IMU agricola. Il corretto valore imponibile


In alcuni casi la destinazione reale dei terreni non coincide con i dati catastali impiegati nel calcolo dell’imposta
IMU agricola. Il corretto valore imponibile
Può accadere che il valore ufficiale dei terreni soggetti ad IMU, ricavato dalla visura catastale, sia superiore al valore calcolato sulla base dell’effettivo utilizzo degli appezzamenti. Ecco che ci si troverebbe a versare un’imposta corretta dal punto di vista formale ma non rispondente al criterio di equità poiché superiore al dovuto.

Per il contribuente si impone quindi la necessità di compiere una verifica delle effettive colture presenti sui propri terreni ed eventualmente chiedere l’aggiornamento dei dati catastali. Le pubbliche amministrazioni, impegnate nella titanica impresa di far quadrare bilanci sempre più esangui, difficilmente avranno qualche attenzione per questo argomento che potrebbe apparire loro di scarsa rilevanza. Il cerino resterà così nelle mani del contribuente per il quale tali questioni sono tutt’altro che insignificanti.

A seguito della entrata in vigore del Decreto Legge n. 4 del 2015 sono stati assoggettati all’Imposta Municipale Propria (IMU) anche i terreni a destinazione agricola situati in comuni non montani individuati secondo l’elenco predisposto dall’Istat. Il provvedimento interessa, senza esclusione, tutti i terreni agricoli, anche a non elevata redditività, che fino ad ora erano esenti dall’imposizione fiscale.

Il valore imponibile dei terreni si calcola in base al Reddito Dominicale, un dato stabilito dal Catasto che si riferisce al reddito spettante al proprietario dell’immobile. Il Reddito Dominicale varia in base alla coltura che caratterizza il terreno: per esempio un appezzamento destinato alla semina avrà un reddito dominicale superiore ad un altro destinato a prato oppure a bosco e così via. Il valore del Reddito Dominicale è quindi determinato, per la maggior parte, dal tipo di coltura che si pratica nel singolo appezzamento.

L’attribuzione del tipo di coltura ai singoli appezzamenti fu eseguita in sede di formazione del Catasto Terreni ossia in un periodo che va dal 1890 circa agli anni ’50 del secolo scorso, a seconda delle Regioni. In tempi recenti le variazioni colturali eseguite periodicamente dall’Agea, Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, hanno corretto parzialmente le incongruenze, anche se molti terreni non sono stati interessati dalle modifiche.

Non è infrequente che, a seguito di frane e dissesti oppure per l’abbandono delle campagne, intervenuti nel corso dei decenni, quello che prima era un campo destinato alla semina oggi risulta tale solo per una parte mentre il resto è diventato una macchia incolta di arbusti oppure un bosco.

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di Stefano Rotelli

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