Il tempo della “Non-Esistenza”


La tensione nell’attesa di una risposta ad un messaggio. Alcune riflessioni dall’articolo di O. Burkeman
Il tempo della “Non-Esistenza”
Un articolo di O. Burkeman, ("Se i vostri messaggi restano senza risposta, rilassatevi") pubblicato su l’Internazionale illustra come la comunicazione digitale abbia modificato la nostra capacità di gestire l’ansia nell’attesa di un messaggio. Ci attendiamo infatti risposte immediate e fino a quando non la riceviamo entriamo in tensione, guardiamo continuamente il cell...eppure un tempo aspettavano giorni per la risposta di una lettera.

Abbiamo forse perso la capacità di gestire questo tipo di frustrazione o è davvero una nuova frustrazione?

Senza dubbio la comunicazione digitale ha modificato i rapporti sociali e le modalità di gestirli ed effettivamente siamo meno in grado di attendere, di viverci gli eventi. E’ vero però che questa ansia richiama al nostro bisogno di conferme, che è un bisogno antico e fondamentale nell’esistenza umana.

Questo bisogno è implicito nella comunicazione umana in ogni sua forma. Dagli studi sulla Pragmatica della Comunicazione apprendiamo che ogni messaggio implica due livelli: un livello di contenuto (ciò che si vuole comunicare) e un livello di relazione (Meta-comunicazione, che definisce la natura della relazione), ed è proprio questa meta-comunicazione il terreno per l’ansia dell’attesa.

Quando comunichiamo, ci aspettiamo una risposta, anche negativa, perché questa è comunque il segno che l’altro ci ha considerato e che riconosce il valore della nostra relazione. L’assenza di una risposta equivale alla DISCONFERMA, al messaggio "Tu non esisti", che è anche alla base di diverse forme di psicopatologia.

Ecco allora che la comunicazione digitale ci ha esposto a questa frustrazione più velocemente. Ricevere la risposta equivale al messaggio "Tu esisti", mentre i minuti che passano nell’attesa diventano il tempo della "non esistenza".

L’articolo si chiude con un’altra importante riflessione sulla trasformazione dei rapporti umani che sembrano andare verso il disimpegno; disimpegno che è figlio della Disconferma.

Un piccolo suggerimento per gestire meglio l'attesa proviamo a non concentrarci solo sulla risposta, ma consideriamo la cornice più ampia che è la relazione per non arrivare subito a conclusioni drastiche e negative (non mi considera, non mi vuole più), cercando anche di ricordare l’altra persona, i suoi impegni, i suoi atteggiamenti, le sue abitudini.


Articolo del:


di Dr.ssa Marzia Dileo

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