Il valore della firma digitale nel processo telematico


La sentenza redatta in formato elettronico dal giudice e da questi sottoscritta con firma digitale non è affetta da nullità
Il valore della firma digitale nel processo telematico
Il nuovo Processo Civile Telematico e le norme tutte enunciate nel Codice dell’Amministrazione Digitale impongono la valutazione di circostanze processuali, talvolta mai affrontate.
In ultimo, il valore della forma digitale apposta ad una sentenza, depositata telematicamente.

La Suprema Corte di Cassazione, infatti, con Sentenza n. 22871 del 2015 affronta la questione, affermando che «la sottoscrizione della sentenza da parte del giudice, costituente requisito della sua esistenza giuridica a norma dell'art. 161, secondo comma, cod. proc. civ., deve essere costituita da un segno grafico che abbia caratteristiche di specificità sufficienti e possa quindi svolgere funzioni identitarie e di riferibilità soggettiva, pur nella sua eventuale illeggibilità (la quale non inficia la idoneità della sottoscrizione se sussistono adeguati elementi per il collegamento del segno grafico con un'indicazione nominativa contenuta nell'atto)» (Cass. n. 7928/00, n. 7713/02, n. 11471/03, n. 28281/11).

A ben vedere, riferimento normativo sul punto è l'art. 4 del decreto legge n. 193 del 2009, convertito nella legge n. 24 del 2010, intitolato «misure urgenti per la digitalizzazione della giustizia» che ha esteso al processo civile i principi previsti dal decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82 e successive modificazioni (codice dell'amministrazione digitale) in cui si disciplina la firma elettronica nelle varie tipologie compresa la firma digitale, unica a rendere possibile l’inserimento del provvedimento nel fascicolo giudiziale. La Corte, infatti, afferma che "In caso di mancanza di firma digitale, il sistema informatico impedisce il deposito elematico del documento e comunque non potrebbe generare la copia recante i segni grafici attestanti la presenza di una firma digitale (coccarda e stringa)".

In conclusione la Suprema Corte di Cassazione enuncia il seguente principio di diritto "la sentenza redatta in formato elettronico dal giudice e da questi sottoscritta con firma digitale ai sensi dell'art. 15 del D.M. 21 febbraio 2011 n. 44, non è affetta da nullità per mancanza di sottoscrizione, sia perché sono garantite l'identificabilità dell'autore, l'integrità del documento e l'immodificabilità del provvedimento (se non dal suo autore), sia perché la firma digitale è equiparata, quanto agli effetti, alla sottoscrizione autografa in forza dei principi contenuti nel decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82 e succ. mod., applicabili anche al processo civile, per quanto disposto dall'art. 4 del d.l. 29 dicembre 2009 n. 193, convertito nella legge 22 febbraio 2010 n. 24".

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di Avv. Maria Augusto

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