Il tempo al tempo del web


L'avvento di internet ha prodotto una serie di cambiamenti nelle abitudini e probabilmente anche più profondi in ognuno
Il tempo al tempo del web
I nuovi strumenti di comunicazione hanno molti aspetti positivi e, come ogni invenzione diffusa nelle masse, portano un cambiamento negli usi e nei costumi della società.
Pensiamo a cosa ha prodotto l’avvento dell’automobile rispetto al traino dei cavalli, oppure il diffondersi dell’energia elettrica nel nostro modo di comportarci quotidiano. Si tratta di invenzioni che hanno permesso di risparmiare fatica e anche tempo, con l’idea di fondo che questo tempo permetta di dedicarsi ad altre attività.
è tempo risparmiato quello di prenotare un biglietto aereo su internet, consultare il corrente bancario senza andare in banca, ordinare un libro. Ma che uso facciamo poi di questo tempo? Potremo andare a passeggiare, studiare, leggere, ma nella pratica capita spesso che siano le stesse tecnologie ad offrire altri modi per utilizzare questo tempo. E’ prassi quotidiana sbirciare su facebook o spedire messaggi su twitter o giocare a qualche video gioco...
In modo sottile e costante queste tecnologie si riprendono il tempo che ci fanno risparmiare, e lo fanno in modo così invitante che è difficile anche dire di no.
E’ il potere attrattivo di questi strumenti che porta ad usare quantità smisurata di tempo personale e familiare e dedicarlo ai video, agli smartphone e ai tablet.
Ci troviamo quindi di fronte ad un paradosso: le nuove tecnologie permettono sì di risparmiare tempo, ma questo tempo viene "assorbito" dalle stesse tecnologie per attività che prima non esistevano.

L’impiego quotidiano di questi strumenti provoca altri cambiamenti, alcuni sottili ma profondi. L’idea di imparare una poesia era considerata, in passato, una prassi sana e utile, un modo per allenare la memoria che sarebbe poi stata utilizzata in molte occasioni quotidiane. Questi esercizi ora sembrano non essere più così fondamentali. Abbiamo un sacco di informazioni accessibili con un "click", è tutto più facile, non occorre più far la fatica di ricordare. Non è più indispensabile nemmeno memorizzare i percorsi e le strade per raggiungere un posto in quanto ci pensa il navigatore.
Allo stesso modo prima dei cellulari era normale tenere a mente alcuni numeri di telefono, anche solo per il fatto di doverli digitare manualmente; adesso la rubrica mostra solo il nome e il numero rimane nascosto, non serve più memorizzarlo. Il risultato di tutto questo è che non serve stimolare la memoria.
E’ possibile che l’aumento della diffusione di disturbi dell’attenzione e della memoria possa essere ricondotto, almeno parzialmente, a questo cambio di abitudini. Inoltre un minore allenamento della memoria la rende più "pigra" e meno efficiente.

Lo schermo e il potere di catturare l’attenzione
È una evidenza comune la forza ipnotica dello schermo nei confronti dei bambini e degli adulti. Questo effetto si è riscontrato già a proposito della televisione, molto prima che si parlasse di tablet e di videogiochi.
L’effetto ipnotico ora è amplificato. Da uno spettatore passivo di fronte alla tv, si passa ad un attore integrato nel gioco di fronte agli schermi dei computer o davanti ai videogiochi. Si può dire che questi mezzi se da un lato stimolano enormemente l’attenzione, d’altro abituano la persona ad avere prevalentemente stimoli esterni perché l’attenzione sia catturata.
In un video gioco veniamo coinvolti a livello visivo uditivo e motorio, la nostra mente è stimolata in modo accattivante, la nostra attenzione è incalzata per raggiungere un obiettivo virtuale.
Sta diventando una abitudine essere stimolati artificialmente fin da piccoli. Quante volte vediamo al ristorante un bambino a cui, per star buono, viene dato in mano un tablet, o un smartphone?

