Immissioni illecite e danno alla salute


Cassazione Civile: le immissioni rumorose possono considerarsi illecite anche quando non è superato il limite di accettabilità in materia di inquinamento acustico e ambientale
Immissioni illecite e danno alla salute
L'Art. 844 c.c. prescrive che " il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti, e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi". Il secondo comma della medesima disposizione precisa poi che nell'applicare la norma dettata dal primo comma "l'Autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze con le ragioni della proprietà, potendo tenere conto della priorità di un determinato uso".
Dunque il giudice è chiamato ad accertare concretamente e fattivamente la dedotta intollerabilità delle immissioni compiendo una valutazione concreta tra i contrastanti diritti dei proprietari dei fondi oggetto di controversia, tenendo conto in particolare della condizione dei luoghi, dell'entità delle immissioni, della causa delle immissioni, delle necessità quotidiane e civili e della priorità dell'uso. A tal proposito la Suprema Corte con sentenza n. 8420/2006 ha affermato la necessità di un'interpretazione estensiva della norma in relazione al fattore salute ex art. 32 della Carta Costituzionale. Non vi è dubbio che tale orientamento giurisprudenziale sia connesso all'art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell'uomo, articolo che tutela precipuamente il diritto della persona al rispetto della propria vita privata e familiare, non solo da aggressioni fisiche ma anche da rumori, emissioni, odori o altre forme di interferenza che impediscano di godere le amenità della sua residenza. La giurisprudenza della Cassazione ha altresì ritenuto inadeguata l'interpretazione dell'art. 844 c.c. che va a limitare la tutela del soggetto ai soli pregiudizi recati alla proprietà: in effetti la Suprema Corte a Sezioni Unite con Sentenza n. 10186/1998 ha affermato che l'azione esperita dal proprietario del fondo danneggiato per conseguire l'eliminazione delle cause di immissioni, rientra tra le azioni negatorie e non inibitorie poichè è volta a far accertare l'illeggitimità delle immissioni e il compimento delle modifiche strutturali del bene al fine di farle cessare.
Orbene l'art. 844 c.c. ha la funzione non solo di negare le emissioni e l'illiceità delle stesse ma soprattutto di inibire e dunque di impedire la prosecuzione dell'illiceità attraverso la prosecuzione dell'azione inibitoria, salvo il cumulo con l'azione per la responsabilità aquiliana ex art. 2043 c.c. nonchè la domanda di risarcimento del danno in forma specifica ex art. 2058 c.c. Le immissioni ovviamente cagionano anche un danno a chi le ha subite, appunto in via generale, come già affermato ex art. 2043 c.c., trattandosi di un fatto illecito, "per ottenere il risarcimento del pregiudizio di natura personale che sia derivato dalle immissioni stesse". La Cassazione Civile Sez. II, con sentenza n. 939/2011 ha stabilito che nei rapporti di vicinato, le immissioni rumorose possono considerarsi illecite anche quando non è superato il limite di accettabilità in materia di inquinamento acustico e ambientale. Secondo i giudici di Piazza Cavour le immissioni sonore sono da considerarsi illecite se superano i limiti stabiliti, le modalità di rilevamento dei rumori e i limiti massimi di tollerabilità. Tuttavia anche l'eventuale rispetto dei limiti non è di per sè sufficiente a far considerare tollerabili le immissioni, poichè tale giudizio sulla tollerabilità deve essere unicamente espresso dal giudice alla stregua dei principi previsti dall'art. 844 c.c. attraverso perizie tecniche e altri mezzi di prova necessari per dimostrare l'intollerabilità delle stesse. Al riguardo il ruolo dei testimoni nell'accertamento del superamento del limite di tollerabilità viene riconosciuto dal giudice all'esito di uno scrupoloso accertamento peritale, in effetti al CTU nominato viene richiesto specificatamente di impiegare apposita strumentazione per rilevare se le immissioni rumorose indesiderate superino di una certa soglia di decibel il limite rappresentato dal rumore di fondo, in riferimento ai testimoni la Corte di Cassazione ha affermato un principio di novità importante con sentenza numero 2864/2016: il Giudice dovrà obbligatoriamente dare valore e rilevanza decisiva di prova anche alle sole dichiarazioni testimoniali, soprattutto in relazione agli orari, alle modalità e alle caratteristiche delle immissioni, spettando poi al giudice valutare l'attendibilità e la congruità delle dichiarazioni rese rispetto al thema probandum.

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di Studio legale Tomassi

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