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Illegittimo il recesso dal CCNL dopo l'uscita da Confindustria


E' illegittimo il recesso dal contratto collettivo nazionale da parte del datore di lavoro che esce da Confindustria
Illegittimo il recesso dal CCNL dopo l'uscita da Confindustria

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 21537/2019, ha avuto modo di ribadire il principio secondo cui al singolo datore di lavoro che abbia cessato di aderire al sistema confindustriale non è consentito effettuare disdetta dal Contratto Collettivo siglato dalle associazioni stipulanti, fino alla sua naturale scadenza.

La vicenda vede coinvolti la società FCA e l'associazione sindacale FILCTEM CGIL, in una controversia afferente, da un lato, l'accertamento dell'eventuale carattere antisindacale della condotta della società, consistita nel non aver informato ed interpellato il predetto sindacato in merito alle trattative sfociate nell'accordo 31.12.2011, e dall'altro, soprattutto, le conseguenze derivanti dal fatto che la società datrice avesse stipulato in proprio un nuovo contratto collettivo con associazioni sindacali diverse dalla ricorrente a seguito della fuoriuscita dal sistema Confindustria.

Con riferimento segnatamente al secondo punto, la questione ha ricevuto le attenzioni mediatiche in ragione dell'importanza delle parti coinvolte nel processo e della circostanza che si è resa necessaria addirittura la proposizione del ricorso davanti alla Suprema Corte da parte del sindacato, posto che, nei primi due gradi di giudizio, i giudici di merito non avevano accolto le ragioni dei lavoratori.

Infatti, la Corte d'Appello di Torino aveva statuito la legittimità della stipula del nuovo Contratto Collettivo, senza però previamente accertare se fosse lecito il precedente recesso operato dalla società, che aveva dato per scontata la possibilità di svincolarsi dal contratto collettivo una volta cessata l'adesione a Confindustria.

Al termine dell'esame dei motivi di gravame, la Corte di Cassazione ha statuito che, quantunque in astratto possa ritenersi lecita la stipula del nuovo contratto collettivo con sindacati diversi da quello ricorrente, nonché la possibile e conseguente estensione delle relative condizioni ai lavoratori CGIL, in realtà, nel caso di specie, il meccanismo non potrebbe operare proprio a causa dell'illegittimità della disdetta di parte datoriale, che invece è tenuta a onorare l'osservanza del primo contratto collettivo fino alla sua naturale scadenza, a nulla rilevando né un'eventuale eccessiva onerosità sopravvenuta, né il fatto che abbia cessato di aderire al sistema confindustriale.

In tal modo si è ribadito il principio già espresso con sentenza n. 24575/2013, ripreso nel corpo della sentenza, alla stregua del quale “Nel contratto collettivo di lavoro la possibilità di disdetta spetta unicamente alle parti stipulanti, ossia alle associazioni sindacali e datoriali che di norma provvedono anche a disciplinare le conseguenze della disdetta”.

A tale principio, unitamente a quanto altresì statuito in sentenza, dovrà attenersi ora la Corte d'Appello di Torino in sede di rinvio.

 

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