I giochi elettronici sono concepiti per catturare l’attenzione hanno paesaggi, grafiche sempre più accattivanti con effetti visivi e sonori che coinvolgono la persona, i bambini ne sono particolarmente sensibili e affascinati al punto da trovare difficile staccarsi.
Nel quotidiano quando, in classe il ragazzo deve ascoltare l'insegnante che spiega la Prima Guerra Mondiale o una analisi grammaticale si ritrova con stimoli poveri rispetto a quelli dei videogiochi. Per seguire le spiegazioni dell’insegnante deve sforzarsi molto perché la sua mente è abituata a una iper stimolazione varia e costante. In altre parole all’essenzialità dello stimolo portato dall’insegnante il ragazzo deve aggiungere un proprio sforzo di attenzione a cui non è abituato.
I progettisti dei contenuti del mondo virtuale sanno che l’attenzione dell’utente non è prolungata, per questo confezionano contenuti semplificati, slogan, messaggi brevi atti a catturare i primi istanti di attenzione sapendo che poi questa si riduce.
Il mondo virtuale è veloce, stimolante e semplificato ed il passaggio ad un mondo reale, complesso, articolato e pieno di sfaccettature, diventa una questione faticosa.
La tendenza didattica arriva al paradosso di servirsi di strumenti più attraenti basati sulle nuove tecnologie per rendere il mondo della conoscenza più simile a quello virtuale.
Oltre quindi al tempo assorbito dalle nuove tecnologie si delinea anche un minor utilizzo di alcune doti mentali, la capacità di concentrazione e l’allenamento della nostra memoria. C’è da chiedersi in tempi lunghi che tipo di cambiamento comporterà tutto ciò per gli individui.
Proviamo a pensare agli effetti dell’uso diffuso dell’automobile: è cambiata la nostra percezione delle distanze e dello spazio. Se cento anni fa fare cinque chilometri a piedi era perfettamente normale ora è un fatto eccezionale, siamo tutti un po’ più pigri, salvo poi andare in palestra per tenerci in forma.

L’era di internet ha portato a tutto ad essere più veloce.
Quando entriamo in internet siamo sollecitati senza tregua, l’allerta diventa uno stato costante e consueto del quale facciamo fatica a fare a meno.
Ci stiamo trasformando, siamo sempre più incapaci di sostenere un tempo inattivo.
Pensate a cosa si fa nell’attesa che arrivi il treno o mentre si aspetta in fila alle poste o in uno studio medico: si guarda lo smatphone, si messaggia si entra in internet; il più delle volte non si ha un reale obiettivo ma l’obiettivo è riempire il tempo vuoto.

La diffusione capillare degli smartphone ha aumentato a dismisura il numero di connessioni e di messaggi che ci si scambia. Siamo potenzialmente sempre connessi.
Nella popolazione si è iniziato ad osservare una compulsione al controllo della posta specie negli utenti ansiosi, l’ansia si è trasformata in bisogno di rispondere subito ai messaggi, si rileva una fobia di allontanarsi del cellulare, paura di perderlo, paura di essere tagliati fuori del gruppo o dal mondo.
Questi fenomeni presenti in molte fasce d’età li riscontriamo maggiormente nella fase dell’adolescenza: "provate a portare in vacanza un adolescente in un posto dove internet non ha copertura!"

