Illegittima applicazione dei tassi interessi debitori


Tassi di interesse debitori,
variazione in peius,
mancata pattuizione
Illegittima applicazione dei tassi interessi debitori
Qualora la Banca nel corso dei rapporti col cliente abbia applicato tassi di interesse debitori ultralegali in assenza di specifica pattuizione scritta, contravviene alla norma di cui all’art.1284 3° comma c.c. secondo cui "gli interessi superiori alla misura legale devono essere determinati per iscritto; altrimenti sono dovuti nella misura legale". Nel contesto generale di prescrizione della forma scritta per i contratti bancari (art.3), l´art.4 della legge n.154/92 prevede al 1° comma che "i contratti devono indicare il tasso di interesse e ogni altro prezzo e condizioni praticati, inclusi, nei contratti di credito, gli eventuali maggiori oneri in caso di mora" e specifica, al 3° comma, che "le clausole contrattuali di rinvio agli usi sono nulle e si considerano non apposte".
In caso di nullità delle pattuizioni sui tassi di interesse, l’art. 5 L.154/92 prevede l’applicazione del tasso nominale minimo e quello massimo, rispettivamente per le operazioni attive e passive, dei BOT annuali o di altri titoli similari eventualmente indicati dal Ministro del Tesoro, emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto. Tale contenuto normativo è stato poi recepito dall’art.117 del D. Lgs. 1-9-1993 n.385 (Testo Unico delle Leggi in materia bancaria e creditizia, cd. T.U.B.), il cui art.161, sesto comma, ha sostituito la disposizione in esame, disposizione la cui applicazione retroattiva è stata riconosciuta con sentenza della Corte di Cassazione n.204/1997.

Il tasso di interesse, dunque, dev’essere specificato per iscritto in modo chiaro e determinato o, comunque, inequivocabilmente determinabile, anche in ottemperanza al disposto dell’art. 1346 c.c. In proposito, la Suprema Corte ha precisato che "il requisito della forma scritta per la stipulazione di interessi in misura ultralegale è soddisfatto quando le parti, pur non indicando espressamente in cifre tale misura, si richiamino per iscritto a criteri prestabiliti e ad elementi estrinseci, univoci ed obiettivamente individuabili, che consentano la concreta determinazione del tasso convenzionale" (Cass. Civ., Sez.I, 28-3-2002, n.4490; v. anche Cass. Civ., Sez.I, 23-6-1998, n. 6247); chiarendo, altresì, che "non rispondeva a tali requisiti ed era nulla (nel regime anteriore alla legge sulla trasparenza e al testo unico bancario) la clausola che si limitasse a fare riferimento alle condizioni usualmente praticate dalle aziende di credito sulla piazza; né poteva sopperire alla genericità di tale clausola l´eventuale presenza di accordi di cartello in ambito nazionale, accordi che, costituendo violazione della normativa antimonopolistica, avrebbero introdotto ulteriori elementi di invalidità della medesima" (idem).

Parimenti da sanzionare con la dichiarazione di nullità ed inefficacia è l’esercizio da parte della banca del cd. "ius variandi in peius", rispetto al correntista, ossia la possibilità per le banche di variare unilateralmente nel corso del rapporto in senso sfavorevole al cliente il tasso di interesse ed ogni altro prezzo e condizione, in assenza di una clausola espressamente indicata nel contratto e specificamente approvata per iscritto, legittimante l’esercizio dello ius variandi ed esplicitante in maniera sufficiente, oggettiva e certa, i criteri per la determinabilità del tasso applicato poi al rapporto (art.4 comma 2 L.154/92 e art.117 comma 5 T.U.B.).
La violazione del T.U.B. si ravvisa, altresì, in relazione all'art.118, nella formulazione conseguente alla modifica introdotta con l'art. 10 della L.248/2006, che nel disciplinare la modifica unilaterale delle condizioni contrattuali presuppone la sussistenza di un giustificato motivo nel rispetto di quanto previsto dall'art.1341, comma 2, c.c., impone determinate forme di comunicazione ("qualunque modifica unilaterale delle condizioni contrattuali deve essere comunicata per iscritto al cliente secondo modalità contenenti in modo evidenziato la formula "Proposta di modifica unilaterale del contratto" con preavviso minimo di trenta giorni, in forma scritta o mediante altro supporto durevole preventivamente accettato dal cliente"), sanzionando con la inefficacia le variazioni contrattuali sfavorevoli al cliente per le quali non siano osservate le prescrizioni dell'articolo in commento.

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di Avv. Edoardo Cappellini

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