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Illegitima interruzione servizio di connettività


L’arbitraria interruzione del servizio di connettività determina un danno non patrimoniale risarcibile e liquidabile dal Giudice in via equitativa
Illegitima interruzione servizio di connettività
IL CASO
Un utente/consumatore aderiva ad un contratto, della durata di un anno, per la fornitura, da parte di una nota Compagnia telefonica, del servizio di connettività ad internet; dopo un paio di mesi dall’attivazione, per un mero disguido (una presunta fattura insoluta) e senza preavviso alcuno, la società fornitrice interrompeva l’erogazione del servizio. L’utente invitava e diffidava quest’ultima all’immediata riattivazione della connessione ad internet ma tali solleciti rimanevano privi di riscontro. Seguiva il tentativo obbligatorio di conciliazione dinanzi all’organismo all’uopo istituito presso la Camera di Commercio il quale si concludeva con la mancata adesione del gestore; l’utente era costretto ad agire innanzi al Giudice di Pace territorialmente competente per ottenere il risarcimento dei danni subiti. All’esito della causa, il Giudice adito, accertato l’inadempimento della società convenuta, condannava quest’ultima a corrispondere in favore dell’attore l’indennizzo previsto dalla Carta dei servizi per la sospensione e/o interruzione del servizio, nonché a risarcire il danno non patrimoniale cagionato all’utente, liquidato in via equitativa (sentenza Giudice di Pace di Maglie del 22.03.2018 n.164/2018).

Le Compagnie telefoniche, molto spesso, per meri disguidi e/o per mancanza di comunicazione tra i propri uffici, procedono all’arbitraria interruzione dei servizi di telefonia e/o di connettività in danno dell’utente/consumatore.

Come noto, il contratto di utenza telefonica è un contratto a prestazioni corrispettive e, nello specifico, un contratto di somministrazione continuata e, pertanto, l’interruzione del servizio, imputabile al gestore, costituisce un inadempimento contrattuale che fa sorgere in capo all’utente il diritto ad agire per ottenere l’esecuzione dell’obbligazione non adempiuta oppure la risoluzione del contratto, salvo in ogni caso il diritto al risarcimento del danno.

In sede giudiziale, ai sensi degli artt. 2697 e 1218 c.c., incombe sull’utente l’onere di provare la fonte dell’obbligo che si assume inadempiuto (il contratto) ed allegare l’inadempimento, anche inesatto, nonché allegare e provare il danno ed il nesso causale; incombe, invece, sul debitore allegare e provare di avere esattamente adempiuto o di non aver potuto adempiere per causa a sé non imputabile.

Nel caso concreto, il Giudice di Pace adito, accertato l’inadempimento, ha condannato la Compagnia telefonica al pagamento, in favore dell’utente, degli indennizzi previsti dalla Carta dei servizi per ogni specifico inadempimento ed altresì al risarcimento del danno non patrimoniale subito dal medesimo.

Con specifico riguardo al danno non patrimoniale, nella sentenza citata, è stato osservato che, "secondo i più recenti orientamenti dottrinari e giurisprudenziali, una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c. ha aperto la strada alla risarcibilità dei danni non patrimoniali, derivanti dalla lesione di interessi di rango costituzionale inerenti alla persona che, pur non avendo una valutazione economica, possono condurre ad un pregiudizio nella quotidianità di un soggetto ... Non vi è dubbio che all’istante sia derivato un danno ingiusto in conseguenza dell’inadempimento contrattuale della società convenuta e del comportamento dalla stessa tenuto che, dimostrando indifferenza, non ha inteso fornire alcun riscontro alle richieste e solleciti, determinando così nell’utente uno stato di stress, di ansia, anche in relazione ai disagi affrontati per sollecitare la società ad adempiere, in aggiunta al disagio derivante dal mancato godimento del servizio in oggetto, tutte sensazioni spiacevoli che sono andate ad incidere negativamente per diversi mesi sulla qualità della vita dell’utente stesso".
Il Giudice di Pace, dunque, accertata l’esistenza ontologica di detti pregiudizi, ha riconosciuto in favore dell’utente il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale, liquidandolo ai sensi dell’art. 1226 c.c., attesa l’oggettiva difficoltà di dimostrarne il preciso ammontare.

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