L’idea di non potersi connettere suscita una certa tensione, questo solleva sentimenti arcaici di timore di esclusione e di rifiuto, sentimenti vissuti da bambino e forse non completamente superati, il collegamento in rete diventa in parte un sostituto della compagnia fisica. Sembrerebbe quindi che il collegamento ai social network abbia una funzione di calmare le persone
Nei bambini gli stati di ansia sono calmati attraverso la prevedibilità delle cose e del futuro , dall'ordine e dai rituali. La ripetizione li rassicura e tranquillizza, spesso si fanno raccontare sempre la stessa storia, che conoscono ormai a memoria e correggono il genitore se per caso cambia qualche parola..
Nell’età adulta perdersi in un video gioco, scrivere sulla propria bacheca Facebook, rispondere ai messaggi, twittare, postare una foto, mettere un "like", sono modi per entrare in una comunità partecipando ad attività conosciute e rassicuranti. Sono moderne attività rituali, azioni che servono per calmare l’ansia di essere soli, il bisogno di sentirsi parte di una comunità ampia dove c’è sempre qualcuno che ti ascolta.
Il web in un modo nuovo crea, forma e mantiene legami. Se ti arriva un messaggio sai che qualcuno ti pensa in quel momento. Ma la velocità con cui si formano questi legami è proporzionale alla semplicità con cui possono essere spezzati, c’è latente il rischio di essere esclusi dell'altro o dimenticati. Anche questa esclusione rievoca antiche separazioni ed è riflesso le paure già vissute.
Nei colloqui di ascolto con gli adolescenti quello che stupisce è la velocità con cui si modificano i legami e le separazioni che sempre più spesso avvengono a colpi di sms. il mezzo del web introduce una impulsività nelle relazioni per la sua comodità d’uso e per il fatto di non mettere in gioco la propria faccia. Nel giro di una sola giornata, un'adolescente può lasciare con un sms il suo ragazzo, mettersi assieme ad un altro compagno, lasciare quest'ultimo e «rimettersi» con l'ex.
Ma non pensiamo che questo altalenare di scelte sia privo di contenuti emotivi anzi, di fatto, è la mancanza di tempo nella riflessione e la facilità delle comunicazioni che rende tutto così veloce, impulsivo, superficiale ma anche densamente emotivo. Inoltre a contribuire alla confusione c’è il fatto che le comunicazioni per sms si prestano spesso ad equivoci colossali.
La costruzione relazionale assume tutto un altro spessore: negli sms le comunicazioni diventano più facili, più esplicite e più fonte di confusione. Le stesse amicizie nascono spesso da una successione di click dettati da dei "mi piace" o dal numero di "like" che si raccolgono postando una foto.
Allo stesso modo, per alcuni soggetti l'essere o il non essere «amici» su Facebook assume aspetti ansiogeni, e avere tante "amicizie" su facebook o su istagram diventa un fattore importante. Per molti la quantità dei contatti conta molto più della qualità. È abbastanza frequente che fra gli adolescenti quelli con maggior disagio interiore sono quelli che hanno anche il più alto numero di "amici" virtuali.
Nascono nuovi tipi di "amici" o "follower" non determinati da una relazione confidenziale , o da esperienze comuni, ma "amici" perché ci si scambia dei "post" o più semplicemente perché si è dello stesso paese o fans della stessa cantante.
Mandare un messaggio, vedere che è stato letto ma non ci hanno risposto suscita pensieri diversi legati al proprio valore e al proprio significato per l’altra persona, a volte suscita paranoie inesistenti e molti fraintendimenti nelle relazioni.
Alcune persone per poter fare effetto sui social inseriscono dati e foto molto personali nella convinzione che le loro informazioni restino all’interno di un gruppo ristretto, senza una reale consapevolezza delle possibili ricadute. È recente una sentenza di un tribunale austriaco che ha condannato dei genitori denunciati dalla figlia, arrivata alla maggiore età, perché non volevano togliere delle foto fatte a lei quando era piccolissima.
L’uso dei social Ha uno scopo ansiolitico, non più divertente. E l'ansia di esclusione non e altro che una forma travestita di ansia da separazione ben nota agli psicologi dell'infanzia.

Il tipo di trasformazione attuata dall’avvento di internet è sotto gli occhi di tutti, molte cose si sono facilitate e i vantaggi sono innegabili: ricerche scientifiche alla portata di tutti, contatti con tutto il mondo, velocità di organizzazione, una enormità di informazioni, tutto questo sta modificando anche il nostro vivere e in modo silenzioso modella le nostre funzioni cognitive e relazionali , sviluppandone alcune e deprimendone altre.
Si sta modificando anche il nostro modo di vivere le relazioni, si sviluppa un nuovo ambiente relazionale, fondato sull'istantaneità e sul virtuale. Amicizie sui social, app. che facilitano i contatti e gli incontri, c’è da chiedersi se questa istantaneità sia in accordo con i nostri bisogni di esseri umani?
Questo modo di relazionarsi senza entrare in contatto fisico ha i suoi vantaggi ma ha anche le sue trappole,
la facilità di contatto crea relazioni virtuali che non sono asettiche e distaccate come potrebbero sembrare ma queste relazioni virtuali possono facilmente provocare angosce profonde e fare molto male alle persone. Pensiamo solo all’influenza sul singolo dell’indottrinamento di alcuni gruppi estremisti.
Internet ha portato una accelerazione generale su tutti i fronti, ma l’uomo è in grado di sostenere gli effetti di questa accelerazione?.
La nostra vita ha subito una accelerazione improvvisa la percezione e l’uso del tempo si è modificato radicalmente, il web è talmente entrato nelle nostre vite che oggi non è concepibile un mondo senza internet, per non dire senza telefonino.
Per cui rallentare sembra un fatto difficile e riprendersi il nostro tempo una fatica, la rete spinge a coinvolgerci sempre di più a fagocitare il nostro tempo e al nostra privacy, questo ci porta alla necessita di affrontare antiche angosce espresse sotto nuove forme
Come agli albori dell’avvento dell’auto non c’era bisogno di regolamentare ne la guida ne il traffico il diffondersi di questo mezzo, per evitare incidenti, ha reso necessario il codice della strada e la patente di guida , così con il diffondersi di internet e dei suoi effetti diventa fondamentale lo sviluppo di una educazione affettiva ed emotiva individuale e una capacità di pensiero autonomo per districarsi in questo nuovo mondo.

Articolo del:


di dott. Giordano Lovato

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