terzo comma che recita: “Quando è accertata la responsabilità degli amministratori a norma del presente articolo, e salva la prova di un diverso ammontare, il danno risarcibile si presume pari alla differenza tra il patrimonio netto alla data in cui l'amministratore è cessato dalla carica o, in caso di apertura di una procedura concorsuale, alla data di apertura di tale procedura e il patrimonio netto determinato alla data in cui si è verificata una causa di scioglimento di cui all'articolo 2484, detratti i costi sostenuti e da sostenere, secondo un criterio di normalità, dopo il verificarsi della causa di scioglimento e fino al compimento della liquidazione.
Se è stata aperta una procedura concorsuale e mancano le scritture contabili o se a causa dell’irregolarità delle stesse o per altre ragioni i netti patrimoniali non possono essere determinati, il danno è liquidato in misura pari alla differenza tra attivo e passivo accertati nella procedura”
.

 

La nuova figura del sindaco o del revisore

Al di là delle modifiche squisitamente legislative, una delle novità cardine della riforma è il ruolo del sindaco e del revisore.

Nell’ottica del supporto all’imprenditore e della continuità aziendale, il sindaco e il revisore sono professionisti che scandagliano e analizzano la gestione aziendale non al fine di “giudicare l’imprenditore fallimentare”, ma allo scopo di supportarlo nella pianificazione, programmazione e controllo della gestione aziendale.

E’ una funzione di consulenza direzionale strategica atta a far emergere criticità economiche, finanziarie o di processo mirata a rimuovere le inefficienze che potrebbero condurre, nel tempo, a una crisi di impresa e in uno stato di insolvenza.

Il sindaco e il revisore, attraverso la lente della contabilità analitica e generale diventano i garanti del controllo di gestione e, in caso di crisi, i supporti per un risanamento delle imprese.

Ciò significa che i nuovi obblighi imposti dal legislatore vanno inquadrati come opportunità di crescita e di continuità aziendale e non soltanto come ulteriori adempimenti e costi a carico dell’impresa.

Il nostro studio offre servizi di consulenza strategica mirata alla identificazione dei punti di forza e di debolezza delle imprese e nell’analisi dei correttivi da applicare in nome della continuità aziendale.

 

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